Gattuso: tocca alla squadra San Siro: tre piani pronti Kessie-Biglia e i nostri panni sporchi

30.03.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Gattuso: tocca alla squadra San Siro: tre piani pronti Kessie-Biglia e i nostri panni sporchi

Sampdoria-Milan come Milan-Spal. Il grande cuore di Rino ha voluto caricare su di sè la forza e la portata della vigilia. La squadra sa di dover dare tutto a Marassi per il proprio allenatore, che mette gli obiettivi del gruppo e la compattezza del gruppo ben davanti alle proprie questioni personali. Che poi anche Gattuso, come tutti gli allenatori delle grandi squadre di questo campionato ad eccezione di Carlo Ancelotti, debba affrontare con la società i temi di fine stagione, può apparire probabilmente come una novità all'esterno. Ma non certamente agli occhi di chi conosce bene l'istintività e la profondità di Gattuso. In campo da uomini a Genova allora, con la difesa del quarto posto sopra ogni cosa: questo e solo questo, questo e sempre questo, deve essere il mantra dei giocatori milanisti dopo la conferenza stampa della vigilia. Con il supporto di una società che c'è, è forte, è presente, è strutturata ed è pronta ad affrontare tutte le evenienze della stagione.

Abbiamo assistito con interesse e partecipazione al dibattito su San Siro. Ed è assolutamente normale che la reazione delle anime più belle dello sport milanese sia stata accorata, colpita, per certi versi sdegnata. Se ad una città che fa della Storia nel calcio la sua bandiera fai filtrare che viene abbattuto San Siro e poi il resto di vedrà, è normale che ci siano grida di dolore, interventi accorate, lacrime anche senza sangue. Ma l'onda social si è formata su una forzatura. Non è scritto da nessuna parte che finisca così. Per ogni cosa di buon senso e in buona fede detta e pensata in questi giorni, c'è il relativo piano. Si vuole la ristrutturazione finale e definitiva di San Siro? C'è il piano. Si pensa che sia meglio, come a New York, abbattere e San Siro, e costruire l'astronave di Milan e Inter? C'è il piano. Si ritiene a tutto tondo che la cosa giusta sia lasciare San Siro come stadio degli eventi, come stadio monumento e generare uno stadio a testa fra il popolo rossonero e quello nerazzurro? C'è un piano anche per questo. Ma il cuore della Milano con il cuore e il pallone in mano non deve ragionare e vivere solo sulla gomma da masticare che le è stata consegnata: Oddio, abbattono San Siro. Potremmo fare mille confronti con altre città europee e citare mille particolari su uno stadio milanese che è diventato la Scala del calcio pur non essendo mai stato solo rose e fiori, ma ci rendiamo perfettamente conto che sarebbe spazio sprecato. Qualsiasi tesi contraria ai custodi della memoria storica di San Siro, in questo momento, sarebbe solo ed esclusivamente perdente. Per il semplice motivo che nessuno conosce ancora il vero, reale, progetto di Milan e Inter. Quando sarà svelato in tutta la sua forza e con tutti i suoi ricavi, molti pareri e molte opinioni cambieranno. Non tutti, ma molti crediamo di sì.

La squadra, la società e l'allenatore hanno messo una pietra sopra all'episodio Kessie-Biglia. Acqua passata, pensa la squadra. Tutto chiarito, pensano il tecnico e i dirigenti. Curiosi i ricami attorno ai vari colloqui e ai vari passaggi di gestione dell'episodio. Nessuno può essersi lamentato della risonanza mediatica da parte della società, perchè la società sull'intera questione non ha detto una sola parola pubblicamente e non ha generato un solo virgolettato. Di cifre e zeri sulla multa è tempo perso metterli, perchè è una questione privata riguardante Kessie e i massimi dirigenti del Milan. Non l'allenatore, che i giocatori li allena e con i giocatori ci lavora ogni giorno. Ai panni sporchi che si lavano in casa, in venti anni di Milan, siamo ampiamente e nettamente abituati. Senza alcun bisogno di chiamare in causa l'Assocalciatori che ha passato il suo giovedì sereno, senza bisogno di alcun passaggio a Casa Milan. E non crediamo, in questo caso di sbagliarci. Avanti Milan.