I torti di Ibra, il coraggio di Pioli e Maldini e il sogno De Zerbi in panchina per non bruciare Rangnick

14.07.2020 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
I torti di Ibra, il coraggio di Pioli e Maldini e il sogno De Zerbi in panchina per non bruciare Rangnick

Partiamo dalle parole di Pioli che non sbaglia mai nelle dichiarazioni, prima e dopo le partite, per come parla e soprattutto per il tono che usa. Sempre educato e chiaro, sia quando non cade nella ricorrente trappola legata al suo futuro, sia quando spiega le sue scelte. Il tecnico rossonero ha fornito una lezione mediatica e psicologica, quando ha giustificato la rabbia di Ibrahimovic per la sostituzione. “Stavamo perdendo, ci sta la sua rabbia”, ha detto. Tutto qui. Ma soprattutto Pioli ha dimostrato coraggio quando lo ha sostituito, perché Ibra non ha, e probabilmente non avrà più quest’anno, i 90’ e oltre nelle gambe. Sostituirlo mentre il Milan perdeva e lui stava giocando male non era per niente facile, però. Complimenti a Pioli, quindi, non a Ibra, perché è vero che anche Cristiano Ronaldo, dopo la gara d’andata contro il Milan, era uscito furioso per sostituzione, ma in questo momento e in questo Milan Ibra non è soltanto un giocatore, è un allenatore in campo, un trascinatore come hanno ripetuto tutti e lui per primo doveva capire che era giusto uscire perché è troppo facile farlo dopo un gol o quando la squadra vince. Nulla di nuovo, comunque, perché Ibra che non ha paura di un “faccia a faccia”, nel senso più letterale, con Gazidis è fatto così e non lo scopriamo adesso.

Per motivi diversi non scopriamo adesso nemmeno Maldini, che ha avuto il coraggio di ripetere, prima della partita di Napoli, che non si pente delle sue parole su Rangnick, da lui bocciato, o almeno rimandato, in febbraio quando disse che il tedesco non gli sembrava il profilo adatto per il Milan. Parole che sottoscriviamo in pieno, come le altre sui giovani perché Maldini ha giustamente ricordato il suo esempio di calciatore maturato al fianco di campioni già affermati come Baresi e Tassotti. E’ inutile, infatti, continuare a parlare di progetto con i giovani, ignorando che con una squadra costruita soltanto con i giovani non si vince nulla. L’ultima, indiretta, dimostrazione è fornita dall’Atalanta che tutti vorrebbero copiare, guidata da un allenatore esperto come Gasperini, con un direttore sportivo esperto come l’ex milanista Sartori, e soprattutto con giocatori esperti come Gomez, Gosens, Zapata e Muriel, tutti sopra i 25 anni. Chiaro e coraggioso, quindi, il messaggio lanciato da Maldini, alla proprietà in generale e a Rangnick in particolare. Ormai, infatti, si attende soltanto l’ufficialità della nuova rischiosissima rivoluzione rossonera, che potrebbe avere soltanto una ciambella di parziale salvataggio, nel caso in cui il professore tedesco decidesse di affidare la panchina a un allenatore italiano che conosca il nostro campionato. Purtroppo De Zerbi ha già firmato il rinnovo con il Sassuolo, ma nel calcio tutto è possibile. E se Gazidis avesse l’umiltà e il coraggio di fare un tentativo con l’amministratore delegato del Sassuolo, Carnevali, forse De Zerbi potrebbe liberarsi dall’impegno preso, con il consenso della sua società, evitando a Rangnick di bruciarsi in un ambiente che non conosce. De Zerbi, infatti, sa lavorare con i giovani, come piace a Elliott, sa che cosa è il Milan perché è cresciuto nel settore giovanile anche se non ha mai indossato la maglia rossonera, sa dare un gioco alle sue squadre e sa anche come si fermano le “grandi”, prima e dopo la pandemia, dal 2-2 dell’andata in casa della Juventus all’ultimo 2-1 in casa della Lazio. E allora occhio al Sassuolo di De Zerbi che sogna di strappare al Milan il posto in Europa League, come quattro anni fa. Quando c’erano ancora Berlusconi e Galliani e nessuno immaginava il diluvio che sarebbe sceso dopo.