Il capolavoro di Orsato. Al Milan però è ora di risolvere alcuni problemi fondamentali

31.03.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Il capolavoro di Orsato. Al Milan però è ora di risolvere alcuni problemi fondamentali

Digerire una sconfitta è sempre doloroso. Quando però alla rabbia per la partita persa si aggiunge la sensazione di impotenza e di frustrazione causata da fattori esterni che hanno pesantemente condizionato il match, ecco che il dolore si fa insopportabile. Ovvio che si stia parlando dell’operato dell’ineffabile Orsato, irritante e prepotente secondo il più classico clichè del direttore di gara inadeguato.
Fin dall’inizio ha trattato i calciatori del Milan in malo modo: ha ammonito Suso solo perchè scivolato sul terreno bagnato, salvo poi sorvolare su un pestone rimediato dallo stesso spagnolo al limite dell’area; ha ammonito Castillejo che aveva semplicemente invocato il Var dopo un fallo di mano piuttosto netto in area doriana, negando il primo penalty ai rossoneri; ha gestito il match a modo suo, consentendo il gioco maschio alla Sampdoria e punendo i milanisti al minimo contatto; e dulcis in fundo la chicca al 90’, quel rigore grosso come una casa che Orsato ha negato al Milan perfino dopo essere stato richiamato al Var dall’arbitro Doveri.
Insomma missione compiuta e vittoria alla Samp, peraltro un’ottima squadra messa bene in campo da mister Giampaolo.

In casa Milan però sarebbe superficiale attaccarsi solo alle gravi inadempienze arbitrali per giustificare una sconfitta - la seconda consecutiva - che potrebbe rivelarsi sanguinosa nella sempre più impervia corsa ad un posto Champions. Il gol del vantaggio doriano è arrivato dopo nemmeno un minuto di gioco, grazie ad un clamoroso infortunio di Donnarumma (un errore stile Pescara, di quelli che capitano una volta ogni tre anni), quindi con tutta la partita davanti per recuperare. Ancora una volta però è mancata la necessaria lucidità nell’impostazione della manovra e soprattutto la qualità delle giocate per mettere a segno almeno un gol.
C’è un aspetto, a mio avviso rilevante, che andrebbe evidenziato. Il Milan anche stavolta ha concentrato tutte le più importanti azioni da gol nei minuti finali del primo e del secondo tempo contro la Sampdoria, confermando una teoria già ipotizzata alla fine del derby: questa squadra riesce ad essere pericolosa soprattutto grazie alla foga e all’impeto di una qualche reazione nervosa, non per merito della fluidità di gioco e della costruzione lineare di palle gol. E questo a lungo andare può diventare un grosso handicap per il Milan.

Inutile a questo punto puntare il dito contro Gattuso, che ha indubbiamente le sue colpe, come lui stesso è pronto ad ammettere. Il vero problema di questa squadra è la mancanza di qualità lì davanti. Anche stavolta il principale obiettivo di strali e insulti social da parte del popolo rossonero è stato lo spagnolo Suso. Eppure, malgrado l’evidente antipatia nei suoi confronti da parte dell’arbitro Orsato, è stato Jesus con un gran sinistro dal limite a costringere Audero all’unica vera grande parata del primo tempo. Ed è stato anche sfortunatissimo  al 60’ quando un suo tiro - deviato - ha spiazzato il portiere doriano spegnendosi a due millimetri dal palo anziché finire in fondo al sacco. È evidente che Suso faccia fatica a trovare la giocata ma è innegabile che su di lui ci siano sempre almeno due uomini, quindi delle due l’una: o gli avversai giocano sempre in 12 oppure c’è qualche altro giocatore del Milan che gioca a nascondino.

Molto più grave, a questo proposito, è stato il rendimento di Calhanoglu: nel primo tempo un tuffo ridicolo in area per rimediare un calcio di rigore (provando a sfruttare il momento delicato dopo la mancata concessione del primo netto penalty) e al turco è andata pure bene perché l’arbitro gli ha risparmiato il giallo per simulazione; non è mai riuscito a calciare in maniera decente neppure un calcio da fermo, angolo o punizione che sia, e per un calciatore del suo talento - vero è presunto - è oggettivamente grave. Ma a pesare pesantemente sul suo giudizio finale è l'inettitudine con cui Calhanoglu ha giocato alcuni palloni potenzialmente decisivi.

Poi certo potremmo parlare dell’impalpabilità di Castillejo, della mira nei cross di un inguardabile Rodriguez, della confusione generale in mezzo al campo, di un Musacchio stranamente distratto e arruffone. Oppure invece è meglio concentrarsi sul povero Piatek, lasciato solo per larghi tratti del match e malgrado tutto in grado di procurarsi un’ottima occasione nel primo tempo e un rigore solare nella ripresa. Forse sarebbe il caso di ripartire dai punti fermi su cui questa squadra può ancora contare e da lì ricompattarsi in vista del finale di stagione.
Mancano ancora 9 giornate, sbagliare in questo modo non è più consentito.