Ibra, il faro che serviva ai baby. La rivoluzione estiva è già iniziata: il piano guidato da Boban. Begovic, Kjaer e Caldara: tre situazioni, tre polemiche

13.01.2020 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Ibra, il faro che serviva ai baby. La rivoluzione estiva è già iniziata: il piano guidato da Boban. Begovic, Kjaer e Caldara: tre situazioni, tre polemiche

Quanto sposta Ibrahimovic nella testa di un gruppo giovane? Tantissimo e tra la Sampdoria e il Cagliari lo si è visto in maniera tangibile. Ibra è un campione senza tempo, sa come muoversi come testimoniano i quasi 10 chilometri percorsi sul prato della Sardegna Arena, e sa cosa fare e quando farlo. E non è un caso che il resto dell’intera squadra, dopo i primi minuti di gioco, si sia sintonizzata sulle frequenze di Radio Zlatan, lasciandosi alle spalle alcuni timori reverenziali e iniziando a giocare più alta. Bennacer e Leao sono i due esempi più tangibili di come Ibrahimovic possa infondere sicurezza e consapevolezza in chi ha talento, ma ha bisogno di una stella polare da seguire. Al gol di Ibra, invece, tutti i milanisti sono sobbalzati dai divani, dalle sedie o nel settore ospiti. Lo si aspettava come il Natale e peccato che sia finito in off side di pochi centimetri in occasione di quello che poteva essere lo 0-3. Un’emozione clamorosa, che ha riacceso la fiamma della speranza e dell’entusiasmo in tutti noi. Perché Zlatan è così, è il tasto on sull’interruttore delle emozioni del tifoso milanista, che covava in maniera ormai repressa certe emozioni. Adesso c’è un condottiero vero, c’è un uomo immagine forte, c’è un Campione tra i giocatori di movimento (l’altro è tra i pali) con il quale identificarsi e al quale aggrapparsi. Ibra vuole giocare sempre e anche contro la Spal, mercoledì, vuole essere in campo dall’inizio. Ma Pioli deve anche gestire la situazione Piatek, che non può essere ancora affossato sull’altare di Zlatan, perché il polacco serve.

Per lui, il Milan non accetta offerte di prestito. Vuole soldi, sonanti, che servano a coprire il carico a bilancio attuale, ovvero 28 milioni. Il Tottenham lo vuole però in maniera temporanea mentre l’Aston Villa, che aveva prospettato al Milan un’offerta ufficiale, ancora non l’ha formulata. Ma è lo stesso Piatek, per ora, ad aver detto ai suoi agenti di aspettare. Vuole giocarsi il posto, vuole provare a sbloccare i tamburi delle sue pistole e, magari, provare anche a giocare al fianco di Ibrahimovic in un attacco pesante, ma potenzialmente molto pericoloso. Se poi sui pc di Boban e Maldini dovesse arrivare una proposta ufficiale di acquisizione a titolo definitivo, allora le cose potrebbero cambiare. Perché Piatek non è incedibile, ma è in potenziale vendita come quasi tutta la rosa.

La decisione di Boban ha un filo logico chiaro ed evidente, ma è di difficile accettazione per il tifoso che spesso ragiona a convenienza di dibattito sui conti del Milan. La rosa attuale del Milan si divora, per il suo mantenimento, i ricavi del club avendo dei costi di gestione e ammortamento molto alti. Ecco perché è partito il fuori tutti. Il tutto finalizzato non solo a ridurre il mega passivo da -142 milioni registrato nell’ultimo bilancio, ma anche per iniziare a fare spazio a quella che – a livello burocratico – sarà la ricostruzione che partirà dal 1° luglio, ovvero quando inizierà la stagione 2020-21 e anche il nuovo bilancio. Nei piani c’è un allenatore di livello con il quale costruire una squadra che abbia un piano di lavoro tecnico di almeno due-tre anni, periodo nel quale sarà necessario tornare in Champions League. Monetizzare a gennaio è una delle strade per non intasare l’estate, che verrà programmata già nelle prossime settimane, e prendere sostituti a costo zero per sei mesi è una soluzione logica. Il vespaio social che si sta scatenando sulle operazioni Kjaer e Begovic ha poco senso, poiché si tratta di figuranti che a maggio saluteranno il Milan. Sull’operazione Caldara-Atalanta, la piazza si è spaccata. Il Milan ha fatto delle valutazioni tecniche ed economiche su un ragazzo che ha fatto solo due presenze in due anni e che ha bisogno di ritrovarsi. Se poi l’Atalanta lo riscatterà tra un anno, questo ancora non è dato saperlo, ma il repulisti generale passa anche da situazioni come queste. E il progetto giovani, ha aggiunto una parola al suo fianco: non più a tutti i costi, ma solo se di qualità. E l’esperienza non è più bandita, come Zlatan insegna.