Il futuro di Gigio e Ibra. Le regole si possono cambiare. Maurizio Mosca, 10 anni dopo

03.04.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Il futuro di Gigio e Ibra. Le regole si possono cambiare. Maurizio Mosca, 10 anni dopo

Credo che Donnarumma sia una specie di nervo scoperto per molti dei miei colleghi che si occupano di mercato, e non solo per loro. Da 4 anni riempiono ogni buco, ogni calo d'interesse con Gigio che lascia al Milan e va al City, al Chelsea, allo United, al Real, al Barcellona, al PSG, alla Juventus. In queste desolanti settimane di sofferenza in cui il calcio è costretto a centellinare eventi e notizie, il tormentone rinnovo o addio è pane per i denti dei media sportivi. Uno lancia la fuga e tutti gli altri gli vanno dietro. Addirittura, su una prima pagina di qualche giorno fa ho letto il titolo: "Le rose si svalutano" e come sommario: "Il cartellino di Donnarumma adesso non vale più di 40 milioni". A ruota, il futuro di Ibra: lascia il Milan (fatto certo) e si ritira (fatto probabile), secondo l'informatissima stampa italiana. Poi lui rilascia un'intervista al giornale svedese "Svenska Dagbladet" e dice: "Non so ancora cosa farò". 

Non si sa quando e se riprenderanno i campionati, con che formula, a porte aperte o chiuse, come verranno ridiscussi i contratti, le coppe europei, gli eventi internazionali. Non si sa come sarà il futuro, pallone compreso. Ma senza paura di sbagliare, senza tema di smentita, assolutissimamente, Donnarumma e Ibrahimovic se ne andranno dal Milan. Il primo per due lire, il secondo gratis. Vado controcorrente: il rinnovo a Gigio sarà proposto subito dopo la ripresa dell'attività e, conoscendo l'orgoglio di Ibra e il suo amore per il calcio e per il Milan, se avrà abbastanza benzina la stagione interrotta la concluderà certamente.

Qui si apre un'altra finestra. Quella, appunto, della stagione interrotta: sono assolutamente convinto che vada conclusa. Non importa quando né con che tempi, ma non è pensabile perdere gli introiti concordati. Passerà agli archivi magari come la stagione 2019-2021, ma va conclusa. Non importa e non interessa se quella dopo inizierà in inverno o a primavera o quando, sul tavolo ci sono i diritti televisivi, gli sponsor, gli incassi, i diritti degli abbonati e quindi l'esistenza del calcio. Le stagioni andranno concluse per questo motivo e non per quello macabro (in ogni caso fazioso) addotto da Igli Tare che per una volta mi ha proprio deluso, perché il rispetto per i morti non passa da nessuna scadenza terrena.

Maurizio Mosca, che il 3 aprile di 10 anni fa ci ha lasciato il suo vuoto riempito da ricordi, passione, energia e un'indomabile genialità, sarebbe stato d'accordo. Ci sono delle regole che vanno riscritte, specie in momenti di emergenza planetaria. Lui che è sempre stato avanti 10 anni per cambiarle e parlava negli anni Ottanta di stadi coperti e con i posti numerati, di tecnologia in campo, di fuorigioco delimitato da una linea a 30 metri dalla porta, non avrebbe tollerato che si facesse finta di niente per andare avanti ad costo. Per fortuna, questa volta le regole le scriveranno la natura e gli eventi, non gli uomini: nel calcio come nella politica e nell'economia. Dall'appiattimento dovremo venire fuori attraverso una mutualità che non sarà figlia di una ritrovata bontà dell'animo umano, ma di una costrizione dei governi e degli organismi che legiferano. 

L'uomo si sta facendo piccolo rispetto a ciò che gli serve davvero: lo sport è una di quelle cose.