Il Milan europeo di Gattuso parte dalla Bulgaria come quello di Sacchi per sognare la musichetta della Champions

 di Alberto Cerruti  articolo letto 24238 volte
Il Milan europeo di Gattuso parte dalla Bulgaria come quello di Sacchi per sognare la musichetta della Champions

La speranza è che la storia si ripeta, perché la storia europea del Milan è indirettamente legata alla Bulgaria, pista di decollo di due squadre troppo diverse per essere paragonate ma con almeno un punto in comune: l’inizio di un nuovo percorso. E’ vero che il Milan di Gattuso aveva già debuttato in Europa League, ma quel primo appuntamento a Rijeka, che in realtà era l’ultimo del girone di qualificazione, non contava più nulla perché il vecchio Milan di Montella si era già guadagnato la promozione ai sedicesimi.

Ecco perché l’impegno di giovedì a Ludogorets, con la prima sfida a eliminazione diretta, si può considerare il battesimo europeo di Gattuso, che ha già messo le mani avanti per ricordare a tutti che non bisogna mai accontentarsi, nemmeno del 4-0 contro la Spal. “Contro il Ludogorets aveva sofferto anche il Real Madrid in Champions”, ha ammonito il successore di Montella, che invece vedeva progressi anche dopo le sconfitte. Giusto volare bassi con le parole, già fatali a Fassone e Mirabelli che l’estate scorsa consideravano il quarto posto il traguardo minimo per rientrare in Champions. Ora che questo piazzamento sembra quasi irraggiungibile, visto che i punti di distacco dalla Roma, quarta, sono 9 a 14 giornate dalla fine, il Milan scopre che la Champions potrebbe essere riacciuffata dalla finestra dell’Europa League, grazie anche a una beneaugurante coincidenza statistica.

Quando Gattuso aveva soltanto dieci anni e non avrebbe mai immaginato di diventare campione del mondo con l’Italia e con i rossoneri, un altro Milan guidato da Sacchi debuttava in Bulgaria, in quella che allora si chiamava ancora coppa dei Campioni, contro il Vitocha, a Sofia. Era il 7 settembre 1988 e ricordo che incominciai così la mia cronaca sulla “Gazzetta”: “brividi di freddo, non di paura”. Quel Milan, infatti, vinse 2-0 senza soffrire con le reti di Virdis e Gullit, prima di esagerare con un 5-2 a San Siro, firmato da quattro gol di Van Basten e uno di Virdis. All’inizio di quella avventura, nessuno pensava che si sarebbe conclusa con una finale stravinta 4-0 contro la Steaua. E almeno in questo c’è un’analogia con il Milan di Gattuso, che vede ancora troppo lontana la finale del 16 maggio a Lione. Eppure con un Cutrone così, anche se l’Europa League è il terreno preferito di Andrè Silva, che ha già segnato 6 gol ed è il capocannoniere della coppa con Moraes della Dinamo Kiev e Rigoni dello Zenit, il Milan può sognare, perché ha già dimostrato feeling con le coppe, eliminando l’Inter in coppa Italia e bloccando la Lazio nella prima semifinale. Il Manchester United, rientrato in Champions soltanto grazie al successo in Europa League contro l’Ajax, è un esempio da seguire. Basta crederci, come ci crede il grande pubblico rossonero che ama l’Europa e sicuramente riempirà San Siro come ai bei tempi, se Bonucci e compagni andranno avanti e incontreranno le grandi di coppa. A patto di non accontentarsi mai, come insegna Gattuso che l’Europa la conosce bene.