Ibra è stato egoista. Piaccia o no, un progetto questa volta c'è

14.06.2020 00:00 di Andrea Longoni Twitter:    Vedi letture
Ibra è stato egoista. Piaccia o no, un progetto questa volta c'è

E' stata un'altra settimana movimentata a Milanello con l'ennesima discussione e l'immancabile fuga di notizie, con tanto di virgolettati. Se l'eliminazione dalla Coppa Italia era tutto sommato prevedibile, lo stesso non si può dire per il caos della vigilia. Non è più il Milan di una volta, questo è chiaro e su questo Ibrahimovic ha ragione. Su questo sì, per il resto Zlatan ha sbagliato clamorosamente. Il 'casino' scoppiato purtroppo porta proprio la sua firma. Gazidis nella sua missione andava in pace, convinto di portare una buona notizia al gruppo squadra: effettivamente lo era, comunicare che la loro proposta sul taglio stipendi era stata accettata. Tutto sommato era corretta anche la tempistica, visto che avrebbe fugato (in vista di una partita così importante) dubbi e pensieri dei giocatori su un tema tanto caro come quello economico. Sbagliatissimo da parte di Ibra strumentalizzare il tutto per fini personali: nella vicenda si è dimostrato egoista, sfruttando l'occasione per portare avanti una battaglia personale, ignorando l'importanza della settimana. Invece di salvaguardare la concentrazione del gruppo, il suo sfogo ne ha alimentato le tensioni. La punta ha attaccato il progetto perchè quel progetto non contempla la sua presenza: viceversa avrebbe evitato. Per non parlare del rispetto dei ruoli: in qualsiasi altra azienda se un lavoratore si rivolge così all'amministratore delegato, non fa decisamente una buona fine. In tutto questo è evidente che la lunga assenza di Gazidis dal quartier generale di Milanello sia attaccabile, ma non con quei tempi e con quei modi. Lungi da me in ogni caso difendere l'ad, a oggi bocciato in termini di risultati economici e sportivi, oltre che in comunicazione. Va oltretutto sottolineato che questa volta, finalmente, il Milan ha un progetto ben definito per il futuro: squadra di giovani che abbiano fame e non ancora fama, individuati e guidati da un tedesco che ha dimostrato di saperci fare con la materia. Piaccia oppure no, questa volta c'è chiarezza e progettualità. Non c'era in estate quando a Giampaolo non è stata costruita una squadra a sua immagine e somiglianza, non c'era nemmeno a gennaio quando si è deciso di puntare tutto su un giocatore di 38 anni.  Su questo però Zlatan ha preferito sorvolare: gli ha fatto comodo così.