Il silenzio è il rumore di Elliott. Mercato: facciamo i conti. Pipita e Monto: lavorare, solo lavorare

29.12.2018 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 62341 volte
Il silenzio è il rumore di Elliott. Mercato: facciamo i conti. Pipita e Monto: lavorare, solo lavorare

C'è chi si è sorpreso dell'intervento di Leonardo e Paolo Maldini, a ribadire che non è stato contattato nessun allenatore e che non è mai esistito nessun piano alternativo a Gattuso per la panchina del Milan. Dal nostro osservatorio privilegiato, ci eravamo già accorti il giorno prima al momento dell'intervista a Milan Tv, che Rino era tutto tranne che un allenatore sul punto di essere esonerato. Ma questo non conta assolutamente nulla. Quello che conta è che è inutile sorprendersi. Molto meglio invece prendere utile esempio e trarre opportuno insegnamento dalla giornata di ieri. E cioè che silenzio della quotidianità del quarto piano di Casa Milan è reale. E' lo stesso silenzio che fa da linea-guida ad una intera proprietà. Una proprietà che fa dell'essere ovattati e invisibili il proprio modo di essere. Non è la prima volta che i media, e quindi i social all'ennesima potenza, delineano scenari di ogni tipo sul Milan e poi quando i dirigenti parlano si scopre che l'allineamento dei pianeti è tutto diverso da tutto quello che si era immaginato e raccontato. La non comunicazione non è un vezzo o una lacuna, ma una scelta. In generale. Poi, in particolare, ieri, è stata la sensibilità di Leonardo e Paolo Maldini ad avvertire che troppi scenari e troppi spifferi stavano contribuendo ad incidere in negativo sulla carne viva dello squadra, sul nervo scoperto dei giocatori. Quando mercoledì, subito dopo Frosinone-Milan, la pancia a terra delle tastiere di ogni ordine e grado stava già raccontando che Gattuso non sarebbe arrivato a Milan-Spal e che, quale che fosse il risultato di Milan-Spal sarebbe stato cacciato, abbiamo fatto un tweet che spiegava che la situazione era ben altra, di fiducia e compattezza. Risultato? Siamo stati presi a pesci in faccia. Insulti, parolacce, volgarità. A illustrare un certo mondo dei social che poi è sfociato, come declinazione, in una serata da dimenticare in un altro stadio e con altre squadre protagoniste. Quando si insulta vuol dire che la vena è ormai chiusa e non si riesce a capire. Eppure era semplice dedurre che la nostra non era una difesa. Ma una notizia, peraltro confermata dai fatti e dalle parole di due giorni più tardi. Poi i tifosi possono gradirla o meno, mancherebbe altro. Ma confondere l'unica notizia vera della giornata con un immolarsi per l'allenatore, conferma che quando si arriva da anni difficili, proprio come Leonardo e Paolo Maldini ieri hanno voluto ricordare urbi et orbi, lo stato di cattiva forma riguarda tutti. L'intero ambiente. Noi compresi? Certo, perchè mettersi in discussione è sempre il primo passo per migliorare e per crescere.

Torniamo al silenzio di Elliott. "Esprime disappunto": quando un colosso spiega così il proprio ricorso di cotanta portata ad un Tribunale Arbitrale, si dovrebbe capire tutto. C'è il mondo, dietro quelle due parole. Ma in superficie esce solo un sussurro. Ecco perchè Leonardo e Paolo Maldini hanno atteso gli ultimi giorni dell'anno. Non per essere inquadrati, non per apparire. Ma per spiegare, per raccontare. Proprio loro che sono comunque dirigenti di quella proprietà, che è silenziosa per natura, che sposta le montagne e divide le acque (in senso evidentemente non biblico) con due semplici parole. In ogni caso: dopo l'intervento dei due direttori, anche la squadra dovrebbe aver capito tante cose. Comprensibile il disorientamento dei giocatori da una proprietà all'altra, ben tre, nel giro di un anno e mezzo. Ma adesso le carte sono in tavola. Leo e Paolo sono stati semplici, diretti, chiari ed essenziali. Da oggi i tifosi del Milan sanno che chiunque rimane con la maglia rossonera indosso lo fa per orgoglio d'appartenenza, altrimenti è liberissimo di andarsene. Che l'allenatore non è stato lasciato solo. Che tanti contatti di mercato in entrata e in uscita, e di cui i vari procuratori informano regolarmente i propri assistiti, non vengono presi per disistima nei confronti della squadra di oggi. E nemmeno per un capriccio o per un vezzo. Ma perchè quando si parte da un bilancio di meno 126 e bisogna arrivare a meno 30, quando ti arriva il warning Uefa appena i siti di mercato parlano di Paquetà al Milan, bisogna sentire tutto e tutti, rimanere in contatto con tutti e su tutto. Poi si sintetizza, poi si fanno le scelte. Ma in una situazione come quella rossonera, bisogna far di conto minuto per minuto, ora per ora, giorno per giorno, settimana per settimana. La guida dirigenziale il Milan ce l'ha, ma sotto pressione, circondata, guardata a vista da Nyon. Queste sono le certezze che deve avere la squadra. Ma che a questo punto deve ricambiare, lottando con tutta l'anima per il quarto posto e la Champions League. Leo e Paolo hanno restituito orgoglio al milanismo quando hanno dichiarato papali papali "Tanto ce la facciamo a riportare il Milan in alto, resta da decidere solo il tempo, se poco, medio o tanto, ma ce la faremo". Se lo ricordino i tifosi rossoneri quando leggeranno o vedranno sorrisini di compatimento e frasette da Cassandra (del tipo "Il Milan non ha i soldi", "Il Milan non può", "Tutti usano il Milan per i proprio aumenti di contratto ma poi non ci vanno"), d'ora in poi.

Certo, anche i tifosi devono essere compatti. Rino Gattuso ha il suo carattere e fa i suoi errori, ma se chi lo insulta, chi ci insulta, chi abusa delle volgarità, sapesse tutti i problemi quotidiani che deve fronteggiare l'allenatore del Milan, avrebbe tutt'altre opinioni e tutt'altri punti di vista. Ma il calcio vero è quello sommerso, il calcio degli sfoghi e delle parolacce è solo quello più nazional-popolare. Ci sta. In ogni caso, veniamo a noi. Compattezza significa esserci, dare tutto, mettere le ragioni del gruppo e della squadra davanti alle proprie. Splendido segnale la convocazione di Suso per oggi. Higuain? Alcuni bravi colleghi che lavorano legittimamente sulle fonti sono convinti di gravi problemi alla schiena da parte del Pipita: dissentiamo. Higuain, ci permettiamo, deve solo lavorare di più e fidarsi di più dei carichi di lavoro robusti ma onesti di Rino Gattuso. E che non fanno male a nessuno, anzi, come confermano i 39 punti del girone di ritorno della scorsa stagione. Montolivo? Nessun problema personale, per lui la porta dell'ufficio di Gattuso è aperta. Ma anche qui non siamo di fronte agli umori di un allenatore, bensì all'allenamento, al lavoro, quello vero, quello duro, ed è solo su questo piano, professionale e non caratteriale, che Rino fa le sue scelte. Il resto? Kessie, Ricardo Rodriguez, Calhanoglu: forza ragazzi, forza. Siete stati le travi del girone di ritorno che aveva riportato il Milan a fine marzo 2018 a pochi punti dal quarto posto, adesso bisogna tirare fuori energia e determinazione. Perchè le scelte future del Milan, di Elliott, di Leo e Paolo non dipendono dalle congiunzioni astrali. Ma da voi e solo da voi. Dannatamente solo da voi. Sono legate al vostro cuore e non ai dettagli che nel calcio vanno e vengono. Forza.