Il segno di Zorro e le due sorprese di Leonardo

06.01.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:   articolo letto 39902 volte
© foto di Stefano Montesi
Il segno di Zorro e le due sorprese di Leonardo

Attenzione attenzione, il mercato invernale è iniziato già da due giorni e il Milan ancora non ha comprato nessuno. Che poi nemmeno è corretto visto che il contratto di Paquetà è stato appena depositato, ma l’acquisto del brasiliano è ormai roba vecchia, accordo stipulato ormai un paio di mesi fa, e non può certo bastare a placare la voglia di novità dei tifosi rossoneri. 
Il grosso problema è che mai come in questa sessione invernale la dirigenza di via Aldo Rossi sta lavorando a fari spenti a caccia degli innesti giusti da mettere a disposizione di Gattuso. Gli operatori di mercato brancolano nel buio alla disperata ricerca di una traccia buona da offrire in pasto ai fans, così si continua a parlare sempre degli stessi personaggi: Sensi, Duncan, Morata, Gabbiadini, Carrasco, tutti calciatori che per motivi diversi non sembrano poi così prossimi alla sede di Milanello. 
Consapevoli che potremmo sbagliare anche noi (siamo tra quelli che brancolano nel buio), la sensazione è che gli acquisti del Milan di gennaio saranno due nomi che finora ancora non sono venuti fuori, due sorprese. L’unica cosa su cui ci sentiamo di mettere la mano sul fuoco è che si tratterà di un attaccante esterno (se uscirà Borini) e di un centrocampista (se Bertolacci saluterà la comitiva rossonera). In caso contrario, visto il recupero ormai prossimo di Lucas Biglia e l’arrivo di Italia dell’ex stellina del Flamengo, non è escluso che ci si possa addirittura fermare qui. Anche perchè c’è quella maledetta spada di Damocle che pende in maniera pesante e angosciante sulla testa di Elliott e sulla quale forse sarebbe il caso di fare un piccolo ragionamento. 

Partiamo da un assunto: il fairplay finanziario dell’Uefa è come la corazzata Potiomkin. Senza voler scomodare il leggendario ragionier Ugo Fantozzi, questa teoria sta prendendo piede con forza ogni giorno che passa. Per carità, le premesse di partenza erano anche corrette e il fatto che dal 2010 ad oggi si sia passati dai quasi 2 miliardi di deficit globale del calcio all’attivo attuale di 600 milioni (fonte Gazzetta) è lì a certificare la bontà del lavoro svolto. Ma arrivati a questo punto si rischia il corto circuito, come ha sottolineato correttamente Zvonimir Boban, uno che quando parla lascia sempre il segno. 
Da una parte, infatti, c’è l’occhietto di riguardo riservato ad alcuni club, Paris Saint Germain e Manchester City su tutti (anche se adesso pare che il club inglese rischi sanzioni pesanti), che hanno beneficiato dell’indulgenza di Nyon facendo storcere il naso al resto dell’Europa pallonara; dall’altra c’è l’intransigenza mostrata dall’Uefa nei confronti di tanti altri club che hanno fatto la storia del football continentale (Milan naturalmente, ma anche l’Inter negli anni passati) che di fatto ha stratificato e incrostato le differenze di potere economico e contrattuale di alcuni club rispetto ad altri. Ora, se è giusto tenere a freno le spese pazze che nei primi anni del nuovo millennio hanno portato ad indebitamenti oltre il sensato, sarebbe altrettanto corretto - come ha affermato con chiarezza Zorro Boban - consentire a nuovi imprenditori dalla cristallina solidità finanziaria (ogni riferimento al fondo Elliott è puramente voluto) di poter fare investimenti sostanziosi per rilanciare il proprio club. 

Il Milan, ad esempio, per ricominciare ad attrarre sponsor e aumentare i ricavi, ha bisogno assoluto di tornare in Champions League e ad imporsi nel calcio che conta. Per far questo c’è bisogno si di progettualità e acume finanziario, ma anche di risultati sul campo e quindi di investimenti su calciatori di livello. Cosa che l’Uefa sembra non gradire come si evince dalla lettera di richiamo arrivata in via Aldo Rossi dopo l’acquisto del gioiellino brasiliano Paquetà. È un cane che si morde la coda, un’impasse strutturale che i vertici di Nyon hanno il dovere di risolvere pena un appiattimento sempre più evidente del calcio europeo, dove a vincere ormai sono sempre le stesse squadre, vista l’impossibilità delle altre di competere sullo stesso terreno.
La verità innegabile è che l’attuale giurisprudenza legata al fairplay finanziario tende esclusivamente al mantenimento dello status quo, frenando il tentativo di rinascita di club storici come il Milan. Una normativa che merita di essere rivista ed in fretta, pena la perdita di interesse per un giochino che, continuando così, tra qualche anno non riserverà più alcuna sorpresa.