Gattuso game over, ma c’è una stagione da portare a termine. Per il futuro della panchina rossonera solo due opzioni

28.04.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Gattuso game over, ma c’è una stagione da portare a termine. Per il futuro della panchina rossonera solo due opzioni

Nessuno manchi di rispetto a Gennaro Gattuso. Lo scrivo subito, a scanso di equivoci, perchè poi nello sviluppo dell’editoriale esprimerò i miei dubbi sul suo operato. Rino resta una delle persone più oneste, corrette, ammirevoli e degne di stima viste alla guida del Milan negli ultimi anni. Ascoltarlo nella conferenza stampa prepartita con il Toro esprimere tutta la propria delusione - verso se stesso, non nei confronti dei giocatori - per non essere riuscito ad entrare nella testa dei suoi ragazzi, non essere stato capace di ribaltare questa situazione di ignavia che sembra aver paralizzato tutti i calciatori rossoneri, è un gesto che merita l’onore al merito.
E leggere bestialità - perchè non possono essere definite altrimenti - come quelle che popolano i social network secondo cui Rino Gattuso starebbe portando avanti un folle progetto anti-Milan, scegliendo formazioni cervellotiche per puro autolesionismo, è del tutto intollerabile.
Premesso questo, ha perfettamente ragione il mister quando afferma che la squadra è spenta, senza più un’anima. E forse proprio per questo è il caso di entrare un po’ più nelle pieghe di un rapporto, quello tra Milan e l’allenatore calabrese, arrivato ormai al capolinea. Con o senza Champions.
Malgrado ancora titolare del quarto posto in classifica, la grandissima maggioranza della tifoseria rossonera ha ormai individuato in Gattuso il principale responsabile di una stagione contrassegnata da troppe partite giocate malissimo, troppe battute d’arresto anche al cospetto di avversari tutt’altro che irresistibili, troppi passaggi a vuoto, troppi giocatori calati inspiegabilmente di rendimento rispetto alle loro precedenti stagioni. Tutte cose che - oggettivamente - non possono non essere imputabili alla guida tecnica.
La verità sacrosanta è che Gattuso ha avuto il merito di risollevare il Milan da un momento bruttissimo nelle ultime settimane del 2018, caratterizzate dal caso Higuain e da una raffica di risultati imbarazzanti da parte dei rossoneri, ricompattando una squadra segnata da polemiche e figuracce varie. Ma è altrettanto innegabile che poi non ha saputo dare continuità al momento magico milanista coinciso con le cinque vittorie consecutive fra febbraio e marzo. Evidenziando tra l’altro tutti i limiti di una guida tecnica votata al "primo non prenderle…e poi vediamo se lì davanti succede qualcosa”.
Un atteggiamento che ha procurato dividendi fin quando la difesa ha tenuto e Piatek è riuscito a trasformare in oro tutto quello che gli veniva messo sui piedi, ma che poi ha inevitabilmente mostrato tutti i suoi limiti. Il Milan di oggi è una squadra impaurita.
Ossessionati dalle ansie e dai timori dell'allenatore, i calciatori rossoneri appaiono come ragazzini tremebondi mandati allo sbaraglio senza nè arte nè parte. Non si spiegano altrimenti le vagonate di errori tecnici da matita blu che i vari Suso, Castillejo, Bakayoko, Calhanoglu, Musacchio etc. etc. sfornano senza soluzione di continuità da qualche partita a questa parte.
Ad aggravare la posizione dell’allenatore anche disattenzioni tattiche imperdonabili. Il gol preso contro la Lazio nella semifinale di Coppa Italia, nato da azione di calcio d’angolo per il Milan, già da solo sarebbe meritevole di esonero immediato, vista l’inettitudine della squadra nel gestire situazioni che si insegnano fin da bambini nelle scuole calcio. Se pensiamo che non è la prima volta - un gol simile il Milan l’aveva già preso un paio di settimane fa nel match casalingo con l’Udinese costato ai rossoneri due punti preziosi - ce n’è in abbondanza per considerare finito il tempo del tecnico calabrese a Milanello.
In caso di malaugurato fallimento del traguardo Champions, oggi pare solo una la possibile opzione in grado di restituire il sorriso al popolo rossonero. Il nome in questione è quello di Gian Piero Gasperini (Atalanta permettendo, naturalmente), deus ex machina di una tra le squadre più ammirate in Italia e all’estero per la qualità del gioco e la capacità di lottare ad armi pari anche con avversari ben più ricchi economicamente e tecnicamente. Quello stesso Gasperini che oggi appare come uno dei concorrenti più agguerriti del Milan nella corsa ad un posto Champions.
Logico immaginare perchè la soluzione Gasp sia la più idonea per i rossoneri senza Champions. Innanzitutto perchè i mancati introiti dall’Uefa costringerebbero Gazidis a chiudere i rubinetti e Leonardo ad un mercato più di cessioni che di grandi acquisti. Di conseguenza a disposizione del futuro allenatore del Milan verrebbe messa a disposizione una squadra piena di giovani, ancor più di quella attuale, e sappiamo quanto il tecnico dell'Atalanta sia un mago nella gestione e nella crescita di potenziali talenti. In più a Milanello l'uomo di Grugliasco ritroverebbe tre suoi vecchi pupilli, Andrea Conti, Mattia Caldara e Franck Kessiè, tutti pagati a caro prezzo dal club di via Aldo Rossi, ma attualmente bisognosi di un rilancio morale oltre che tecnico. E dulcis in fundo la motivazione più importante: con Gasperini finalmente i tifosi rossoneri potrebbero tornare ad applaudire un Milan capace di esprimere un bel gioco.
Tutte considerazioni che andrebbero annullate in caso di conquista del quarto posto da parte di Romagnoli & compagni. Di nuovo lanciato nell’olimpo delle grandi, il Milan avrebbe comunque bisogno di un cambio di guida tecnica, ma a quel punto forse sarebbe più logico puntare su un allenatore con maggiore esperienza internazionale. Tornare quindi a bussare a casa Conte. E farlo in fretta, prima che sia troppo tardi.