Ibra e Gigio, la storia e l'esempio

03.01.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Ibra e Gigio, la storia e l'esempio

Abbiamo sportivamente seppellito un altro anno di patimenti e frustrazioni, concluso con l'immeritata umiliazione di Bergamo. Immeritata per noi che abbiamo anima e sangue rossoneri. Abbiamo sportivamente seppellito un altro anno in cui la ricostruzione è stata di nuovo mortificata dall'addio silenzioso di Leonardo e da quello inaccettabile di Gattuso. Inaccettabile per ciò che lo ha determinato. L'ingresso in campo della squadra all'Epifania, a San Siro contro la Sampdoria, non potrà essere un abbraccio come avremmo voluto e come è sempre stato. La disfatta contro l'Atalanta peserà per tutta la stagione perché ha polverizzato le poche certezze che Stefano Pioli era riuscito a restituirci nel suo lavoro tenace, perché ha cancellato la sensazione di aver ritrovato un gruppo maturo, perché i punti più bassi di questi ultimi 7 anni (siamo entrati nell'ottavo) non si contano più. Siamo stanchi. Al peggio c'è sempre una nuova puntata.

Viviamo ogni giorno sussurri su una nuova cessione del club, viviamo immersi nella palta fino al mento facendo l'unico sforzo di respirare per restare in vita, dobbiamo subire lo scherno di avversari, giornali, opinionisti, arbitri, media sadicamente accaniti contro il club italiano dalla storia più gloriosa. Storia che ci rinfacciano addirittura gli stessi tifosi del Milan, come se vivere di ricordi non fosse essenziale per costruire un futuro all'altezza. 

Ibrahimovic non risolverà tutti i problemi, non sono scemo, ma chi ironizza sul suo arrivo forse non ha capito bene con chi abbiamo che fare. Con quale miserabile livello etico e tecnico dobbiamo confrontarci da oltre un lustro. Ibra è esperienza, esempio, modello. Professionalità estrema. Ibra è un pezzo della nostra storia. Ibra se pareggia col Sassuolo fa volare le panche e questa immagine, credetemi, non ha la valenza di un film western: punta dritto al profondo del problema di uno spogliatoio infantile e immaturo, ricco e viziato, con poche, pochissime eccezioni. Per quanto abbia umanamente apprezzato le lacrime di Gigio a Bergamo, avrei preferito che al rientro negli spogliatoio avesse investito i suoi compagni. Da capitano vero qual è. Lui, ventenne già con il romanzo di una vita vissuta, con le sue cadute e le sue risalite, è l'immagine dell'orgoglio che vorremmo fosse la pelle di tutti i giocatori.

Per il 2020 auguro a Maldini e Boban di avere lucidità e lungimiranza, a Gazidis di parlare il meno possibile e portarci il risultato di un brend che ricominciasse ad essere credibile, ai tifosi di respirare un'aria nuova, a Pioli di perseguire il suo proposito di un ciclo su questa panchina. Quello che però, con tutti i tifosi milanisti, non siamo più disposti ad accettare, è un altro anno di buio e di incertezza. Non ci ha ordinato il medico di dare un senso a qualsiasi scempio si ripeta, puntualmente, dal 2012 in poi. Ho esaurito gli argomenti, in questo senso.

Davvero buon anno di cuore a tutti voi.