Gazidis, Leonardo, Gattuso, Di Francesco, mercato, tifosi, ma prima c'è Montella

10.05.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Gazidis, Leonardo, Gattuso, Di Francesco, mercato, tifosi, ma prima c'è Montella

Un rantolo di orgoglio contro il Bologna ha rimesso i rossoneri sui binari che portano in Champions, anche se il vagone di 1a classe si è allontanato. Fin che c'è vita, la speranza va alimentata con la più vigorosa delle prove dopo 2 mesi che hanno buttato a mare il lavoro di un anno e mezzo. Ai 55.000 di lunedì sera (e con il Sassuolo, e con l'Udinese, e quasi sempre nelle partite di San Siro), ai 70.000 con la Lazio (e con la Roma, il Napoli, l'Inter...), termometro dell'amore e della fede incredibile dei milioni di tifosi del club italiano più titolato, vanno date risposte di spessore, svuotando rapidamente la cesta dei rimpianti colma sino all'orlo. Quindi mentre si parla di un sacco di cose che non sono il campo, tutti si ricordino che il primo traguardo, il primo obiettivo è vincere a Firenze.  

Poi sarà il tempo delle risposte della proprietà. Ho già detto come il primo fondo mondiale abbia evidentemente progetti di investimento importanti e onerosi (Champions o non Champions). Tra 20 giorni la scelta ufficiale dell'allenatore ci confermerà le idee che abbiamo sulla gestione e crescita (sportiva) di quei progetti. Viene da ridere leggere e ascoltare come Leonardo e Maldini pensino a uno, Gazidis a un altro e magari Singer a un altro ancora. Sono assolutamente certo che la proprietà abbia consegnato da tempo ai dirigenti un identikit molto dettagliato e preciso sul tecnico che dovrà guidare la squadra. Chiunque egli sia, dovrà rispondere a requisiti inderogabili per cui né Paolo e Leo né i dirigenti stranieri possono avere divergenze di sorta. Sia si tratti ancora di Gattuso o di Di Francesco o di chi pensate che sarà, sono certo che la società lo abbia individuato da tempo con assoluta certezza, convinzione e unità di intenti.

Le delusioni di questi anni sono molte e cocenti. Dagli ultimi anni di Berlusconi all'interregno del corriere cinese fino a Elliott, speranze infrante si sono succedute a ritmo snervante sommandosi proprio al numero degli allenatori via via sedutisi su questa panchina rovente. Gattuso ha fatto il lavoro chirurgico più profondo nell'instillazione di alcuni valori e principi smarriti da tempo. Non in tutti i casi ha funzionato: di Bakayoko questo spogliatoio non ha proprio bisogno e in questa direzione bisogna procedere. In questo senso dà ampie garanzie il lavoro di Leonardo sul mercato, perché in questi anni ha sempre saputo scegliere buoni (ottimi) giocatori e al tempo stesso eccellenti uomini e professionisti (Piatek e Paquetà gli ultimi esempi, a proposito non ho davvero capito perché non sia stata fatta una protesta pubblica più energica dopo la cervellotica espulsione e la squalifica di 3 giornate comminata al brasiliano). 

Non posso chiudere pensando alle straordinare 4 semifinali di Champions cui abbiamo assistito e che hanno esaltato un dibattito che non avrà mai fine: il Liverpool senza Salah e Firmino ha sconvolto i pronostici con l'organizzazione di gioco e la forza mentale, umiliando il Barcellona che aveva vinto 3-0 all'andata basandosi soprattutto sulla grandezza individuale dei suoi interpreti. Il Tottenham ormai seppellito da un Ajax sontuoso all'andata e nel primo tempo del ritorno, è tornato in vita grazie a tutti gli ingredienti delle altre 3 squadre di questa semifinale: doti tecniche, carattere, mentalità, organizzazione, orgoglio. Gli applausi vanno a tutti, distribuiti insieme con le nostre malinconie milaniste.