Il senso di chiamarsi Gattuso

05.06.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Il senso di chiamarsi Gattuso

È vicino il giorno in cui la palla tornerà a rotolare. Per me è questa l’essenza: gli stadi vuoti certo mi intristiscono, ma i bambini ai giardinetti giocano senza pubblico, eppure anche quello eccome se è calcio. Basta che qualcuno porti il pallone. Semmai, è il teatrino di presidenti, dirigenti, governanti a deprimere. In questo vuoto planetario è andata in scena una commedia miope e becera, a tutti i livelli: l’Uefa, innanzitutto, che non perde occasione per dimostrare la sua struttura da pianeta delle scimmie e il suo inquinato mare da squali della Magliana (dove non c’è mare). Ma Fifa, federazioni e leghe non sono state molto meglio, anzi. A cominciare dai francesi. Tutti arrovellati e pararsi il culo prima di pensare alla sicurezza, alla gente, allo sport. 

In qualche modo si torna a giocare e noi milanisti ci arriviamo con una specie di battaglione in ritirata, a brandelli nei numeri e nel morale, senza generali né colonnelli e anzi un paio di capitani stanchi e sfiduciati. A pezzi nella condizione e nell’autostima. I soldati, però, quelli veri, sono uomini che credono fortemente in valori e spirito battagliero, non si arrendono nemmeno quando sono sfiniti. Aggrappiamoci a questi: Donnarumma, Romagnoli, Ibrahimovic soprattutto. E ai fanti assaltatori che hanno coraggio: Hernandez, Bennacer, Castillejo, Rebic. Confidiamo nella responsabilità che da 3 anni qualsiasi graduato concede - cocciutamente - a Calhanoglu. All’orgoglio dei superstiti, alla voglia di rivalsa di Paquetà, alla serietà dell’integerrimo Pioli trattato come uno stoccafisso, ma incollato al suo dovere. 

Restano scampoli di speranza per un finale dignitoso, a partire da quella coppa Italia elegantemente pilotata all’andata. Poi toccherà a un nuovo corso, a una nuova rivoluzione, che seppellisca (preghiamo Iddio) questa palude di anni zero che abbiamo alle spalle. Triste eredità di un Berlusconi più stanco e lontano delle nostre stesse sgangherate truppe di oggi. 

Mercoledì ho salutato Francesca Gattuso a Gallarate. C’era tanta gente, ha lenito il dolore profondo di una tragedia così crudele: per lei e per Rino, quel mesto corteo affranto costituisce il raccolto di chi, nella vita, ha seminato preziosi germogli di lealtà, amicizia, senso della famiglia, onestà. Questo tesoro continuerà ad accompagnarci, caro Rino: nel tuo cuore straziato, trovino posto il suo ricordo indelebile e i sorrisi che ti restano addosso. E nell’amato Milan che ti hanno costretto a lasciare, viva per sempre l’ardore del tuo cognome.