Higuain, Leonardo: a ciascuno i suoi torti, ma attenzione al rapporto causa-effetto. Ora non perdiamo di vista il vero obiettivo del mercato

20.01.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:   articolo letto 64717 volte
© foto di Stefano Montesi
Higuain, Leonardo: a ciascuno i suoi torti, ma attenzione al rapporto causa-effetto. Ora non perdiamo di vista il vero obiettivo del mercato

Sono giorni caldi in casa Milan. La sconfitta in Supercoppa Italia ha fatto male, a maggior ragione per il modo in cui si è materializzata, ma ancor di più fa discutere quanto sta accadendo in via Aldo Rossi dal punto di vista della gestione del club e del mercato. Giorni in cui si addensano le critiche, pesanti, ingombranti, alcune ingenerose, altre del tutto fuori luogo, ma è inevitabile. Quando ad una sconfitta sul campo, seppur maturata in evidenti condizioni di disparità di trattamento arbitrale (ogni riferimento all’operato di Banti è puramente voluto), si aggiunge il fallimento dell'operazione Higuain in rossonero, altra mazzata dal punto di vista dell’immagine, è naturale che tutti si sentano in diritto di accusare chiunque per quanto fatto o non fatto.
Negli ultimi giorni abbiamo letto qualsiasi cosa. C’è chi ha puntato il dito contro la nuova proprietà e lo staff dirigenziale per non aver avuto la forza di opporsi alla volontà del calciatore. Come se fosse bastato dire ad uno come il Pipita «Adesso caro Gonzalo te ne resti buono buono a Milanello senza fare capricci e soprattutto ricomincia a fare 30 gol all’anno». C’è chi invece ha rimproverato alla società di aver assecondato il desiderio dell’argentino di lasciare l'Italia anzichè richiamarlo alle sue responsabilità.
A parte che quando Leonardo l’ha fatto è stato criticato anche per questo, ma cosa doveva fare il Milan, costringere Higuain a restare controvoglia a Milano e giocare come ha fatto - quindi male - per la restante metà della stagione, o magari castigarlo con panchine e tribune punitive dopo aver investito quasi 40 milioni di euro per averlo in squadra? Ma dico, stiamo scherzando?
«Sono venuto al Milan perchè qui mi volevano tutti - le parole dell’attaccante appena sbarcato a Milanello - , mentre alla Juve non avevano più bisogno di me e al Chelsea l’unico che mi voleva era Sarri». Una maniera edulcorata per dire che una volta messo alla porta da Allegri l’unico club disposto ad acquistarlo a quelle cifre è stato quello rossonero. La sensazione è che, se fosse dipeso da lui, il Pipita al Milan non sarebbe mai venuto. Ed infatti la sua insofferenza è apparsa subito lampante fin dalle prime uscite stagionali. La sceneggiata dello scontro diretto con la Juve è stata solo la punta di un iceberg, ma che l’avventura di Higuain a Milano fosse destinata ad avere vita breve è apparso subito chiaro a tutti. Sbracciate, strepiti, richiami ai compagni, ogni passaggio sbagliato, ogni ripartenza abortita, ogni suggerimento non recepito rappresentava l’occasione per dar vita alla sagra di improperi del 9 rossonero. Fin dalle prime giornate di campionato. Segni inequivocabili di un  malessere profondo covato fin nelle viscere dall’attaccante, scacciato dal trono bianconero all’arrivo di Cristiano Ronaldo a Torino. 
Se a tutto questo aggiungiamo i costi per portare il Pipita al Milan, 18 milioni di prestito oneroso, a cui aggiungere 36 di riscatto, e circa 20 milioni lordi l’anno di stipendio lordi a stagione, ecco spiegato perchè il Milan non ha perso l’occasione di spedire l'argentino a Londra appena è stato possibile.
Un’operazione del genere avrebbe avuto una sua logica solo con un Higuain tirato a lucido e pronto a issarsi sulle spalle il peso di una squadra giovane e inesperta, non con un centravanti bolso e ingobbito capace solo di caricare sul groppone dei compagni il peso della loro inadeguatezza. Ecco perchè oggi dico che l’addio dell’argentino potrebbe rivelarsi perfino utile per il Milan: innanzitutto per limitare i costi (in quattro anni Piatek guadagnerà meno di Higuain in una sola stagione) visto che c’è sempre l’Uefa con il fiato sul collo di Gazidis, ma anche per liberare psicologicamente i ragazzi, forse inibiti dalle tante aspettative che la presenza di Higuain imponeva. Restituire in questo modo leggerezza, freschezza, voglia di correre e lottare ad un gruppo che sembrava incupito nelle ultime settimane come il suo presunto condottiero.
E anche la storia del confronto aspro tra il centravanti e il direttore tecnico del Milan Leonardo va ridimensionata. Secondo alcuni è stata l’uscita - effettivamente un po’ sopra le righe - del dirigente brasiliano il giorno della presentazione di Paquetà a convincere l’attaccante a cambiare aria. Quell’invito a pedalare e a prendersi le proprie responsabilità non può però essere visto come la causa dell’abbandono di Higuain, casomai il contrario. Come in ogni rapporto di causa-effetto è fondamentale fare le dovute valutazioni. E in questo caso specifico non è stato lo sfogo di Leonardo la causa scatenante della separazione anticipata, quanto piuttosto è stato l’atteggiamento indolente e la sua voglia malcelata di raggiungere il suo maestro Sarri al Chelsea a provocare la reazione di Leonardo e a mettere Higuain con le spalle al muro. 
Un club blasonato, seppur in difficoltà da qualche anno a questa parte, non può essere in ostaggio delle bizze di un calciatore per quanto forte come il Pipita. Ci si lamenta spesso e volentieri del potere inconsistente di una società che ha smarrito gli antichi splendori, poi però se affronta in maniera energica un proprio tesserato c’è da ridire lo stesso. 

E allora basta lagne, basta piagnistei, basta critiche, voltiamo pagina e cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno. Questo Milan deve essere analizzato in prospettiva: tutti d’accordo sul fatto che la rosa attuale presenti ancora tanti ed evidenti limiti tecnici, ma si tratta di una squadra giovane, con enormi margini di crescita. Ora l'importante è non perdere di vista il vero obiettivo del mercato: puntellare un reparto in emergenza numerica, il centrocampo. Se è vero che basta la squalifica di uno dei titolari per mandare in tilt mister Gattuso, è indispensabile portare subito a Milanello un elemento in grado di offrire il proprio contributo alla causa in termini di qualità e quantità. 
Ripartiamo dai vari Piatek, Djaló, Groeneveld (se arriveranno) e soprattutto dai nostri ragazzi: Romagnoli, Conti, Cutrone, Donnarumma, Calabria, Caldara, Paquetà, Suso, Kessiè. La corsa verso lo scudetto del quarto posto inizia lunedì pomeriggio a Genova, ecco l’obiettivo da non fallire.