Infortuni, critiche, rivoluzioni e quella premonizione che fa ben sperare

04.11.2018 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:   articolo letto 27000 volte
© foto di Stefano Montesi
Infortuni, critiche, rivoluzioni e quella premonizione che fa ben sperare

Periodo strano al Milan. Non si fa in tempo a gioire per un ritrovato quarto posto e due vittorie consecutive tanto preziose quanto complicate contro le genovesi, che a Milanello ci si ritrova costretti a fare la lista degli abili e arruolati per la trasferta friulana. Dover affrontare l’Udinese, un match che potrebbe dare continuità alla striscia positiva rossonera, in una tale situazione d’emergenza non è proprio il viatico migliore per i rossoneri. Ma tant’è, questo passa il convento, tanto vale vare buon viso a cattivo gioco.
Di Caldara ormai abbiamo capito l’entità dell’infortunio: una diagnosi impietosa che annuncia uno stop di almeno tre mesi. Al netto dei problemi fisici di minore entità che hanno colpito Jack Bonaventura (lieve infiammazione al ginocchio sinistro), Calabria (distorsione alla caviglia sinistra subita contro la Samp), Calhanoglu (precettato grazie agli antinfiammatori contro le genovesi ma out a Udine) e Kessiè (anche lui acciaccato da almeno un paio di partite ma costretto agli straordinari per mancanza di alternative), la preoccupazione più grave in casa Milan riguarda Lucas Biglia. L’argentino, proprio alla vigilia di Milan-Genoa, si è fermato per il riacutizzarsi di un vecchio problema muscolare al polpaccio destro. Anche per l’ex laziale si parla di almeno un paio di mesi di stop. Se consideriamo che in rosa un vero alter ego dell’ex laziale manca, tanto che si è resa necessaria la riesumazione del fin qui emarginato Montolivo, è comprensibile come Gattuso sia disperatamente alla ricerca di conferme da quei pochi uomini sani che gli sono rimasti a disposizione.

Da analizzare però i sempre più frequenti atti di disistima di tanti tifosi rossoneri nei confronti del tecnico calabrese e l’insoddisfazione costante che ormai avvelena le domeniche dei milanisti. Anche alla fine della sofferta vittoria contro il Genoa, anzichè gioire per la conquista dei tre punti e la ritrovata zona Champions League, a prevalere tra i fans del diavolo è stata l'insofferenza: «Gattuso è incompetente», «Ma come si fa a giocare con la difesa a 3?», «Assurdo fare i complimenti a Bakayoko», «Kessiè esterno destro proprio non va», «La qualità del gioco è scadente», «I giocatori si fanno male per colpa della preparazione sbagliata», questo il tenore di numerosi sfoghi sui social milanisti.
Premesso che è legittimo avere le proprie opinioni e manifestarle con più o meno vigore sul web, ma una visione più ampia sulla situazione attuale del Milan aiuterebbe ad esprimere giudizi più equi. Non considerare la situazione di emergenza nella quale il Milan ha affrontato e sconfitto i rossoblu, i tanti infortunati e tutte le difficoltà di formazione di cui abbiamo già parlato, è ingeneroso nei confronti dell’allenatore, chiamato a rivoluzionare la squadra per tappare le tante falle di formazione. Abbiamo ribadito più volte che la rosa a disposizione di Gattuso presenta qualche lacuna, figlia di un mercato improvvisato gestito peraltro nel miglior modo possibile da Leonardo in 20 giorni anzichè in tre mesi. Ecco, io credo che sarebbe giusto tenerne conto al momento di puntare il dito contro l’allenatore per qualche esperimento più o meno riuscito. 

Dopo la vittoria di domenica sera al termine di un match giocato molto bene dai rossoneri e portato a casa in rimonta contro una Sampdoria briosa ed intraprendente, il pensiero dominante era: «Finalmente Gattuso ha capito che bisogna giocare con due punte». 
Personalmente la penso come il mister, è l’atteggiamento con cui si scende in campo, non i numeri di un sistema di gioco, a fare la differenza. E la riprova è arrivata dopo tre giorni: ancora Higuain e Cutrone lì davanti, ma stavolta non così efficaci in zona gol, intanto per i tanti disagi nella costruzione del gioco causati dal sovraffollamento in infermeria, ma anche per qualche limite caratteriale che ancora saltuariamente viene fuori.
Ecco, a Udine il Milan dovrà dimostrare di volersi sedere al tavolo dei grandi, senza paure, senza insicurezze, senza timori reverenziali. Solo con la consapevolezza di poter dire la propria e giocarsela ad armi pari con tutti. Malgrado le difficoltà. È in questi momenti che si forgia il carattere di una squadra e la vittoria contro il Genoa ha offerto segnali importanti in tal senso. 
Un’ultima annotazione. Alla vigilia del match di Udine l’allenatore dei friulani Velasquez si è espresso con le stesse parole usate qualche giorno prima dal collega genoano Juric: «Sappiamo come fare male al Milan». Com’è andata a finire mercoledì l’abbiamo visto, che sia di buon auspicio anche stasera.