Il coro sul ponte Morandi e il caso Scott Brown. La questione Suso e il mercato. La prospettiva Arnault. Tifosi da Champions

10.01.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Il coro sul ponte Morandi e il caso Scott Brown. La questione Suso e il mercato. La prospettiva Arnault. Tifosi da Champions

Sono talmente tante le volte in cui, dal 2012 ad oggi, il mio caro vecchio Milan ha toccato il fondo, da non avere più nemmeno voglia - ogni settimana - di ricominciare ad analizzare l'ennesima delusione. Penso e credo solo al futuro, ma prima di chiudere l'argomento vecchio di soli 5 giorni, non posso sorvolare sulla bufera scatenata dalla notizia secondo cui, durante la partita con la Sampdoria, sarebbe stato intonato dai tifosi rossoneri (quanti? quali? in quale settore?) un coro di dileggio sulla tragedia del ponte Morandi. Se davvero uno sparuto gruppuscolo avesse fatto una cosa del genere, dovrebbe essere seppellito dal vomito di tutti i 65.000 che a San Siro c'erano e questo coro però non lo hanno proprio sentito. Io compreso. La questione vera è che quotidiani e altre fonti di "informazione" hanno venduto la delicatissima "notizia" come se il coro non sia stato uno solo e soprattutto provenissero dalla Curva Sud. Suscitando sdegno, rabbia e disgusto trasformatisi in una campagna social dai toni cruenti. La matrice della vicenda è questa: è stata riportato un fatto infame, in termini ancora più infami. Un conto sono uno, due, dieci stronzi da segnalare e carcerare in un minuto, un altro discorso è infangare uno stadio o una Curva che invece il loro sgomento e la loro solidarietà alle vittime della tragedia genovese, lo avevano manifestato più di un anno fa. Fosse mutuato il sistema anglosassone, sarebbe stato tutto risolto in pochi minuti come nel caso di quel vigliacco tifoso dei Rangers che, all'uscita di Ibrox Park dopo un derby, gridò al capitano del Celtic: "Dov'è tua sorella?", riferendosi a quella del giocatore, Scott Brown, morta per un tumore nel 2008. A quell'indegno scarafaggio è stato interdetto l'accesso allo stadio a vita, sentenza emessa 14 ore dopo l'accaduto. Purtroppo invece il sistema è tutto tristemente italiano: ha generato astio e ira insopportabile tra fazioni, senza fornire né dettagli, né nomi, né circostanze. Amplificando (l'eventuale) ignoranza criminale isolata in un caso nazionale. Questione, come sempre, di faziosità. Disgustosa faziosità. 

I milanisti domenica scorsa mi sono parsi tutti molto più concentrati sull’accogliere Ibra, ricordare alla squadra lo scempio di Bergamo e controllare l’embolo che schizzava ad ogni “giocata” di Suso. Raramente nella mia vita sportiva ho vissuto un equivoco tecnico e tattico come quello dello spagnolo. Troppe limitate le sue invenzioni, troppo discontinuo il suo rendimento, troppo crocifissa la sua posizione per poter essere funzionale e redditizia. È il momento in cui Stefano Pioli dovrà avere coraggio di cambiare il modulo di una rosa zeppa di mezzeali e mezzepunte (e qualche mezzo giocatore di troppo) per esaltare le doti degli attaccanti. Possibilmente due. 

In rosa ci sono il 29enne Musacchio, l’infortunato Duarte e il perenne convalescente Caldara nel ruolo di centrali. L’ex atalantino sale sull’altare sacrificale in direzione vecchia maglia, per fare spazio a un altro giovane profilo. Operazione difficilmente comprensibile, dovrà essere spiegata. Probabilmente con la scarsa fiducia di un pieno, assoluto recupero fisico del giocatore che a Bergamo però potrebbe rinascere. Fatto sta che le alternative, in questa finestra di mercato, non paiono all’altezza. 

Le molte “uscite” in discussione e le reiterate indiscrezioni di un interessamento del magnate di LVMH, fanno pensare ad un reale interesse di Bernard Arnault circa l’acquisizione del Milan. La smentita del gruppo dice poco, ma aggiunge ancora meno. Che un discorso sia in piedi è comunque acclarato, che arrivi in porto è un altro discorso. 

Il progetto Elliott si è incagliato tra contraddizioni strategiche e filosofie differenti con gli stessi uomini ai quali il Fondo si è onerosamente affidato. In un senso o nell’altro una svolta è necessaria. 

Concludo con l’ennesimo plauso ai tifosi. Abbiamo vissuto in mezzo secolo periodi di magra e persino 2 serie B, però mai la mediocrità è durata così a lungo dagli anni ‘50 in poi. Fatta salva una Supercoppa e 2 finali di Coppa Italia (l’Inter dal 2010 non vede neanche queste, ma questo è un altro discorso), non ricordo 7 anni - siamo entrati nell’ottavo - così modesti. Costellati per di più da closing torbidi e per nulla risolutori. In tutto questo la tifoseria non solo è rimasta da scudetto, ma meriterebbe una Champions alla settimana.