Il Milan osservato speciale. Il Bakayoko che conosciamo noi. Borgonovo, Mannari: quanti giovani...

20.04.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Il Milan osservato speciale. Il Bakayoko che conosciamo noi. Borgonovo, Mannari: quanti giovani...

Appena si accende un faretto sul Milan, è come se si illuminasse la volta celeste. Significa che un terzo, un quarto di episodio arbitrale sul Milan è come un centinaio di episodi degli altri. Al Milan non veniva dato un rigore senza Var da 14 mesi e un rigore in generale da 4 mesi, ma appena ne è stato dato uno eccolo. Non era un un rigore, un normale rigore d'ordinaria amministrazione. Certo che no, è diventato subito Il Rigore, il Super Rigore, lo Stra Rigore. Qualcuno, che una volta non doveva fare il Mauro, è andato addirittura a dire che non c'era. Qualcun altro ha messo in piedi la strana teoria che siccome un minuto prima il Var aveva cancellato un rigore che non c'era, non si poteva dare un minuto dopo il rigore che c'era. A Tare è bastato confondere Cutrone (il gol di braccio di Milan-Lazio gennaio 2018 che poi era stato pareggiato dal gol di Marusic) con Crotone (la partita che un anno fa la Lazio si è dimenticata di vincere, spianando la strada alla rimonta della qualificazione Champions dell'Inter), per dare il via libera. Liberi tutti. Parlare, straparlare e riparlare del Milan e poi qualcosa succederà. Non solo ci sfoghiamo, ma andiamo nei titoli di tutti i siti e di tutte le tv. Al Milan è stato sbattuto fuori Bakayoko a Bologna con lo stesso "metodo" con cui è rimasto in campo Pellegrini a Roma, al Milan gli hanno riso in faccia a Jeddah tutti fra arbitro e assistente, gli hanno negato rigori di ogni tipo fra Kolarov, Murru e Alex Sandro, gli hanno ammonito (Romagnoli) ed espulso (Suso) giocatori al primo accenno di protesta, ma è bastato che Rodriguez prendesse il pallone prima di Milinkovic per dare la stura ad ogni tipo di ennesima potenza. Se, dopo un episodio che le moviole dei grandi quotidiani hanno definito non da rigore (con tutta la simpatia per il Corriere dello Sport, ma il decennale fumus anti-Milan della sua moviola ci ha indotto a non leggerla più) ha parlato Tare facendo il frullato di teorie ed episodi, ecco che poi ha potuto dire la sua parolina il presidente Cairo, cosa che non si sono negati nemmeno Sepe e D'Aversa per il "bagher" di Bastoni per il rigore del 2-1 dell'andata di Milan-Parma. Non è importante cosa si dica, ma che si parli del Milan. Così si accorgono di noi. E il Milan diventa subito osservato speciale. Con l'arbitro Valeri che torna a dirigere un Parma-Milan dopo i famosi 8 metri del 2013. Mettere il pallone 8 metri più avanti su punizione è, metro alla mano, come battere un rigore da 3 metri anzichè da 11. Dopo Banti contro l'Udinese e dopo Orsato a Genova, Milan ancora osservato speciale, ancora attenzionato. Un Milan zitto e paziente, mentre gli altri parlano, parlano, parlano. Potremmo dire giù le mani da Bakayoko, ma potrebbe sembrare una invettiva gratuita. Proviamo allora a raccontarlo questo ragazzo, e a spiegarvi perchè può starci anche lui nell'Occidente avanzato. Quando è stato buttato nella mischia a Napoli, il Milan ha perso la partita. E Gattuso in conferenza ha spiegato che il giocatore aveva problemi di postura e di tocco di palla. Non male per un professionista pagato 45 milioni di euro dal Chelsea, l'anno prima. Ma Rino è sincero e lo ha detto. E lui? Ci è rimasto male e lo ha detto a tu per tu al suo nuovo allenatore. Incredibile. Capito? Avete letto bene. Ci è rimasto male: per noi è straordinario. In un mondo in cui i giocatori sono delle aziende, hanno la pelle dura e pensano moltissimo a ricavi, soldi e guadagni, lui ci è rimasto male. Un ragazzo sensibile, in un mondo di pescecani. Un mese e mezzo dopo, lo stesso Bakayoko giocava delle partite lunari contro Olympiakos e Betis. Non sembrava nemmeno un giocatore di calcio. E lui nelle interviste di quel periodo lo sapeva, se ne accorgeva, ma opponeva agli sguardi interrogativi attorno a lui un sorriso tenero, come a dire "scusate". Non poteva dire che stava ripassando e imparando a più non posso davanti al video con Gattuso, ma con lo sguardo dolce cercava semplicemente comprensione. Poi ha iniziato a giocare titolare, dopo l'infortunio e l'operazione di Biglia. Ha dato colpi senza infierire e ha preso botte senza reagire, là nel centro del campo, nel cuore del gioco. Non lo abbiamo mai visto scattare nervoso o protestare gesticolando. Fino al caso Acerbi. Ha sbagliato, Tiemoue. Ma vi giuriamo che il gigantone buono ha sbagliato senza malizia, senza dolo, senza sarcasmo. Era convinto di stare giocando. Ma giocare con il calcio in un Paese di predicatori e di anime belle quando c'è di mezzo la pelle degli altri, non si può. Non sappiamo se lo sanno o se lo hanno capito, ma lui e Acerbi sono della stessa pasta. E siamo convinti che prima o poi Acerbi sarà il primo a dire ai suoi tifosi di mangiarsela quella banana. Nutrirsi è sempre meglio che perdere tempo a fare cori a chi, per indole e bontà, non li ascolta nemmeno. Dal 1999 al 2016 a Milan Channel è andato in onda Terza Pagina. Unico, non a detta nostra ma di amanti del genere, vero, autentico, strepitoso programma della vera e inconfondibile Storia tecnica e soprattutto umana del Milan. Quella materia che è indigesta solo a chi non è milanista e a chi non conosce la storia milanista. Si sono seduti davanti a noi decine e decine di ex milanisti di ogni tipo e di ogni epoca. Da Bet e Biasiolo a Weah e Savicevic. Storie, groppi in gola, lezioni di vita, milanismo allo stato puro, ma tant'è, non è potuto durare all'infinito. Abbiamo vissuto e abbiamo diffuso. Ma soprattutto abbiamo capito. A Manuel Locatelli che oggi gioca nel Sassuolo e ad alcuni dei nostri giovani, vorremmo far vedere tante, ma magari anche solo alcune, di queste testimonianze. E soprattutto i volti, le espressioni, con cui venivano dette certe cose. Li abbiamo ancora davanti agli occhi: Stefano Borgonovo, Graziano Mannari, Giovanni Cornacchini e molti altri. Ma molti altri. Quando ci raccontavano "dovevo essere meno impulsivo", "lasciare il Milan cosa che non rifarei mai", "se potessi tornare indietro...". Ce le hanno dette queste cose, a carriera finita. Quando il nastro si era ormai riavvolto. Ma a chi ce lo ha ancora tutto pieno e tutto inespresso nelle sue mani, ci permettiamo di sussurrarlo. Essere al Milan, essere uomini che danno un senso ad una carriera. E' molto di più che giocare, togliersi lo sfizio, rincorrere, guadagnare. I valori non passano mai di moda. Sono sempre gli stessi. E non bisogna mai, ma proprio mai, considerarli dei fastidiosi compagni di viaggio.