I grandi meriti di Gattuso e del suo staff: tutti uniti e nessuno che rema per conto suo. Higuain, visto Piatek come si muove e non si lamenta? Paquetà e i segnali del predestinato

18.02.2019 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
I grandi meriti di Gattuso e del suo staff: tutti uniti e nessuno che rema per conto suo. Higuain, visto Piatek come si muove e non si lamenta? Paquetà e i segnali del predestinato

Rino Gattuso non è uno che si prende meriti. Non lo faceva da giocatore e non lo fa nemmeno da allenatore, distribuendo quanto di buono fatto dal Milan tra i suoi collaboratori che lui stesso, in conferenza stampa, ha definito come una parte fondamentale della rinascita del Milan. Eppure lui è il capitano di quello staff fatto di persone per bene, appassionate, preparate e desiderose di migliorare ogni giorno. Sono infinite le riunioni fatte nella pancia della club house di Milanello nell’analisi dei video degli avversari, così come sono meticolosissime le indicazioni rilevate sulla prova della propria squadra. Uno staff relativamente giovane, che vede e produce calcio h24, ma il tutto su input di Rino. E lui di meriti ne ha tantissimi e gli vanno riconosciuti. Il suo low profile, tipico di chi pensa a lavorare e non ad apparire, viene messo sotto i riflettori dai risultati che la sua squadra ha ottenuto, issandosi al quarto posto in classifica e vincendo nel girone infernale di Bergamo contro un’Atalanta bellissima, che probabilmente esercita il miglior calcio d’Italia, ma che è stata anestetizzata dall’organizzazione di gioco che Gattuso ha dato al suo Milan. Una squadra dove i due attaccanti esterni fanno i terzini e dove, adesso, tutti fanno quel passo in più, quella corsa in più, quell’urlo in più per aiutare o stimolare il compagno a fare sempre meglio. Il Milan è una squadra solida, quadrata e cinica. A tratti sa essere anche bella nello sviluppo della manovra, ma è la concretezza dell’impianto di gioco strutturato in questi 15 mesi da Gattuso che fanno la differenza. Rino ha dato un'anima al Milan nella sua globalità, ha creduto in giocatori che tutti (chi scrive compreso) ha messo alla gogna come Bakayoko e Calhanoglu, ridandogli smalto e fiducia. Il turco, finalmente, ha trovato il gol e fatto vedere tante belle cose, ora è il caso che non si eclissi più fino a fine stagione, anche perché dall’altra parte, Suso non è ancora al top della condizione.

E il Milan va, nel nome di Krzysztof. Piatek è un killer a sangue freddo, che non ha intenzione di fermarsi. Un colpo clamoroso quello fatto dal Milan, con tanti e cari saluti a Higuain, che mai e poi mai avrebbe fornito una prestazione come quella del polacco contro l’Atalanta. Piatek è andato a segno per la sesta volta nelle prime cinque partite con la maglia del Milan, 3 in casa e 3 in trasferta, facendo meglio di Marco Van Basten, che fece 5 gol nelle prime 5 partite. Piatek è quello che mancava, un attaccante giovane, tremendamente forte e affamato. Le sue pistolettate sono un trademark che ha contagiato tutti: compagni, staff tecnico, dirigenza e tifosi. Un gesto tanto semplice, quanto efficace quasi come lo è lui nei 16 metri avversari. Una sentenza che vuole portare in alto il Milan, così come Lucas Paquetà.

Il brasiliano, arrivato tra tanti clamori, è un giocatore speciale. Fa cose che gli altri non solo non fanno, ma non immaginano nemmeno. Si è calato benissimo nel ruolo di mezzala e disegna calcio con tocchi che non possono rientrare nel novero della normalità. Anche a Bergamo ha regalato almeno tre giocate strabuzzare gli occhi, tanto è vero che lo stadio si è ammutolito – nel secondo tempo – quando è passato in mezzo a Freuler e De Roon come se fossero due fantasmi. Calciatore di livello, intuizione di Leonardo e Maldini. Se questi sono i profili sui quali Elliott vuole puntare, che ben vengano. Anche perché sotto le grinfie di Gattuso, non possono far altro che migliorare.