I cinque motivi che hanno spinto Gazidis a cambiare Ralf con Pioli. Perché adesso comincia il difficile per Maldini e per lo stesso tecnico

23.07.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
I cinque motivi che hanno spinto Gazidis a cambiare Ralf con Pioli. Perché adesso comincia il difficile per Maldini e per lo stesso tecnico

Proviamo a dare una spiegazione razionale a quello che di rivoluzionario è avvenuto a casa Milan nelle ultime ore con una raccomandazione di rifuggire dalla tentazione di inseguire narrazioni fantasiose. Ivan Gazidis ha cambiato idea e cavallo per il futuro per una serie di motivi, mai resi pubblici, che qui bisogna sintetizzare. Il primo: c’è troppo poco tempo tra la fine della stagione attuale, con il passo della fanfara dei bersaglieri, e l’inizio della prossima; 2) Rangnick, introducendo novità di ogni genere, avrebbe impiegato molto più tempo per imporre le sue idee, sedurre lo spogliatoio e conoscere alla perfezione le trappole del calcio italiano; 3) alcune scelte di questi giorni (tipo il riscatto di Kjaer dal Siviglia e quello prossimo di Rebic dalla Fiorentina) non riscuotevano il consenso del tedesco, deciso tra l’altro a reclamare un ruolo di supervisore di tutto il club; 4) la consapevolezza di non poter realizzare un mercato sontuoso viste le gravi perdite già note (quasi 100 milioni) aggravate dal covid; 5) infine aver conosciuto, finalmente, da vicino l’operato di Pioli frequentando Milanello in modo più costante rispetto a prima quando aveva completamente o quasi delegato il compito e le visite a Carnago a Maldini e Boban.

Se cinque motivi non sono sufficienti, dopo aver cancellato quello di un imminente cambio di assetto societario, forse più convincente può diventare l’ultima riflessione. E cioè aver colto la qualità umana di Stefano Pioli che sul piano della comunicazione è stato semplicemente perfetto nonostante tutte le cronache e le indiscrezioni provenienti dalla Germania e dall’entourage di Rangnick gli facessero vacillare la panchina un giorno sì e l’altro pure. Per fortuna non c’era un contratto firmato e se pure sotto sotto c’è stata da pagare una penale di 2 milioni meglio spendere 2 milioni e conservare l’attuale assetto che perdere la prossima stagione. Adesso però viene il difficile. Per tutti. A cominciare da Maldini dando per scontato che entro qualche giorno darà una risposta ufficiale e solenne alle frasi di Gazidis (“ha un contratto di due anni e mi aspetto resti anche oltre”) per finire a Pioli stesso. La spiegazione è abbastanza semplice. La luna di miele, nel calcio, ha una durata brevissima. E i tifosi, oltre che i critici, fanno presto a dimenticare le lodi di queste settimane e a cogliere in fallo una scelta piuttosto che uno schieramento sballato. Pioli ha riferito al suo “ad” che sa benissimo di cosa ha bisogno il gruppo attuale per migliorare e salire di quotazione nella prossima stagione. Bene. Poi toccherà a Maldini e Massara realizzare il piano che deve comunque restare entro i binari fissati dalla proprietà. Poi c’è da sciogliere i nodi contrattuali a cominciare da quello di Donnarumma (sembra avviato verso una soluzione positiva) per finire a quello di Ibra che ha raccolto l’adesione convinta del tecnico ma deve vincere le resistenze di Elliott in materia di dimensioni economiche dello stipendio. Il clima di recuperata unità è un grande carburante per tornare a recitare e meglio del passato recente, il ruolo impegnativo del Milan nel calcio italiano. Bisognerebbe aggiungere anche un altro tassello: crescere anche a livello politico. Serve come dimostra l’esperienza del passato.