Ibra non deve essere l’eccezione alla regola. Il pigro Leao di Parma rende Piatek insostituibile. Sul nuovo stadio c’è un solo grido: fate presto

05.12.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Ibra non deve essere l’eccezione alla regola. Il pigro Leao di Parma rende Piatek insostituibile. Sul nuovo stadio c’è un solo grido: fate presto

Va bene Ibra ma è l’unica eccezione che conferma la regola della casa. Sarebbe questa l’ultima concessione giunta via Londra dall’azionista Elliott ai dirigenti di casa Milan che continuano a inseguire la loro chimera, cioè allestire una squadra capace di produrre, nel giro di qualche anno, golose plus-valenze. L’obiettivo per il Milan, invece, dev’essere quello di costruire una squadra capace di risalire, presto, la china della classifica, partecipare stabilmente alla Champions e magari strappare qualche successo, così tanto per rinfrescare la sala dei trofei. L’Atalanta non può essere un modello! Già nell’estate scorsa, se avessero dato retta a Boban e Maldini, probabilmente il team sarebbe stato perfezionato con qualche esponente dall’illustre passato che avrebbe con l’esempio e con il mestiere, contaminato positivamente anche gli altri apprendisti milanisti che della gloria rossonera hanno appreso solo sfilando dinanzi alle gigantografie che impreziosiscono i corridoi e le stanze di Milanello. Una frase recitata da Maldini durante la presentazione di Theo Hernandez e soci mi è rimasta impressa. Disse: “Modric sarebbe perfetto per noi ma non l’abbiamo mai trattato”. Se Ibra è la sola eccezione, vuol dire che la lezione non è stata colta. E allora arrivederci a chissà quando.

Il recupero di Paquetà col contemporaneo ritorno di Bonaventura pone una scelta crudele da parte di Pioli che mi pare penda dalla parte dell’italiano e non perché abbia in antipatia il brasiliano ma soltanto perché Jack ha dimostrato d’essere molto affidabile (meglio da attaccante che da mezz’ala) e soprattutto perché sembra garantire dosi di adrenalina al resto dello schieramento rossonero. E qui si ritorna al ragionamento di prima, cioè della presenza in un gruppo, elementi che mettano insieme un mix di virtù oltre che di caratteristiche. Nell’attesa del messia svedese, Piatek è purtroppo l’unica carta a disposizione del tecnico. Leao, il tanto atteso portoghese, considerato da qualcuno “un progetto di campione” e invece stroncato da qualche stagionato collega (“era meglio Niang”), continua a offrire segnali deprimenti. Se qualcuno non ha osservato con attenzione, si riguardi per favore l’azione dalla quale nasce il gol di Theo Hernandez a Parma. Osserverà che il giovanotto, indolente, invece di attaccare la palla se ne va passeggiando in mezzo all’area come se fosse ai giardinetti con il figlioletto.

Sulla questione stadio, si possono capire tutte le posizioni: quelle del sindaco Sala e del comune di Milano e quelle dei due club. Però… Ecco c’è un però. Non possiamo trascinare la questione alle calende greche. In nessun paese normale avrebbero riservato lo stesso trattamento che Milano sta riservando a due gruppi stranieri che hanno programmato di investire in quell’area cittadina 1 miliardo e 200 milioni per costruire uno stadio nuovo e in contemporanea dare vita a un altro quartiere tipo piazza Gae Aulenti. Lo stesso destino, a dire il vero, è capitato alla Roma: da otto anni il suo azionista sta aspettando il via libera per costruire in una zona dove c’è un ippodromo ormai chiuso. Come è possibile? È vero, il nostro non è un paese normale. A questo punto non è nemmeno vero ciò che disse Scaroni in un incontro seguito alla presentazione dei progetti e cioè che “Milano non è in Italia”. Cari signori, se continuate a tirarla per le lunghe, è vero esattamente il contrario.