Il figliol prodigo, i tre moschettieri e la camomilla di Gattuso. E ora tocca all’Inter

10.03.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Il figliol prodigo, i tre moschettieri e la camomilla di Gattuso. E ora tocca all’Inter

Quinta vittoria consecutiva per il Milan di Gattuso. Non sono uno da statistiche, ma non ci vuole la memoria di Pico della Mirandola per affermare senza tema di smentite che un lieto evento del genere non avveniva in Casa Milan ormai da tempo. Altro indubbio merito da ascrivere al condottiero di questo gruppo di calciatori, Gennaro Ivan il terribile.
Contro il Chievo l’allenatore calabrese è stato costretto a seguire dalla tribuna la ripresa del match a seguito dell’espulsione decisa dall’arbitro Pairetto per un eccesso di foga nei confronti del quarto uomo, degli avversari, della malasorte e di chiunque passasse da quelle parti. Nella speranza di rivederlo in panchina per il derby di domenica sera, magari una bella camomilla prima dell’ingresso in campo delle squadre potrebbe essere utile.
Sta di fatto che il Milan ha compiuto il suo dovere e, in attesa di quello che faranno domenica e lunedì Inter, Roma, Lazio e perfino il Napoli che adesso dista appena 5 punti, la classifica sorride ai rossoneri.
Esattamente come accaduto anche sabato scorso al termine del match contro il Sassuolo, è opportuno però fare alcune considerazioni, perchè se è vero che i ragazzi di Gattuso sono in serie positiva dall’inizio del girone di ritorno, è altrettanto innegabile che da qualche partita a questa parte il gioco non è più fluido e brillante come ad inizio anno. Partiamo dalle problematiche generali, per poi entrare un po’ più nel particolare.
Ancora una volta il Milan ha palesato il consueto limite nella lettura sbagliata di alcune ripartenze: capita infatti che i rossoneri tentino la soluzione personale con conclusioni velleitarie e quasi sempre sballate, anziché cercare il compagno smarcato e dare vita ad azioni pericolose; oppure invece, quando c’è da puntare la porta e sfruttare il corridoio libero (vedi Castillejo al 23’) provino l’improbabile passaggio in area con Piatek marcatissimo. Un rompicapo su cui mister Gattuso farà bene a fare le opportune riflessioni.
E poi c’è l’atavico incaglio nel quale il Milan ormai si imbatte da anni: perché dopo essere passati in vantaggio si smette di spingere e giocare a calcio? Quella contro il Chievo era una partita da chiudere già nel primo tempo e invece, come anche sabato scorso contro il Sassuolo, siamo rimasti a soffrire fino al 95’ in attesa del fischio finale dell’arbitro. Va bene essere accorti, va bene l’attenzione alla fase difensiva, ma mantenere il pallino del gioco e in tal modo costringere gli avversari e restare sulla difensiva anzichè stringere d’assedio la porta di Donnarumma potrebbe essere indispensabile in quest’ultima fase della stagione.

Qualche considerazione ancora sui singoli, a partire da Andrea Conti, umiliato da Hetemaj in occasione del gol del pareggio clivense. Per carità, nulla contro il ragazzo, un patrimonio importante del club, ma ora forse qualcuno avrà finalmente capito perché al momento Gattuso gli preferisce Calabria. Conti è un ottimo calciatore ma se vieni schierato nella linea dei quattro davanti a Donnarumma non puoi difendere in quel modo. Quindi delle due l’una: o il Milan cambia modulo per lui, ipotesi francamente improbabile visto l’impianto ormai collaudato dei rossoneri, oppure il ragazzo impara a fare il terzino. Una bega che tra l’altro lo staff tecnico milanista dovrà risolvere pure per Caldara, anche lui abituato a un altro sistema di gioco e per questo costretto ad un apprendistato più lungo e complicato.
A proposito di difensori, ormai abbiamo finito le parole per Alessio Romagnoli. Vista l’assenza di avversari nella propria area di rigore il centrale laziale si è preso la briga di andare a cercare due volte la via del gol. La seconda al 90', con un colpo di tacco uscito davvero di un soffio che avrebbe fatto crollare il Bentegodi. Capitano coraggioso.
Altra nota di merito, naturalmente, per Lucas Biglia, il figliol prodigo. Il tecnico del Chievo Di Carlo ha provato a piazzargli Giaccherini alle costole, cercando di mettere in difficoltà il regista argentino assente da diversi mesi. La risposta dell’ex laziale è stata esemplare: una quantità infinita di palloni sradicati agli avversari, corsa, personalità ed esperienza al servizio della squadra e per finire quel gioiello di punizione che dovrebbe finire sui manuali del calcio.
E per finire applausi alla coppia Piatek-Castillejo. La furia con cui il pistolero polacco si è gettato su un pallone irraggiungibile al 5’ ha lasciato intendere da subito la sua fame di gol. Appetito saziato al 58’ quando il 19 ha trasformato in oro un pallone vagante in area clivense riportando il Milan in vantaggio. Bravo anche l’ex Villarreal, in assoluto il più brioso e vivace del Milan, capace di svariare per tutto il fronte offensivo rossonero anche se, in verità, ancora un tantino confusionario.
E adesso voglia di derby.