Ibra: poco organico alla Seconda Pelle. Bonucci: fate come volete. Gattuso: un solo sangue

10.11.2018 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Ibra: poco organico alla Seconda Pelle. Bonucci: fate come volete. Gattuso: un solo sangue

Abbiamo sempre avuto grande simpatia nei confronti di quel gelo fatto calare da Zlatan Ibrahimovic su Adriano Galliani. Non mi parla più, disse l'ad rossonero mesi e mesi dopo la cessione di Ibra al Psg. Se non gliene fosse fregato niente del Milan, Zlatan avrebbe fatto spallucce, come se niente fosse. E invece quel silenzio era la dimostrazione che allo svedese bruciava. Che si sentiva tradito. Che voleva rimanere in rossonero. Galliani mi aveva detto che non sarei stato ceduto e invece poi mi vendette. Vero. Galliani voleva assolutamente tenerlo, fece di tutto per tenerlo, ma si trovò di fronte due realtà. Una economica. E l'altra ambientale. Ibra, ci sembra di ricordare, era poco educato. Troppo di Raiola (con il quale continuiamo a non essere d'accordo sulla gestione di Gigio di un anno fa). Poco organico a quel clima da Seconda Pelle (ricordate quel libro fatto con la consueta passione, amore e buona fede dagli storici rossoneri cui si volle mettere come cappello un titolo diciamo così di prospettiva?) che si voleva instillare nel Milan. Sì insomma, il clima della deraiolizzazione, della liquidazione di Galliani da sbattere sugli striscioni. Un clima che Ibra pagò, si fa per dire ante litteram e che Allegri, anche qui si fa per dire, pagò post litteram. Strana la cacciata di Allegri, ancora oggi. Ma era proprio vero che non capisse nulla di calcio? Si era appena qualificato agli ottavi di Champions League (qualcun altro ci è riuscito al Milan dopo di lui?) pareggiando con l'Ajax a San Siro pur essendo stato costretto a giocare tutta la partita in dieci uomini, eppure un risultato così, piccolo rispetto alle abitudini del Milan ma che stava per l'appunto per diventare storico, era stato non a caso fatto passare in secondo piano rispetto ai disordini fra tifosi avvenuti al di fuori dello stadio. A quella Champions League, Allegri si era qualificato con il terzo posto di Siena, un grande obiettivo inseguito da quasi tutti, pur avendo sostituito Thiago Silva con Zapata e Ibra con Pazzini. Con tutto il rispetto di Zapa e del Pazzo, il problema non erano certo loro due, ma chi andavano a sostituire. Una impresa un terzo posto in quelle condizioni, una impresa che era anche la prova del nove: se non gli fosse stato contaminato lo spogliatoio l'anno prima, sarebbe arrivato anche lo scudetto del 2012. Uno scudetto perso dal Milan più che vinto dalla Juventus. Uno scudetto su cui pesa zero il gol di Muntari e che la Juventus è stata brava a vincere perchè aveva intuito cosa stava accadendo nello spogliatoio rossonero e ha avuto la costanza di stare lì, di tenere l'andatura, di aspettare il momento buono.

Storie di Milan-Juventus, alla vigilia di Milan-Juventus. Ci chiedono su Twitter: secondo lei Bonucci come va accolto? La risposta è molto semplice, non ne abbiamo la minima idea e non siamo minimamente appassionati dl dibattito. Decida la Curva dei rossoneri, la Curva che va verso i 50 anni della propria Storia e quindi anche inevitabilmente della nostra. Se serve a caricarsi e a caricare la squadra, visto che lo stadio è una arena e ci sta tutto colpi bassi compresi, che sia Bonucci un canale di sfogo per la gente rossonera che non vede l'ora di ribellarsi alla tirannia sportiva della Juventus. Ma senza farne una partita ideologica che per noi si è chiusa con il rinnovo contrattuale di Romagnoli e la fascia di capitano a Romagnoli, sul quale la presa di posizione di Sinisa Mihajlovic a favore di Alessio e contraria a Mexes sia ancora oggi benedetta. Se il Milan fosse ripartito davvero un anno fa, Bonucci sarebbe ancora qui. Invece è stata una stagione di parcheggio, di strane traiettorie, di atmosfere mediatiche invivibili. Della quale ci resta la soddisfazione, esattamente come per la liquidazione inesistente di Galliani, di aver scritto la verità: che quella di Nyon sul Milan era una sentenza politica, pregiudiziale, per la quale i regolamenti erano uno strumento più che un fondamento. Che, mentre si concedeva il Settlement ad una proprietà che prestava a tassi altissimi i soldi al proprio Club, se ne discriminava un'altra che faceva fatica a fare gli aumenti di capitale. Entrambe le cose non vanno bene, ma agli uni il Settlement e agli altri la Cacciata dall'Europa. I soliti pesi e le solite misure, il solito primo banco e il solito ultimo banco. Una disparità che Football Leaks ha clamorosamente evidenziato, ma che la lobby trasversale della definizione del derby d'Italia ha puntualmente silenziato. Filtra adesso, da colleghi attenti sempre e non un tanto al tocco, che al Milan verrebbe impedito di iscrivere nella lista Uefa i nuovi acquisti di gennaio. Sarebbe strano. Caldara e Biglia stramazzano a terra in allenamento piangenti e doloranti, uno dei due va sotto i ferri e i loro sostituti non possono giocare in Europa? Sarebbe strano, nelle competizioni del Fair Play e del Respect. Del resto lo ha ribadito la stessa Uefa che, con una nuova proprietà, questa, sarebbe cambiato tutto a giugno scorso. Adesso che la nuova proprietà c'è, sul Milan bisognerebbe cessare in infierire.

In tutto questo Rino Gattuso. Ormai lo conosciamo. Quando a tutti sembra abbattuto, come nelle conferenze post Milan-Atalanta 0-2 del dicembre 2017 e post Milan-Betis 1-2 dell'ottobre 2018, in realtà si sta solo ricaricando. E' incapace di piangersi addosso, il Mister. L'emergenza infortuni gli falcidia la rosa? E lui cambia e ricambia moduli, con il risultato finale che il modulo non c'è più. Il Milan va in campo. Un po' per giocare a pallone, un po' per battersi. Come a Udine dove qualche ipotesi di macchietta, qualche caricatura mal riuscita, ha vaneggiato di contropiede. A Udine nel secondo tempo, la partita si è allungata, attacchi tu e attacco io, diventando la classica partita che la squadra in confusione per le scelte dell'allenatore finisce per perdere. E che invece il Milan ha vinto. Perchè il sangue dell'allenatore scorre dentro la squadra. E viceversa. Sangue e pelle, un tutt'uno. Questo è il Milan, per il resto ci sono le pelletterie.