Il malessere di Higuain: vuole il Chelsea, ma non insultate Leo e Paolo

16.11.2018 00:00 di Luca Serafini Twitter:   articolo letto 97606 volte
Il malessere di Higuain: vuole il Chelsea, ma non insultate Leo e Paolo

Per lavoro negli studi televisivi e da spettatore, ho visto e rivisto decine di volte quella scena con Higuain invasato che né i vecchi compagni, né quelli di oggi cercavano (sbigottiti) di placare invano. Quel teatrino è inaccettabile, insopportabile. Immotivato e ingiustificato. Il contesto è chiaro: un Milan-Juventus al miele, perché allo stadio nessun milanista ha avuto la sensazione o tanto meno la percezione di un arbitraggio sfavorevole e perché la partita è stata intensa come quelle dei Trofei Berlusconi. Vinceva la Juventus 0-2 a 3' dalla fine. Avviene uno scontro a centrocampo, ininfluente come zona e come peso specifico. Il rossonero viene ammonito e una protesta ci sta, ma quelle escandescenze da posseduto vengono da lontano ed è semplice spiegarle, così semplice da apparire disarmante. Scaricato dalla Juventus (dopo che il fratello di Higuain, Nicolas, suo mentore e tutore, aveva detto: "Pensate che coppia farà il Pipita con CR7..."), respinto dai dirigenti del Chelsea nonostante fosse la primissima scelta di Sarri, Higuain ha accettato il Milan per soldi e per aiutare il progetto nella sua crescita. In una notte d'estate, però, fermandosi a riflettere deve aver realizzato - per la prima volta e concretamente - che, a 31 anni il prossimo dicembre, con la Nazionale che non lo chiama più da tempo e in un club che non tornerà ad alti livelli prima di 2 anni almeno, probabilmente non vincerà più molto nella sua carriera che concluderà da star di retrovia. Nonostante un bonifico mensile costante di oltre 700.000 euro. Ha sclerato. Perché Higuain ha sclerato già uscendo dal campo a Cagliari, poi con l'Inter, con il Betis, con l'Udinese dove a un certo punto si è chiamato fuori. Gattuso sabato 10 lo aveva anticipato: "Deve stare calmo". Higuain non era nervoso perché ha sbagliato il rigore: ha sbagliato il rigore perché era nervoso. L'ex difensore di Bari e Torino Massimo Brambati, da anni opinionista Tv, disse in diretta 2 mesi fa e ha ripetuto lunedì scorso al "Processo di Biscardi": "A Milano vivo nel palazzo di Higuain, ho incontrato Nicolas e mi ha detto che suo fratello al Milan non sta bene, se ne vuole andare". Questo è il nocciolo della questione. E' in prestito oneroso: spero che a gennaio il Chelsea o la Juve incartino e portino a casa. Sarà più utile un Ibrahimovic motivato di un Pipita indemoniato. Non insultate Leonardo e Maldini nemmeno per il ricorso alla squalifica: è stata fatta perché a Milanello gli uomini sono contati, ma sono i primi a disagio dopo quanto è successo e sono certo che in un'altra situazione, il ricorso non lo avrebbero presentato. Salvini ha definito quella scena "indegna". Non sono leghista, ma milanista. Non ho altissime cariche istituzionali, ma nel mio piccolo l'avevo definita "indecorosa", che non è molto differente. 

Non offendete l'intelligenza di Leonardo, però: ha gestito a fine luglio una situazione pregressa, legata a Bonucci e non a Higuain. L'ha chiusa al meglio possibile, tutti erano concordi sul fatto che la Juve - cedendo Higuain e Caldara per Bonucci - per una volta non avesse fatto un buon affare. Se poi Caldara si rompe e Higuain va fuori di testa, non era decisamente prevedibile. Così come non si possono offendere l'onestà intellettuale e la passione di Leonardo Araujo e Paolo Maldini per il Milan, che viene in testa a loro prima di qualsiasi altra simpatia personale. Gattuso per loro non è in discussione dal primo momento in cui sono arrivati: decideranno con Elliott e i rappresentanti della proprietà non appena i tempi saranno maturi, valutando il lavoro e i risultati del tecnico. Attribuire loro un esonero scritto nelle stelle è offendere in un colpo solo Leonardo e Maldini, ma anche Gattuso e lo stesso Conte che 15 giorni fa stava per firmare con il Real.  

Molta gente ormai giudica in modo sprezzante persone e azioni di cui non sa niente, non conosce niente e non si informa su niente. Nel calcio come nella vita. Questa settimana ho postato sul mio profilo pubblico di Facebook, un durissimo intervento di Harrison Ford contro i governi sul tema del pianeta. Il dibattito sulla mia pagina è stato vastissimo e molto costruttivo, ma qualcuno ha scritto: "Ma chi è Harrison Ford per sparare cazzate?". "Facile per lui: hanno disboscato kilometri quadrati per la sua villa, adesso ha paura che cicloni e incendi gliela portino via. Ho risposto: ma di che parlate? Ford, oltre a essere una delle star più brave e amate di Hollywood, è "segretario del programma Young Eagledell'Experimental Aircraft Association. Dona tempo e denaro in favore della causa ambientale. Partecipa anche alla Board of Directors of Conservation International. Sebbene non ami parlare in pubblico, inha parlato in favore delle popolazioni del Tibet, per opporsi all'entrata della Cina tra le nazioni amiche degli Stati Uniti a causa dell'occupazione cinese in Tibet. Si è dichiarato sostenitore dei diritti gay e favorevole al matrimonio di fatto tra persone dello stesso sesso, è pilota di aerei ed elicotteri e possiede un ranch di 3,2 km2  nel Wyoming, metà del quale donato allo Stato come riserva naturale: in diverse occasioni ha personalmente offerto servizio di emergenza con l'elicottero in aiuto alle autorità locali; in una occasione ha portato in salvo un escursionista, rimanendo ferito". Non è bastato. Mi hanno replicato: e allora? Allora non teniamoci i tittologi del nulla: andiamo avanti a dare voce a chi valuta serenamente, obiettivamente e lealmente gli scenari e i fatti.