Governo, batti un colpo. Il calcio non è un gioco. Ibra: lo spirito è quello giusto

25.04.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Governo, batti un colpo. Il calcio non è un gioco. Ibra: lo spirito è quello giusto

Chi vuol tornare a giocare a calcio "sta giocando" fuori casa. Chi non vede l'ora di riprendere una parvenza di vita attraverso il calcio e grazie al calcio, ha due avversari. Entrambi ben strutturati. Dall'alto e dal basso. In alto c'è il governo che, il calcio, non lo ama. Niente di male. Ogni giudizio e ogni orientamento va rispettato. Ma il nuovo modo di vivere dell'Italia cui tendono i Cinque Stelle non contempla e non gradisce il calcio. E' un governo da cui arriva ogni tipo di messaggio, ma nessuno dei quali è incoraggiante. Il calcio non è una priorità, prima lo sport di base e poi la Serie A, il calcio deve essere visto gratis in tv, nel calcio ci sono troppi soldi. Beh, normale, è la quarta filiera del Paese, il calcio... Ma, sempre rispettando ogni tipo di opinione e di orientamento, questo "vento" è perfettamente in linea con lo sfondo politico dei Cinque Stelle: no alle Olimpiadi di Roma 2020, fuori le pubblicità di betting dal calcio, scherzetto che ha causato un buchino di poco meno di 8 miliardi di euro negli ultimi anni... Non ci amano, pazienza. Ma anche quando non ci si ama, bisogna trovare un modus vivendi, rispettando la laicità e la neutralità reciproca. E attenzione, anche con un minimo di chiarezza. Perchè se la politica continua a non dire se il campionato riprende o meno, le società non sanno se richiamare a tutti gli effetti i giocatori nei ritiri. Perchè lo sanno lassù, vero, che se i giocatori vengono richiamati a disposizione, poi diventa difficile concertare le riduzioni degli stipendi e far respirare i bilanci? 

In ogni caso, vogliamo tornare a giocare. Perchè amiamo lo sport e senza lo sport è tutto più cupo, più uggioso, più involuto. Il popolo delle curve, però, non solo il governo, non è d'accordo. Ci sono i morti, non si gioca. Non ho dormito intere notti per le bare del virus e per le persone care che ne sono state colpite, ma basta intendersi. Ci sono i morti e non si gioca a calcio...ricevuto. Quindi chiuso il calcio, chiusi tutti, ok? Chiuse le aziende, chiusi gli uffici, chiuse le fabbriche. Allora non cantiamo l'inno e non diciamoci che andrà tutto bene, perchè il mondo è finito e non c'è nulla per cui lottare. Tutto chiuso, tutto finito. Se sta chiuso il calcio, perchè il calcio non è un gioco ma è lavoro anche quello, stanno chiusi tutti. Certo che sì, il calcio non significa solo giocare a pallone, significa far lavorare gli operatori tv, gli addetti stadio, i camioncini dello street food fuori dagli stadi, la produzione di magliette, la produzione tv, insomma tutta una filiera di lavoratori, di famiglie, di Pil. La visione romantica del calcio da parte dei tifosi delle curve, che hanno dato l'anima in queste settimane per aiutare anziani, medici, infermieri e persone in difficoltà, è belissima. E' un patrimonio da coltivare con cura. Ma il calcio non è un gioco. E' una enorme azienda che dà lavoro. E ha diritto di sperare di poter ripartite, esattamente come tutte le altre catene industriali del Paese.

E' dunque tutto incerto, tutto in bilico, tutto in sospeso. Come si fa a parlare di Milan e di progetto, se ancora nulla si capisce e nulla si scorge all'orizzonte? L'Ibra parlante di ieri a Stoccolma è esattamente l'Ibra che mi aspettavo. Rispettoso, aperto, costruttivo. Vedremo se finirà con il Milan...vedremo cosa succederà...ci parleremo. Del resto come fa il Milan oggi a sapere quale sarà il proprio progetto, se nemmeno il calcio in generale ha idea di cosa potrà accadere nei prossimi mesi e nelle prossime settimane...Ibra è costruttivo, vuole contribuire, partecipare, essere utile. L'atteggiamento è quello giusto, quello adeguato. Il resto lo capiremo vivendo, ma per vivere bisogna tornare a vivere. Con tanto dolore nel cuore, ma con tanta fiducia nella ripresa. E il calcio è una leva enorme per la ripresa. Con la salute e la sicurezza come priorità, ma una leva gigantesca. Non dimentichiamocelo.