Il progetto Elliott prosegue a prescindere dalla Champions e dall'asilo mariuccia

03.05.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Il progetto Elliott prosegue a prescindere dalla Champions e dall'asilo mariuccia

Tra Parma, Lazio e Torino si sono miseramente infranti 17 mesi di lavoro, che avevano consentito a Rino Gattuso di azzerare il gap dall'obiettivo Champions arrivando persino a giocare il derby sopravanzando l'Inter in classifica. Il malessere era iniziato molto prima, però, dal punto di vista delle prestazioni e anche di qualche risultato. Letale, assolutamente devastante è stata la delegittimazione dell'allenatore, sia che la notizia relativa al suo fine mandato a giugno fosse stata fatta trapelare dalla società o da lui stesso. La squadra si è svuotata, essendo sovente lo spogliatoio del calcio come la classe di una scuola, o di un asilo, dove anche il secchione molla se arriva il supplente invece del professore. Non ci sono dubbi che il black-out sia mentale, perché questa squadra ha dimostrato più volte come disponga di mezzi tecnici non certamente eccelsi, ma in grado di competere con le migliori del nostro campionato. Ho usato il riferimento dell'asilo, oltre a quello della scuola, perché in queste settimane di crollo sono avvenuti episodi comportamentali inaccettabili per gente adulta e responsabile: la lite Kessié-Biglia nel derby, l'offesa ad Acerbi, i ritardi di Bakayoko (e non solo, unito alle abitudini e alla permalosità di qualcuno). Fino al ritiro punitivo. Come si sia arrivati a questo clima è incredibile: è evidente che per troppi dei giovani che vestono questa maglia, il Milan sia considerato un punto di arrivo e non di partenza come dovrebbe essere. Sono questioni che sopravanzano di gran lunga i limiti di una squadra senza fuoriclasse consacrati e di un allenatore in gravi difficoltà, colpevole di qualche errore grave.

Le maggiori colpe sono quelle della comunicazione individuale, a tutti i livelli: Rino ha trasmesso in maniera sin troppo evidente le sue preoccupazioni, il suo disagio e l'insofferenza ("Tra 2 mesi parlo io") deleteri nella ricezione dei media, del pubblico e dei giocatori. La società è passata da silenzi poco comprensibili (culminati con Cutrone in mix-zone dopo Torino) a rese altrettanto inopportune (lunedì scorso Scaroni ha detto che la Champions non era un obiettivo primario). Gazidis alla squadra martedì ha trasmesso il concetto opposto, perché tutto è ancora possibile nella corsa al 4° posto.Per cui bisogna dare l'anima e sputare sangue: lunedì sera San Siro non farà sconti a nessuno.

Per quanto davvero fuori luogo per la tempistica, in realtà la frase del presidente corrisponde al vero. Spiego meglio. "Elliott Management Corporation" (il primo fondo mondiale per investimenti attivi) garantisce ai suoi investitori un rendimento annuale composto netto del 14,6% "sin dalla sua fondazione" ed è arrivata a gestire in asset quasi 40 miliardi di dollari l'anno. Ha acquistato il Milan esponendosi per diverse centinaia di milioni tra proprietà, ripianamento debiti e mercato (70 solo a gennaio per Piatek e Paquetà). È pronta a spendere altre centinaia di milioni per lo stadio nuovo. 

Nel luglio 2018, quando ha preso possesso del club, il Milan arrivava da un lustro di piazzamenti lontanissimi dal podio per cui Elliott ha elaborato un business-plan a medio-lungo termine per risollevare le sorti del fatturato, della squadra e del marchio che teneva conto di un piazzamento Champions esclusivamente come eventuale "bonus" finanziario, prima che un traguardo sportivo. La campagna rafforzamento ci sarà e sarà importante a prescindere, dal piazzamento, dai paletti Uefa e dall'asilo mariuccia che sarà sfoltito in giusta misura. L'identikit del nuovo allenatore rivelerà molto chiaramente obiettivi e strategie del prossimo biennio. Nel frattempo, però, non è consentito a nessuno rinunciare all'obiettivo ancora alla portata. In tutto questo scenario, infatti, i grandi assenti sono il cuore e il fegato dei tifosi.