Il “secondo anno“ di Pioli, il futuro con Ibra, le ragioni delle vittorie e l’addio a Bonaventura

07.08.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Il “secondo anno“ di Pioli, il futuro con Ibra, le ragioni delle vittorie e l’addio a Bonaventura

Nel pre-partita dell’ultima giornata, a MilanTv, ho espresso un pensiero con grande convinzione: quella con il Cagliari a San Siro sarebbe stata la prima partita della stagione 2020-21. Senza più un traguardo concreto al di là di quello sterile, puramente statistico, dei punti, i rossoneri avrebbero dovuto dimostrarci di avere comunque la grinta, la voglia, l’autostima di vincere giocando bene anche nell’ultimo platonico impegno. Perché? Perché la mentalità delle grandi squadre (e di quelle che studiano e lavorano per diventarlo) si manifesta in ogni occasione - specie le più ibride - e si esprime con ossessiva continuità. 

Quali siano stati i motivi di una striscia così esaltante che è seguita alla lunga pausa forzata, avrà un’importanza e un’incidenza determinante alla riapertura dei battenti. Gli stadi chiusi? Hanno alleggerito la pressione al dettaglio, ma ora che questo gruppo ci crede fortemente e si diverte sudando, non ho dubbi che con il nostro pubblico (il nostro grande, impagabile pubblico) l’atteggiamento non cambierà. La preparazione fisica e mentale? Aver saputo coniugare questi due fattori in un momento così critico per l’umanità e contraddittorio per il club, con la possibile ennesima rivoluzione in estate, è stato il capolavoro di Stefano Pioli con l’assistenza di Ibrahimovic. L’inconsistenza degli avversari? Non è un nostro problema, al di là dell’osservazione (letta e ascoltata da più parti) un tantino superficiale. 

Adesso a questo gruppo mancano solo le riprove: bisogna riprendere il cammino dalla partita con il Cagliari, che riassume alla perfezione le 11 che l’avevano preceduta. Mi continuano a ricordare che la seconda stagione di Pioli in squadre in cui ha fatto bene alla prima, sono state spesso deludenti. Confido quindi nella svolta anche del suo cammino, perché l’uomo è vero e il professionista impeccabile. L’eccezione premierà il suo lavoro. La chiave di volta sarà il mercato e da quanto ne so, mi risulta che proprietà, dirigenza e tecnico siano sintonizzati. La conferma di Ibra ne è una prima conferma. 

Mi dispiace molto per Jack Bonaventura, avrebbe meritato un Milan diverso. E anche una conclusione diversa della sua vita rossonera. Ma in questo momento il posto da titolare che probabilmente desiderava, non può essergli garantito. Credo che in una stagione in cui finalmente gli impegni si moltiplicheranno grazie all’Europa, spazio ce ne sarà molto, per tutti, ma le scelte - la sua e quella della società - sono comunque rispettabili. E vanno accettate con realismo.