Ibra a gennaio è la prova del nove per la dirigenza (con i giovani si fa fatica...). Il retroscena dell'estate 2012 su Zlatan. A gennaio servirà incassare

18.11.2019 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Ibra a gennaio è la prova del nove per la dirigenza (con i giovani si fa fatica...). Il retroscena dell'estate 2012 su Zlatan. A gennaio servirà incassare

Si è parlato tanto e a lungo di mercato nel corso di questa (ennesima) sosta per le nazionali e più passano i giorni e più si avvicina gennaio. Alla riapertura dei trasferimenti, la dirigenza rossonera sarà chiamata ad intervenire in maniera importante per raddrizzare la situazione  e mettere a posto la rosa. È evidente come servano un difensore centrale, un paio di terzini (dipende dalle uscite di Calabria e Rodriguez) e un centravanti che metta un po’ di pepe a Piatek e che faccia uscire Leao dalla sua situazione di baby e gli faccia capire che deve diventare grande subito. Il nome principale è stato quello di Zlatan Ibrahimovic. Nel 2012, da queste colonne, avevo giustificato la sua cessione e quella di Thiago Silva in nome dei conti economici del Milan e tale motivazione è confermata ancora oggi, anche se quella doppia operazione ha segnato in maniera definitiva – dopo il fallimento dell’affaire Tevez-Pato – alla decadenza tecnica, sportiva, societaria ed economica nella quale è finito il Milan negli ultimi sette anni. Ibra ne aveva 31 e non se ne sarebbe mai andato dal Milan se non fosse stato costretto dalle necessità del club.

Lui stesso, pur di far saltare il passaggio al Paris Saint-Germain, fece delle richieste assurde convinto che i parigini non le avrebbero accettate. Ma quando Mino Raiola lo chiamò dicendogli che tutto quello che aveva chiesto era nero su bianco, non poté che firmare e approdare sotto la Tour Eiffel. A 38 anni, lo svedese è ancora oggi il sogno dei milanisti. Nell’estate del 2010, quando sbarcò ai privati di Linate, c’era mezza città in festa e l’altra metà, quella interista, che aveva capito che la cuccagna post Calciopoli e post triplete finita. Adesso uno così servirebbe come il pane e la dirigenza milanista deve pensare al suo profilo per renderlo il leader indiscusso dello spogliatoio. Anche perché Boban, Maldini e Massara non possono toppare il mercato invernale. I risultati saranno il giudice ultimo, ma serve un intervento massiccio e di qualità per rialzare il Milan dalla classifica nauseabonda nella quale si trova. Riportare Zlatan sarebbe come chiudere quel cerchio che si è spezzato ai primi di giugno del 2012, quando Galliani venne pizzicato sulle tribune del Roland Garros insieme a Leonardo e poco dopo volò a Parigi per definire la doppia operazione Ibra-Thiago. Sarebbe bello vivere l’entusiasmo di un ritorno di Ibrahimovic così come sarebbe bello che Gazidis mantenga fede ad alcune scelte prese dalla proprietà e che si ammorbidisca sull’età anagrafica dei giocatori da prendere. Con i giovani non ha mai vinto niente nessuno e l’Arsenal sono anni che produce utili, ma che alza al cielo solo aria.

Ma oltre a comprare, ci sarà bisogno di vendere. Un’arte nella quale il Milan non ha mai brillato negli ultimi anni, sia con i grandi nomi sia con quelli secondari. C’è da provare a fare cassa per avere un mercato in entrata ancora più importante e che non faccia registrare delle mancanze numeriche nei ruoli. Kessie, Calabria, Rodriguez e Borini sono i nomi che possono partire, con i primi tre che andranno ceduti a cifre importanti e non svenduti, mentre il Boro va a scadenza a giugno e ci sarebbe poco da ricavarci a livello di cartellino. In generale servirà un mercato vero, non un’altra infornata di giovani di belle speranze. Perché di Theo ne puoi beccare uno a sessione, non uno slot intero.