Giampaolo va bene ma non basta. I ritardi del Milan danno ragione ai dubbi di Gattuso sui progetti futuri

11.06.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Giampaolo va bene ma non basta. I ritardi del Milan danno ragione ai dubbi di Gattuso sui progetti futuri

Un anno fa il fondo Elliott ebbe il grande merito di salvare il Milan dal naufragio economico, e di conseguenza sportivo, e tutti hanno poi riconosciuto l’importanza del provvidenziale intervento del silenzioso mister Singer. Non era colpa sua, quindi, se Leonardo e Maldini avevano incominciato a lavorare in ritardo rispetto alla concorrenza, visto che il passaggio di proprietà era avvenuto quando tutte le altre società erano più avanti con i programmi per la nuova stagione. Quest’anno, però, l’alibi forte del ritardo, per colpe altrui, non regge più e allora non basta far trapelare il nome del successore di Gattuso, perché Giampaolo è sicuramente un ottimo allenatore, ma da solo non basta per rilanciare la squadra rossonera. Chi arriva per la prima volta al Milan, a maggior ragione senza esperienze precedenti in grandi società, ha bisogno di trovare una struttura solida, e possibilmente collaudata, in ogni reparto. Sacchi, per citare il primo allenatore scelto da Berlusconi, non trovò soltanto un grande presidente, un grande amministratore delegato come Galliani e un grande direttore sportivo come Braida. Oltre al miglior staff societario di tutta la storia del Milan, trovò grandi giocatori, dal capitano Baresi ai nuovi acquisti Gullit e Van Basten, già presi dalla società con largo anticipo. E tutti sappiamo come andò a finire. Oggi nessuno pretende che arrivino altri Gullit e Van Basten, ma senza un proprietario che intervenga in prima persona a Milanello o a San Siro, con un amministratore delegato straniero che dopo sei mesi a Milano non ha ancora imparato a parlare in italiano, con Maldini all’esordio in una nuova carriera dirigenziale e altri punti interrogativi legati all’arrivo di Boban e di un nuovo direttore sportivo, Giampaolo rischia di trovarsi troppo solo, esposto ai rischi di brutte figure legati ai risultati.

E’ lecito chiedersi, quindi, che cosa abbia fatto, da dicembre a oggi mister Gazidis, l’unico mai in discussione proprio perché scelto dalla proprietà. E’ vero che dovrebbe occuparsi del marketing e del progetto relativo allo stadio, ma è anche vero che è stato lui a discutere gli aspetti sportivi, visto che ha stoppato l’acquisto di Ibrahimovic entrando in rotta di collisione con Leonardo, prima di puntare su Maldini e Boban. Non si può dire, quindi, che gli sia mancato il tempo per preparare in anticipo un nuovo organigramma per la prossima stagione, come ha fatto Marotta arrivato all’Inter soltanto pochi giorni dopo di lui.

Sicuramente nei prossimi giorni sarà tutto più chiaro e definito, ma intanto siamo arrivati a metà giugno e si continua a parlare più dei nuovi dirigenti che dei nuovi giocatori, gli unici che devono fare la differenza in campo. E allora è facile ripensare ai dubbi di Gattuso, che ha dato le dimissioni non soltanto perché ufficialmente provato da una stagione stressante che non lo faceva più dormire, anche se lo stress fa parte della sua professione, ma soprattutto perché poco convinto dai programmi della nuova società, costretta per colpa delle disastrose gestioni precedenti a rimettere a posto i conti, senza la garanzia di ricreare in tempi brevi un nuovo e davvero grande Milan. E intanto, tra meno di un mese, con o senza Europa League, Giampaolo sarà al lavoro. Già, ma con quale Milan?