Gattuso, la “cazzimma” e l’arte della persuasione. E poi ci sono gli arbitri…

10.02.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Gattuso, la “cazzimma” e l’arte della persuasione. E poi ci sono gli arbitri…

La partita contro la Roma era stata definita uno snodo fondamentale della stagione, alla fine potrebbe diventarlo sul serio soprattutto per quanto riguarda il futuro di Gennaro Gattuso. Premetto che sono sempre stato uno dei più strenui difensori del tecnico calabrese, anche nei momenti più bui, come la fine dell’anno 2018, condizionata dai mortificanti pareggi contro Bologna e Frosinone e dalla sconfitta interna contro la Fiorentina. Non ho mai smesso di riconoscere all’allenatore calabrese grandi meriti nella capacità di tenere unito un gruppo flagellato da infortuni, rivoluzioni societarie, mercato condizionato dal fairplay finanziario, mal di pancia di presunti fuoriclasse etc. etc.
Se oggi il Milan è un blocco monolitico, plasmato con pazienza e competenza, è tutto merito dello staff tecnico. E i risultati - vedi ad esempio la fase difensiva messa in mostra nelle prime partite del 2019 - sono lì a certificarlo.
Tralasciando la questione, pure delicata, della lettura del match a gara in corso e la conseguente gestione dei cambi (anche contro la Roma Gattuso non è stato immune da critiche), contro i giallorossi è apparso evidente un passo indietro del Milan, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza. L’opportunità era ghiotta: staccare le inseguitrici e tentare addirittura l'aggancio al terzo posto dell’Inter, e invece alla fine è rimasta solo l’insoddisfazione per l'ennesima opportunità sprecata. Eppure l’allenatore rossonero si è detto soddisfatto di quanto messo in mostra dei suoi ragazzi, contento di aver visto «il Milan giocare la partita che avevamo preparato».
Insomma una squadra come la Roma, reduce da 7 gol incassati in settimana, nel ben mezzo di una crisi conclamata, vittima della contestazione dei propri tifosi e vulnerabile oltre misura dal punto di vista psicologico, che quindi doveva essere attaccata con veemenza - a maggior ragione dopo il vantaggio di Piatek - per spingerla ancora più a fondo nel baratro delle proprie insicurezze, è stata affrontata in maniera così timida per una precisa scelta tecnica?
Il dubbio resta, specialmente dopo aver ascoltato la spiegazione del tecnico: «La Roma è una squadra importante e bisogna rispettarla».
Tutto giusto, però il rispetto è una cosa, l’arrendevolezza un’altra. Una squadra prestigiosa e dalle grandi ambizioni come il Milan, partite come quella contro la Roma deve aggredirle e vincerle con fiero cipiglio, non aspettarle accontentandosi di un pareggiotto. E meno male che domenica scorsa c’era un Donnarumma tornato agli antichi splendori, perchè è solo grazie a lui che il Milan è uscito imbattuto dall’Olimpico, altrimenti oggi Gattuso avrebbe da spiegarci meglio il senso di una partita preparata in questo modo.
All’allenatore rossonero riconosciamo tutti meriti importanti, ma così come il mister è stato prezioso nel compattare un gruppo di calciatori rendendolo una “squadra”, come sottolineato anche da Scaroni in settimana, oggi Gattuso è chiamato ad un’ulteriore missione: convincere i suoi ragazzi che per indossare la maglia rossonera non basta fare il compitino, il Milan è un top club a livello mondiale e deve tornare ad essere ammirato e rispettato anche in Champions. Ai calciatori milanisti oggi occorre inculcare un po’ di sana “cazzimma” per mettere in soggezione gli avversari, anche quelli sulla carta allo stesso livello o addirittura più forti. E questo è un compito che spetta al tecnico. Solo così il traguardo del quarto posto potrà essere raggiunto.

Sempre che nel frattempo si riesca a mettere un freno al trend discutibile preso dagli arbitri nei confronti del Milan. La tifoseria rossonera, sempre più compatta, invoca a gran voce un intervento politico della società perchè questo fastidioso ed urticante andazzo cambi in fretta. Una gestione dei cartellini non sempre omogenea, anzi a dirla tutta piuttosto cervellotica (vedi trasferte di Bologna e Genova con i rossoblu), poi il discutibile arbitraggio di Banti a Jedda, per la Supercoppa italiana contro la Juventus, quindi la classica goccia che fa traboccare il vaso, l’ennesima performance stellare di Maresca, chiamato di nuovo a dirigere il Milan nello spareggio Champions contro la Roma, durante il quale nega un rigore solare per fallo di Kolarov su Suso, ammonisce Kessiè con l’ivoriano che subisce il fallo anzichè commetterlo e per giunta grazia il romanista Pellegrini meritevole di un secondo giallo e quindi dell’espulsione. Da Casa Milan nessuno, anche stavolta, ha alzato la voce per farsi sentire. Eppure l’insofferenza del popolo milanista continua a montare. La verità è che sono ormai troppe settimane che il sapore che resta in bocca ai tifosi milanisti a fine partita è quello sgradevole e nauseante del torto subito. Ed è ora di farlo presente. Scaroni, Gazidis, Leonardo, Maldini, di chiunque si tratti, è il caso di iniziare a sottolineare educatamente che così non si può andare avanti. L’atteggiamento cavalleresco di Gattuso dopo Roma-Milan («Va bene così») è apprezzabile, ma porgendo sempre l'altra guancia si va in Paradiso, non in Champions.