I tre compiti di Maldini per non fallire come Rivera: difendere Giampaolo, ricordare lo stile Milan, valorizzare i giovani

04.06.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
I tre compiti di Maldini per non fallire come Rivera: difendere Giampaolo, ricordare lo stile Milan, valorizzare i giovani

Peccato che non ci sia più suo papà Cesare. Lui, il primo capitano del Milan che vinse la coppa dei Campioni, il 22 maggio 1963 a Wembley contro il Benfica quando Paolo non era ancora nato, oggi sarebbe felice. Perché Maldini vuol dire Milan e Milan vuol dire Maldini e non a caso sei delle sette coppe dei Campioni/Champions nella bacheca della società rossonera sono state conquistate con Cesare o Paolo in campo. Non c’è bisogno di fare sondaggi sul web, quindi, per capire che la scelta di Maldini, come nuovo direttore tecnico della società rossonera è condivisa da tutti i tifosi. Il bello e il difficile, però, devono arrivare, perché un conto è giocare e un altro dirigere. Senza pensare ai casi recenti di Zanetti all’Inter e Totti alla Roma, c’è un precedente nel Milan che deve far riflettere, perché 40 anni esatti prima di Maldini, un altro grande capitano, Gianni Rivera compagno di squadra di suo papà Cesare a Wembley, quando lasciò il calcio fu subito promosso vicepresidente. Al fianco del presidente Felice Colombo, Rivera era sempre in prima linea, a Milanello, nella vecchia sede di via Turati e anche nelle trattative di mercato. L’esperienza di Rivera, però, finì male perché alla distanza non riuscì a essere decisivo come in campo e non si accorse che il Milan stava per essere inghiottito nel primo scandalo per le scommesse nel 1980.

Maldini non ha il ruolo di vicepresidente, ma Gazidis gli ha concesso ampi poteri e quindi dovrà dimostrare personalità e capacità per essere grande anche come dirigente. In fondo il primo a rischiare è proprio lui che non deve fare la fine di Leonardo, promosso ma subito bocciato dal fondo Elliott, via Gazidis. La conferma che Maldini non sarà soltanto un uomo immagine si è già avuta, perché è stato lui a scegliere il nuovo allenatore, Marco Giampaolo. Una scelta non scontata, perché tra i candidati più o meno credibili c’erano anche Di Francesco, De Zerbi, Inzaghi e Jardim, mentre stranamente non è mai stato preso in considerazione il suo ex compagno di squadra Donadoni. E proprio perché Giampaolo non era una scelta scontata e tutt’altro che prevedibile qualche mese fa, il primo compito di Maldini sarà quello di proteggere e difendere il nuovo allenatore, al primo anno in una grande squadra. Le difficoltà non mancheranno e proprio nelle difficoltà si misurano i grandi dirigenti, perché Maldini ricorderà che Sacchi fu difeso da Berlusconi, quando i tifosi chiedevano il suo esonero.

Nel bene o nel male, Maldini dovrà poi essere un garante dello stile Milan, ricordando a Gazidis che il passato conta, per le vittorie, il prestigio e i comportamenti. Berlusconi diceva che bisogna essere “più forti degli avversari, dell’ingiustizia e della sfortuna” e quindi niente alibi, né attacchi all’Uefa. E poi occhio alla disciplina, perché Maldini va a Milanello da 35 anni ma non è mai arrivato in ritardo e quindi non dovrà tollerare atteggiamenti sbagliati in allenamento o in campo, derubricando a “goliardata” altri gestacci tipo quello di Bakayoko e Kessie che a San Siro avevano sbandierato la maglia di Acerbi. I risultati non dipenderanno più da lui, ma i risultati arriveranno se avrà la coerenza di seguire una linea, soprattutto con i giovani, se davvero questa è la politica della società. Perché i giovani vanno attesi con pazienza e non possono essere scaricati in fretta, se sono stati scelti con convinzione come Giampaolo. E Maldini, che ha due figli calciatori ancora giovani, lo sa bene. Questi e altri sono i suoi primi compiti. E pazienza, per lui, se sarà costretto a parlare di più, camminando da solo e non al fianco di Leonardo. Per il bene del Milan, questo e altro. E allora in bocca al lupo, caro Paolo. Papà Cesare è sempre più orgoglioso di te.