Il Milan torna a sperare nel quarto posto ma la ribellione di Bakayoko e il nervosismo di Paquetà sono pessimi segnali

07.05.2019 00:06 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Il Milan torna a sperare nel quarto posto ma la ribellione di Bakayoko e il nervosismo di Paquetà sono pessimi segnali

Il risultato, che mai come stavolta contava più del gioco, dice che il Milan ha vinto 2-1 contro un buon Bologna, lanciato verso una meritata salvezza. E la classifica, che a tre giornate dalla fine assomiglia a una sentenza, aggiunge che la squadra di Gattuso è più che mai in corsa per il quarto posto con vista Champions. Scavalcato il Torino e agganciata la Roma, adesso il Milan deve raggiungere l’Atalanta, a più 3 sui rossoneri. Attenzione: raggiungere e non superare, perché in caso di arrivo a pari punti i rossoneri sarebbero premiati dagli scontri diretti a favore (pareggio in casa, successo in trasferta) e lo stesso discorso vale nei confronti della Roma. Il calendario, infine,ricorda che il Milan deve incontrare la Fiorentina fuori, il Frosinone in casa e la Spal fuori, mentre l’Atalanta troverà il Genoa a Reggio Emilia, per impraticabilità del suo “Comunale”, la Juventus in trasferta, e il Sassuolo sul suo campo, ancora al Mapei Stadium. Ognuno può fare i calcoli che vuole, ma al di là del calendario sul quale non si può mai fare affidamento, ricordando le difficoltà che il Milan ha incontrato quest’anno contro avversari di livello chiaramente inferiore, la partita contro il Bologna ha aggiunto altre verità agrodolci. 

Le note positive riguardano Donnarumma,che ha salvato il successo nel finale deviando l’ultimo tentativo di Edera, la serietà di Abate, tornato in campo con i gradi di capitano e più in generale la professionalità di altri due panchinari: Borini che ha firmato il gol alla distanza decisivo e soprattutto Josè Mauri sdoganato per emergenza al posto di Bakayoko e subito entrato nell’azione del primo gol del redivivo Suso. Purtroppo, però, il successo finale non può far passare in secondo piano le note negative, perché soltanto chi cerca di correggere i difetti può davvero crescere. E allora, sorvolando sulle difficoltà tecniche di una squadra che procede sempre a strappi, più preoccupata di difendersi che di attaccare, è grave il nervosismo di troppi giocatori. La settimana scorsa si era fatto espellere Romagnoli, il capitano, con i nervi pericolosamente scoperti. Poi, dopo un ritiro punitivo che non è certo il segreto di questo successo, c’è stata la ribellione di Bakayoko che in pratica si è rifiutato di sostituire l’infortunato Biglia, con il duro faccia a faccia successivo con Gattuso, preludio a un inevitabile addio del centrocampista, perché non si possono spendere 35 milioni per riscattare ungiocatore che non è un campione ma soprattutto non è un professionista. E infine ecco il brutto gesto di Paquetà che si è fatto espellere per aver messo le mani addosso all’arbitro, lasciando la squadra in inferiorità numerica nel finale. Su questo deve riflettere e intervenire la società, senza lasciare ancora solo Gattuso. Anche se alla fine saluterà tutti anche lui e probabilmente non sarà l’unico. Perché a questo punto non basterebbe nemmeno il quarto posto per assolvere tutti. Ammesso che l’Atalanta freni e smetta di farlo il Milan