Ibra: e poi? Boban non dimentica. Non scherziamo con Ranieri

04.01.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Ibra: e poi? Boban non dimentica. Non scherziamo con Ranieri

Lasciatemi tirare fuori un po' di orgoglio innocente da derby...sì insomma una qualche frecciatina per provare a noi stessi che siamo ancora vivi: dopo la adunate oceaniche negli aeroporti milanesi per accogliere gli arrivi invernali di Shaqiri e Podolski, si potrà fare un cicinino la stessa cosa anche per Ibra in santa pace, o no?! Al di là della battutina, i giorni della mania (di Zlatan) hanno anticipato di brutto i giorni della merla. Ma hanno soprattutto dimostrato quel che si sapeva già. E cioè che il tifoso milanista non cambia e non cambierà mai. Perde, brontola, si sfoga, si incazza, ma se appena gli dai tanto così sfonda gli argini dell'entusiasmo in men che non si dica. Sono felice di vedere i tifosi così felici. Sarebbe stata una stagione anonima e irrilevante, invece Zlatan l'ha rivoltata come un calzino con due sorrisi e due frasi, l'ha brutalizzata in un lampo. Chiaro che non basta, adesso Ibra deve far crescere la squadra. E quando Ibra non sarà più rossonero, chi oggi viene preso per mano, è questa la vera scommessa, la vera posta in palio, dovrà dimostrare di saper camminare da solo. Adesso non pensiamoci, ma sarà quello il momento della verità.

Zvone ha sempre avuto il Milan nel cuore. Senza mai essere egoista o protagonista. Ce lo ricordiamo come fosse oggi nella primavera del 2001 prima di una trasmissione a Milan Channel: "Ma dai...ma il Milan è il Milan! Il Milan non deve tenere me, deve prendere Rui Costa, sennò smette di essere il Milan". Pochi mesi dopo i rossoneri presero proprio Rui e iniziarono il cammino verso il dorato quinquennio Champions 2002-2007. Questo è Boban: rigoroso e severo, prima di tutto con se stesso e poi con gli altri. Bergamo gli ha fatto capire quanto il Milan lo pervada e lo laceri ancora oggi. Anzi, sempre di più e più di prima, più di sempre. Ci ha messo la faccia a Bergamo. Le sue sono state travisate per parole polemiche, cosa che non erano. Ma potevano anche essere giudicate parole di circostanza, di facile e scontata prammatica. Invece Zvone le ha sofferte le cinque sberle di Bergamo, non le ha digerite, gli sono rimaste dentro anche a Natale. Si è messo insieme a Maldini e alla società a lavorare su Ibra. E ha avuto la sensibilità e la capacità, mentre appena fuori da Casa Milan i tifosi fremevano e facevano cori, di andare contro corrente: "Ibra non è la foglia di fico della sconfitta orrenda di Bergamo, questo sia chiaro". E' la frase che scolpisce la nuova identità del Milan. Il Milan berlusconiano avrebbe presentato Ibra e basta. Il Milan cinese non avrebbe potuto nemmeno farlo, purtroppo. Questo Milan di oggi è il Milan che ricorda a sè stesso i propri problemi con obiettività e senza retorica. E Zvone lo impersona con una espressione dura e autentica. 

Mentre scriviamo, ci piombano addosso le notizie e le sensazioni più disparate. Inizia l'amichevole Milan-Rhodense a Milanello e chi segna subito? Certo che sì, certo che lui. Nel 2010 voleva andare direttamente dall'aeroporto allo spogliatoio per giocare Milan-Lecce, figuriamoci se tre giorni prima non vuole stragiocare Milan-Sampdoria...Se terapeutico deve essere, che terapeutico sia Ibra. Ma occhio a Ranieri, il più grande incantatore di partite dopo Carlo Ancelotti. Ibra in inverno ci ha già perso due volte contro il tecnico romano con la maglia del Milan, un anno gol di Borriello e un anno gol di Milito. Occhio, ragazzi. I 70mila di San Siro dell'Epifania non devono solo godersi Zlatan, ma devono trascinare a loro volta la squadra alla vittoria. Perchè anche lunedì sarà dura.