Il caso Cutrone. I soldi di Elliott. L’incognita Leao (e non solo) con l’esempio Bakayoko

02.08.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Il caso Cutrone. I soldi di Elliott. L’incognita Leao (e non solo) con l’esempio Bakayoko

Da mesi, diciamo pure da anni (2) dicono e scrivono che - causa FFP e/o scarsa volontà di investimenti - il Milan non ha soldi. Quindi non può comprare, anzi deve vendere. Mercato 2017: spesi 240 milioni, trattenuti tutti i “big” (ne parliamo dopo). Da luglio 2018 poi, spesi più di 150 milioni, 70 cash in inverno solo per Paquetà e Piatek. E non è ancora finita. Cessioni importanti: Cutrone. E Bakayoko non riscattato per questioni comportamentali più che tecniche o economiche. Qualcosa non torna tra chiacchiere e fatti. Anche perché la rinuncia all’Europa League è ascrivibile a pasticci precedenti.

Non contenta, parte della critica (e, quello che è più triste, dei tifosi rossoneri) obietta che si vende a poco - addirittura si svende - e si acquista a troppo. Quando in aprile Juve, Inter e Napoli seguivano con attenzione Leao, veniva descritto come il nuovo Mbappè. Lo prende il Milan e diventa una costosissima incognita. Più o meno come Bennacer, da nuovo Zielinski a metodista di una retrocessa. Ormai è acclarato quindi che Maldini e Boban siano due tordi in mano a Jorge Mendez. Ho persino letto che era meglio Raiola, perché grazie al Mino nazionale la Juve ha incassato 40 milioni per Kean mentre per Cutrone solo 22. Oggi un giovane della Juve che segna 2 o 3 gol è come un monolocale in Costa Azzurra, oggi un giovane del Milan che ne segna una ventina in 2 stagioni è come un grande appartamento alla periferia di Milano. Leggi di mercato. Come per il buon Locatelli non vi furono seri interessamenti oltre a quello del Sassuolo, l’ottimo Cutrone aveva solo il Marsiglia (che offriva meno) in alternativa al Wolverhampton. Nessun Manchester né Bayern o Real o altri top club. Valore assoluto di Cutrone? Non è stato, semplicemente, una prima scelta né per Montella né per Gattuso né - evidentemente - per Giampaolo. Tutto qui. Il che non toglie che la sua cessione abbia molto rattristato anche me. 

Fatto sta che il sacrificio del nostro giovane attaccante ha evitato al momento (siamo in agosto 2019, con un ritardo di 2 anni sulle previsioni di smantellamento) le cessioni di Donnarumma, Romagnoli, Suso, Calhanoglu, forse Kessie. Prime scelte. Titolari insomma. Dove sta l’incongruenza?

A parte la Juve, tutte hanno un mercato difficile quest’anno: basti pensare ai casi Icardi, Nainggolan, Dzeko, Lukaku, Higuain, Pepe, James Rodriguez, Dybala. In entrata e in uscita, ci sono scorpioni sotto ogni pietra. Possibile che solo per le vicende di casa nostra lo scetticismo e il sarcasmo regnino sovrani? Personalmente ho la netta sensazione che ogni minima mossa del club sia concertata con Giampaolo, il quale ha dettato profili precisi per giocare il suo calcio. Mi sembra la strategia migliore. Dopo di che sarà il campo a dare il responso, come sempre. A proposito di questo, mi sia consentito dire che molto dipende dai protagonisti: tutti i nuovi acquisti della stagione hanno potenzialità e mezzi per diventare grandi, sta soprattutto loro capire che Milanello è un punto di partenza e non di arrivo. Solo così cresceranno e saranno consacrati, altrimenti allungheranno la lista dei Bakayoko di turno. 

Chiudo con una doverosa osservazione sui calendari: la sensazione delle palline calde e fredde come ai sorteggi Uefa è ancora relativamente lontana, ma quello Juve-Roma che si ripete all’ultima giornata e qualche altra chicca sparsa, sono abbastanza sgradevoli.