Il piano Marshall per il Milan

14.07.2018 00:01 di Mauro Suma  articolo letto 104240 volte
Il piano Marshall per il Milan

Circa sette anni fa, mese più mese meno, incappammo nella sventura di coltivare un pensiero che ritenevamo e riteniamo serio, sportivo, corretto non solo politicamente. Circa sette anni fa, mese più mese meno, la Juventus era a terra, spalla larghe e volto rivolto al cielo, dopo Calciopoli e gli errori che ne seguirono. Pensavamo e pensiamo, con tutto il rispetto per Roma, per Napoli e per Firenze, che il calcio italiano sia Milan, Inter e Juventus e che il calcio italiano abbia bisogno di Milan, Inter e Juventus. Tutte e tre, senza morti e senza feriti. Immaginammo circa sette anni fa, mese più mese meno, un piano Marshall per la Juventus per riportare anche i bianconeri nell'alveo del calcio italiano. Fu un articolo. Mai trasformato in una posizione, mai ripetuto, mai reiterato. Ma mal ce ne incolse, perchè anche oggi, sette anni dopo, mese più mese meno, veniamo perseguitati di volta in volta da gente che per lavoro sta su twitter e che tra un rutto libero e l'altro si ricorda di quell'articoletto e ce lo rinfaccia. Liberissimi, nel paese del predellino che cerca di dare un senso alla propria vita per un like fortuito e involontario, abbiamo visto di peggio. Del resto che la Juventus non sarebbe rinata per il piano Marshall dell'articoletto ma per il harakiri più clamoroso della storia (solo in questo caso usiamo la minuscola, che è meglio) del Milan, non potevamo immaginarlo neanche lontanamente. Ebbene sì, la Juventus di CR7 non è oggi il top irraggiungibile del calcio italiano per il nostro articoletto, ma per aver saputo ricostruirsi passo dopo passo, mattone dopo mattone, a partire dallo scudetto della svolta negativa rossonera Pato/Tevez, da anni in cui Andrea era l'amico con cui allearsi per far fuori Adriano Galliani, gli annji del tanto peggio tanto meglio, anni in cui lo stesso storico dirigente rossonero, ben consapevole della contaminazione e dei tranelli, voleva a tutti i costi presentarsi dal proprio presidente anche con la coppa Italia, a costo di "costringere" Allegri a schierare in semifinale sia Ibra che Thiago Silva, con l'infortunio del brasiliano che azzoppo' quell'ultimo grande Milan del 2012 sulla strada sia della Champions League che dello Scudetto. Ma tant'è. 

Oggi è il tempo della nemesi. Oggi che gli avversari, con la consueta bava alla bocca, si augurano lo tsunami per il Milan e non il piano di salvataggio rossonero, eccoli i connazionali del segretario di Stato USA degli anni Quaranta, George Marshall. Il comunicato del fondo Elliott dell'altra sera ci ha riportato alla memoria, che dal gennaio 2012 ad oggi avevamo perso, i toni del grande gruppo che scolpisce ogni parola, che arricchisce ogni riga della propria autorevolezza, che nel non detto lascia ampio spazio alla fantasia dei tifosi. Ed è su questo rilancio che devono concentrarsi i Milanisti, tutti i Milanisti,  compatti, uniti e unici, come recita quello splendido striscione di San Siro che abbiamo sempre negli occhi: belli come il sole. Basta faide, basta divisioni! Lasciamole agli anni pessimi che abbiamo inaugurato nel 2012 e tutte le anime del Milan, come sta accadendo da diversi mesi a Milan TV, siano l'una al fianco dell'altra. I Milanisti li conosciamo: più sono divisi e frastagliati, meno sono loro stessi. Pensare di avere l'ultima parola, la verità in tasca, la famosa ragione, per rinfacciarla all'avversario di tifo digrignando i denti e odiando è poca roba, è robetta che i Milanisti devono lasciare ai non Milanisti. C'è tutta una tifoseria rossonera sui social che, da anni, è malata di "vattenismo". Via, vada via quello, vai via tu, vada via anche lui, via sempre, via tutti. E da vattene in vattene siamo ad oggi, con alle spalle settimane di apnee e di notti insonni. Perchè il Milan non è un bluff, il Milan è una vita. Noi conosciamo bene le fattezze, le sembianze, il colore degli occhi e il tono della voce di chi ha messo in moto il meccanismo che ha portato ad oggi, ma la responsabilità più grande è proprio questa: aver diviso il grande mare del Milanismo in una serie di rivoli senza capo e senza coda. Trovino la forza i tifosi, che il Milan ed Elliott la troveranno a loro volta, dopo i prossimi, doverosi passaggi istituzionali. 

Sappiamo bene da dove arriveranno le frecciate dei prossimi giorni, le leggiamo ogni mattina negli angoli della rassegna stampa, ma anche livorosi estensori dovranno tener conto del fatto che è stato il management rossonero a portare a Elliott per completare quel closing che nel marzo 2017 stava ormai per saltare, a finanziare il mercato con il viaggio a Vienna e il bond successivo, a innescare il processo che ha portato al cambiamento con la politica degli aumenti di capitale che erano necessari per il Milan. Il Milan, sempre e solo il Milan, al centro di tutto il Milan e il suo bene. In tanti ci avete scritto in privato sui social in questi giorni, tu che ne pensi? Non conta. Non importa. Non siamo noi i protagonisti, non vogliamo minimamente esserlo. Il becerume di chi pretende di sovrapporre i propri pensierini allo scorrere della storia rossonera, ce lo lasciamo sotto la suola delle scarpe, ben protette dagli strati degli insulti che certa gente riceve al solo aprir bocca. Vogliamo solo, e il prima possibile, lasciarci alle spalle questi anni. Via, in questo senso sì, venire via, scappare via. Via dal caos mediatico negativo per il Milan creato ad arte da alcuni degli stessi uffici del club nella settimana di vigilia dello spareggio Champions di Siena del 2013, via da un ex calciatore del Botafogo che sarebbe dovuto diventare allenatore da un momento all'altro, via dalle sconfitte di fine stagione contro Atalanta, Udinese, Genoa, Verona, via dai pareggi sempre di fine stagione contro Frosinone, Carpi e Pescara e dell'Europa che volava via e del Settlement che non arrivava a gravare le trattative prossime venture di vendita del club, via dal Romagnoli che è meglio non comprare perchè tanto abbiamo Mexes, via da Menez, Balotelli e Boateng nostri rinforzi di mercato, via, via, via, basta. Con amore, con rispetto, con stima, con riconoscenza, ma via. Fino all'estate del 2017 che abbiamo protetto, tutelato e incoraggiato, e lo rifaremmo ancora oggi, proprio per quella fame di Milan che ci portiamo dietro da tanti, troppi anni. Non sappiamo nemmeno noi che storia abbiamo raccontato dall'aprile 2017 ad oggi, ma abbiamo toccato con mano in questi mesi la lealtà di Elliott (che nel marzo di quest'anno aveva offerto altri 30 milioni di euro in prestito alla presidenza cinese) e questo basta. Questo garantisce i tifosi rossoneri dalla continuità del loro amore. La tifoseria più bella del mondo, quella bella come il sole, dal 22-23 luglio fino al 19 agosto si godrà il suo mercato. E poi riabbraccerà i ragazzi di Rino Gattuso. Che aspetta i suoi tre rinforzi. Ma anche il verdetto del Tas, oggi anticipato da tutt'altro sfondo politico. Comunque vada a Losanna, la stagione 2018-2019 la affronterà un Milan vero, un Milan con l'obiettivo sportivo di tornare fra le prime quattro, il Milan che mattone dopo mattone dovrà andare a riprendersi tutto quello che i veleni gli hanno tolto dal 2011,  l'anno dell'articoletto sul piano Marshall, ad oggi.