I molti grazie dovuti a Pioli. Sponsor, trend in crescita. Un mercato importante per l'Europa

17.07.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
I molti grazie dovuti a Pioli. Sponsor, trend in crescita. Un mercato importante per l'Europa

La trasformazione di Kessie è in parte dovuta alla sua crescita fisica, tecnica e mentale (il lavoro serio paga), allo sprone che Gattuso non gli ha mai fatto mancare sia dal punto di vista professionale che umano, dalla posizione e dalle mansioni che Pioli gli ha assegnato alla ripresa dell'attività. Oggi Frank, in rampa di lancio un anno fa, è diventato un cardine del centrocampo insieme a Bennacer e soprattutto Calahnoglu, che ha preso finalmente confidenza con la porta e con la posizione più avanzata.

I grazie che dobbiamo a Stefano Pioli sono moltissimi. Dietro la facciata di tranquillo e pacato maestrino, si celano un temperamento deciso e una filosofia molto chiara rispetto alla cultura dell'allenamento e dell'organizzazione di gioco. Può contare su una rosa più ampia perché è cresciuto il senso di responsabilità di tutti. L'autostima sta facendo miracoli negli spogliatoi di Milanello e sembra decisamente che il gruppo non abbia intenzione di abbandonare la strada della fatica, avendo capito che è l'unica che ti porta lontano. 

Non nascondo di essere tra quelli convinti che l'assenza di pubblico, abbia mitigato positivamente la sana tensione per l'obiettivo Europa, liberando le menti titubanti di qualche nostro ragazzino. Però penso anche al trend precedente il lockdown e francamente, a parte Bergamo e il secondo tempo nel derby, i passi da gambero si erano rarefatti. Quella stralunata partita con il Genoa fu figlia della fuga di Boban, che aveva rimesso in discussione molte delle anelate certezze, e di una giornata irripetibile in cui le notizie sull'orario del calcio d'inizio (se mai fosse stato battuto...) aveva scaricato una squadra assai meno esasperata dei liguri a caccia di punti. Per il resto, la pulizia del lavoro di Pioli si è vista settimana dopo settimana fino a riportare i rossoneri sulla scia del 5. posto. 

Non sopporto chi snobba la differenza tra giocare in Europa League e non giocarla. Ancor meno quelli che non capiscono come possa mutare il corso della stagione (una stagione allucinante che prevederà solo 10-15 giorni di vacanza alla fine di questo campionato) fare i preliminari o accedere direttamente. L'Europa è vitale non soltanto per il dna e la storia sportiva di questo club, ma per rinfrescare un'immagine internazionale che va lentamente sbiadendosi. Lentamente per chi vive il Milan lontano dall'Italia e non sa quale calvario sia l'assenza dalla Champions da 7 lunghi, interminabili anni, perché noi che il Milan lo abbiamo qui sappiamo bene cosa vuol dire potersi solo divertire beffardamente alle spalle degli altri. Non è la nostra natura, anzi per i milanisti è ancor più frustrante.

La ribalta europea serve anche a dare nuovo impulso al brand e in questo senso le notizie di un andamento positivo, sul piano degli sponsor, sono confortanti: per qualche marchio perduto durante la pandemia, ne sono arrivati altri persino un po' più ricchi. E molti scalpitano in attesa di potersi riappropriare della maglia e dei backdrop milanisti, non appena si dovesse elevare la competitività in Italia e in Europa. La proprietà ne è consapevole e sta già lavorando a un mercato importante, che finisce in ottobre ma che di fatto è già in pieno svolgimento. Quest'anno, anche se sarà una nuova rivoluzione, si parte da un vantaggio assente nei tempi recenti: l'ossatura di almeno 7 giocatori è solida. Intorno a loro vanno inseriti giocatori che ci aiutino a tornare in alto.