Il tempo perso da Giampaolo e il tempo che manca per rivedere un Milan da quarto posto. Perché Correa non basta

27.08.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Il tempo perso da Giampaolo e il tempo che manca per rivedere un Milan da quarto posto. Perché Correa non basta

Ci vuole tempo. Lo dicono tutti e se lo dice, o lo fa dire, Sarri, che guida la Juventus capace di vincere gli ultimi otto scudetti e di arrivare due volte in finale di Champions, a maggior motivo anche i vertici del Milan hanno il diritto di dire che ci vuole tempo. Visto che non c’è traccia dei silenziosi rappresentanti del fondo Elliott, persino più invisibili del misterioso cinese che li ha preceduti alla guida del Milan, soltanto Zvonimir Boban è uscito allo scoperto alla vigilia del debutto in campionato. Per rimediare all’ennesima uscita a vuoto del presidente Scaroni, che aveva definito il Milan una squadra “mondiale” grazie alle 7 Champions vinte e la Juventus è una squadra “italiana” perché ha vinto più scudetti di tutti, Boban ha opportunamente ricordato che “la squadra bianconera è stata anche mondiale ed è compito del Milan fare tanto e velocemente per stare lì dove sta la Vecchia Signora”. Con il coraggio che ha sempre avuto in campo e fuori, Boban è stato chiaro, promettendo ai tifosi che il Milan non li deluderà. Questione di tempo, appunto. Già, ma quanto? Perché Boban conosce gli umori dei tifosi, tutti in generale e milanisti in particolare. E i tifosi rossoneri, che prima hanno accolto con sollievo l’arrivo del fondo Elliott e poi con entusiasmo quello di Maldini e Boban, non sono disposti ad aspettare a lungo, perché molti di loro già rispondono che c’è tempo anche per rinnovare l’abbonamento, o per sottoscriverne uno nuovo. La campagna acquisti chiude lunedì prossimo, quella per gli abbonamenti dopo il derby, ma intanto il Milan è partito a handicap, nel peggiore e meno prevedibile dei modi, ricordando i soliti superficiali discorsi sulle partite “abbordabili” e sulla partenza “in discesa”, quando è stato varato il calendario. Udinese, Brescia e Verona, dovevano essere il comodo trampolino di lancio, per arrivare al derby con 9 punti. E allora, vista la partita di Udine, c’è da chiedersi che cosa sarebbe successo se il Milan avesse affrontato all’esordio una squadra meno “abbordabile”. Il problema non è soltanto la sconfitta, ma soprattutto il modo con cui è arrivata, sia perché il Milan non ha mai tirato in porta ed è stato salvato da Donnarumma che evitato lo 0-2, sia perché in campo sono scesi gli stessi giocatori di Gattuso. E allora dov’è la famosa “mano di Giampaolo” che lavora dal primo giorno con i “vecchi” e non con i “nuovi”? L’aspetto peggiore, però, riguarda le conclusioni alle quali è arrivato il tecnico, che ha candidamente fatto capire di essere pronto a cambiare modulo. Ciò significa che ha perso più di un mese di tempo ma soprattutto che, come tutti i profeti della teoria, ritiene più importanti i moduli tattici dei giocatori che li devono interpretare, privilegiando cioè la cornice invece del quadro. Perché quindi si è intestardito a cambiare il ruolo di Suso, facendolo giocare trequartista? A Udine si è visto chiaramente che lo spagnolo appena può svaria sulla destra, come chi è abituato da una vita a guidare a destra e può anche sforzarsi di farlo sulla sinistra, ma alla prima rotonda si incarta e torna a destra. E poi perché inserire i nuovi Bennacer e Leao dopo lo svantaggio, cioè nel momento più difficile, invece che dall’inizio al posto dei sempre più deludenti Calhanoglu e Castillejo? Per non parlare di Piatek allargato sulla fascia o quasi. Adesso si aspetta con ansia Correa dall’Atletico Madrid, anche se sarebbe meglio prendere il suo omonimo della Lazio. Ma siccome ha soltanto la stessa nazionalità di Maradona e bisognerà dare tempo anche a lui di inserirsi in una nuova realtà, paradossalmente il rischio è che quel 7 sulle maniche dei giocatori non rappresenti soltanto il numero delle Champions vinte, ma il prossimo piazzamento dei rossoneri. Perché tra tanti punti interrogativi che generano confusione, c’è soltanto una certezza: dopo Udine il Milan è costretto a ripartire da zero. E non soltanto in classifica.