I maghi delle plusvalenze e l’ennesima rivoluzione, ma al Milan c’è bisogno di altro

26.05.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
I maghi delle plusvalenze e l’ennesima rivoluzione, ma al Milan c’è bisogno di altro

Non siamo ancora riusciti ad elaborare il lutto dell’ultima rivoluzione targata estate 2018, che in via Aldo Rossi già fervono i preparativi per quella nuova. Ormai sembra proprio che non se ne possa fare a meno: se al Milan ogni anno non si organizza un ribaltone - più è clamoroso meglio è - proprio non ci si diverte. E pazienza se l’unica cosa di cui invece avrebbe bisogno una società che ha visto sfilare ben tre proprietà diverse negli ultimi 24 mesi è solo ed esclusivamente stabilità. Ormai il Milan ricorda Los Angeles, sempre in precario equilibrio sulla faglia di Sant’Andrea ed in costante emergenza terremoto.
Pare proprio che i giochi volgano al termine per l’attuale direttore tecnico rossonero Leonardo. Stufo della limitata libertà d’azione da quando sul ponte di comando del Milan si è issato il neo ad Ivan Gazidis, il dirigente brasiliano sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni a fine stagione e concludere la sua nuova avventura in rossonero dopo neppure dodici mesi. Le ragioni di questo possibile divorzio sono da ricercarsi nelle ingerenze del manager sudafricano nel lavoro di Leo, intromissioni peraltro più che giustificate dal nuovo ruolo occupato in via Aldo Rossi. Ed è questo probabilmente il punto in cui rischia di fare corto circuito il nuovo impianto dirigenziale milanista. Se all’Arsenal Gazidis ricopriva la poltrona di direttore esecutivo, con mansioni quasi esclusivamente dedicate alla parte commerciale, alla ricerca di sponsor e nuovi mercati europei da scandagliare, al Milan le competenze assegnategli da Elliott sono decisamente più ampie.
Alla guida dei Gunners il lavoro del Ceo rossonero è stato apprezzatissimo, tanto che nel breve volgere di 10 anni ha raddoppiato il fatturato dello storico club londinese, issandolo al sesto posto nel fatturato tra i club europei, dietro United, Real, Barcellona, Bayern, City e davanti a Psg e Chelsea. Comprensibile quindi che la famiglia Singer abbia deciso di conferirgli un incarico ben più impegnativo al Milan, investendo sulla sua capacità di accrescere il valore del brand rossonero, ma le strategie di Gazidis stanno clamorosamente cozzando con quelle di Leonardo, colui che poco meno di un anno fa era stato chiamato al capezzale del club di via Aldo Rossi per risollevarlo dopo un periodo di oscurantismo inquietante.
Sono ben noti i contrasti tra i due già in periodo di mercato invernale, quando il neo ad del Milan bocciò alcune operazioni già quasi concluse da Leonardo e quando - si dice - provò a bocciarne anche un’altra, per fortuna senza successo.
Ed eccoci quindi ad un passo dall’ennesima rivoluzione societaria, visto che con l’addio di Leo a fine stagione sempre più probabile, potrebbe aggiungersi anche quello di Paolo Maldini. Un boccone amaro difficile da digerire per il popolo rossonero, Champions o non Champions, soprattutto perchè alla destabilizzante precarietà dell’Ac Milan si aggiungono propositi di rilancio tecnico della squadra (possibile cessione di qualche big, acquisti solo di giovani da valorizzare etc. etc.) non esattamente in linea con le ambizioni di un club blasonato e di una una tifoseria a digiuno di soddisfazioni da ormai troppi anni.
Intanto prende forma e sostanza l’ingaggio di Luis Campos, deus ex machina del miracolo Monaco di qualche anno fa e fautore principale dell’esplosione del Lilla attuale, capace di arrivare secondo in Ligue 1 dietro solo al Psg. Il brillante manager portoghese, a cui vanno attribuite alcune delle più eclatanti plusvalenze dell’ultimo decennio (Martial, Lemar e Fabinho, tanto per citarne qualcuno), farebbe indubbiamente al caso del Milan. Analizzando però anche il futuro misterioso della panchina rossonera, ai piani alti di via Aldo Rossi farebbero bene a tenere in considerazione un aspetto chiave: un mago delle plusvalenze dietro alla scrivania, senza un altro mago delle plusvalenze a Milanello, serve a poco. Inutile avere un geniale talent scout in casa, capace di scovare i diamanti più puri in ogni angolo del pianeta, se poi alla guida tecnica della squadra non c’è qualcuno in grado di sgrezzarli e valorizzarli. Meditate gente, meditate.