I tre motivi che hanno spento il Milan. Ora si misura l’affidabilità di tutti

04.04.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
I tre motivi che hanno spento il Milan. Ora si misura l’affidabilità di tutti

È crisi nera. Lo sostengono in tanti e forse non sono lontani dalla realtà. Ma occorre qui esaminare con cura i motivi che hanno provocato questo lento dissolversi del Milan luccicante ammirato a Bergamo contro l’Atalanta. Cos’è successo? Perché quella squadra e quella formula si sono sciolte? Le risposte sono complesse e vanno messe in ordine (nomen omen) di rilevanza.

1) Lo choc del derby. Il passaggio decisivo, sul piano emotivo e nervoso, è stato provocato dallo choc rimediato nel derby. Il Milan, spavaldo e sicuro, è andato all’appuntamento convinto di riuscire a vincere e a staccare il rivale e si è ritrovato con un cumulo di problemi sulla schiena. La gestione poi del dopo derby non è stata illuminata e il nervosismo di Gattuso ha fatto il resto.

2) La sosta per le nazionali. Quelle due settimane, invece di procurare, un proficuo periodo di recupero di energie mentali e fisiche, di fatto ha accentuato tossine e tensioni. Un po’ per la famosa lite tra Biglia e Kessiè e un po’ perché i molti nazionali invece di recuperare energie sono stati impegnati e a fondo e hanno speso altre vitamine.

3) Cambio di modulo e infortuni. Poi c’è il ruolo degli infortuni che hanno decimato, all’improvviso, e concentrati in pochi giorni, la rosa a disposizione del tecnico. Gattuso ha provato a rimescolare le carte cambiando sistema di gioco ma quell’esperimento non ha funzionato solo perché dopo 25 minuti Paquetà ha avuto una colpo proibito alla caviglia e ha dovuto arrendersi. Castillejo tre-quartista non ha mai trovato la posizione e ha preso a defilarsi sulla destra, secondo abitudini. Può darsi che alla fine avrebbe dato esiti negativi, nessuno è in grado di affermarlo se non per calcolo o peggio ancora per volgare pregiudizio. Di certo è abortito per pura sfortuna. A mio modesto avviso sono stati in pochi a salvarsi dalla serata nerissima con l’Udinese e cioè Cutrone innanzitutto, il più vivo per evidenti motivi, seguito da Calhanoglu che ha provato e riprovato a rammendare un gioco sfilacciato prima di arrendersi a un’ingenuità che non è da Milan. Aver subito il gol del pari friulano da azione di calcio d’angolo offensivo è motivo di grave critica alle posizioni in campo, all’attenzione dei più esperti e alla superficialità di qualche giovanotto alle prime esperienze.

Adesso tutto si complica e il quarto posto diventa un obiettivo lontano per via del calendario e anche delle forze a disposizione, a cominciare da sabato sera a Torino contro la Juve. Ma è in queste occasioni che si misurano l’abilità e la capacità di tecnico, società e gruppo squadra. Sono loro, ciascuno nel proprio ambito, che devono dar prova di essere degni del club e dei suoi trionfi, della sua storia immensa. Non vale assolutamente la pena stabilire oggi per domani l’affidabilità di Gattuso o di altri esponenti, tipo Suso ad esempio che mi sembra quello destinato a uscire dai piani del futuro.