ItalGazidis: fase 2 nel vivo. Nuovo Milan Gennaio. Cara vecchia Curva...

01.12.2018 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 66204 volte
ItalGazidis: fase 2 nel vivo. Nuovo Milan Gennaio. Cara vecchia Curva...

La sfilza, la sequela di luoghi comuni è già in canna. Milano non è Londra. L'Italia non è l'Inghilterra. La Serie A non è la Premier, eccetera eccetera...vale la pena dire lo giuro. Anzi, lo giuriamo. Lo giuriamo che lo sappiamo. Ma alle porte della prima settimana da altissimo dirigente rossonero della sua vita, Ivan Gazidis potrebbe dimostrarsi molto più italiano di quanto sia lecito ipotizzare. Laureato ad Oxford, visione del mondo aperta, globale e competitiva, il nuovo ad rossonero sa perfettamente che il Milan non è l'Arsenal, che San Siro non è l'Emirates...e compagnia cantante. La sensazione è che le tiritere non serviranno: sa ed è pronto. Queste ultime settimane non sono state di vacanza, ma di approccio e di studio. Del calcio italiano e dell'Italia del calcio. A Casa Milan si aspettano un uomo di intelligenza e sensibilità, ma anche di umiltà e servizio. In tribuna d'onore i suoi sorrisi sono stati caldi, all'uscita da San Siro sospiri e mezze frasi hanno denotato un dirigente onorato, che sa di essere atteso da un duro lavoro. Ricavi e sistema calcio: a Londra giocava in casa, a Milano, Italia, in trasferta. La consapevolezza dell'Italia e di cosa sia l'Italia accompagnerà Ivan Gazidis non solo nella sua prima, ma anche nelle successive settimane rossonere. Dopo la fase uno della gestione di giorno in giorno dopo che i fatti sono precipitati in estate quasi da un giorno all'altro, Elliott entra in una nuova fase. Dall'emergenza e dalla quotidianità alla gestione e al progetto. 

Negli ultimi cinque anni a gennaio, in maglia rossonera, sono arrivati fra gli altri Essien, Honda, Taarabt, Cerci, Paletta, Antonelli, Destro, Kevin Prince Boateng di ritorno, Deulofeu, Ocampos. Insomma, quel che si poteva. Ma senza tornare sul passato (non lo fa Adriano Galliani dopo 31 di storia rossonera ma lo sta facendo Massimiliano Mirabelli dopo 16 mesi di Milan), la sensazione piuttosto netta è che il mercato di gennaio del 2019 possa somigliare di più a quello degli Oddo e dei Ronaldo, dei Van Bommel e dei Cassano, dei Balotelli prima maniera. Cioè ad un mercato di nuova propulsione, di svolta, di impulso positivo. Senza far nomi, dal momento che ci sono in giro così tante certezze che una in più finirebbe anche per annoiare, conta l'impianto. La struttura. Leonardo, che sta lavorando tanto, bene e in silenzio, in totale sintonia e fratellanza con Paolo Maldini (non lo sottolineiamo un tanto al tocco, ma perchè ben conosciamo i sussurretti  e i sussurrucci di un certo sottobosco), sta avendo solo contatti di alto profilo. Tanto ha suscitato impressione in società la portata dell'emergenza infortuni, la concatenazione ravvicinata e anche sfortunata degli stop più importanti della rosa, quanto sono stati, sono e saranno di livello i contatti per fare in modo che il mercato di gennaio tamponi un po' tutto in vista della lotta per il quarto posto fino all'ultima giornata.

Sappiamo bene di non essere amati dal cuore della Curva. Quelli che vengono pagati. Quelli che lavorano e guadagnano, mentre noi ci sporchiamo le mani e facciamo i sacrifici. Da loro, e solo da loro, questa critica la accettiamo. Loro che non la fanno per malanimo o per invidia, ma per reale diversità delle parti, dei punti di vista, delle traiettorie. Tutto giusto, ma anche se non ci ama lasciatecela abbracciare lo stesso questa Curva che va verso lo  storico 50esimo compleanno. Non è una Curva facile la nostra. Tirata negli anni un po' di qua, un po' di là, attraversata da vari istinti, sentimenti, pensieri. Noi che andiamo al microfono ogni volta che scende in campo la nostra vita, che ci andiamo senza aver studiato prima ma soli soletti con le nostre emozioni, lo sappiamo cosa significa essere in curva. Noi con una filippica, loro con un coro; noi con uno sproloquio che sale dalla pancia, loro con uno striscione di sfogo. Una volta che l'hai fatto l'ha fatto, ne sei prigioniero, ti inseguirà ovunque. Ma è il calcio, è la vita, non è mica la panna montata. Il 16 dicembre saranno 50 anni e la applaudiremo la nostra Curva. Con lo stesso sorriso ebete del bimbo di sette, otto anni che tutte le volte che entrava con papà nei ristoranti e vedeva un tavolo di ragazzi giovani, iniziava ad ossessionarlo: papà, ma loro sono della Fossa dei Leoni? Anni in cui di calcio in tv ce n'era poco e quel poco era in bianco e nero. Ecco allora che rampa dopo rampa, una volta a San Siro, quando capitava, il cuore batteva prima per il campo verde e poi per loro, per le bandiere, per i ragazzi, per la curva. La Fossa, oggi Curva Sud Milano con una Arena civica che non vede l'ora di omaggiarla fra solidarietà e patrocinio comunale il prossimo 16 dicembre, era il nostro luogo del mito. Anche se stiamo perdendo, dalla Fossa uscirà una qualche magia, un ruggito di quelli giusti per rimontare e vincere. Erano i nostri pensieri che sono  forse invecchiati ma che ci si mette un attimo a rispolverarli e a riviverli come nel cuore di bimbo con il Milan nel cuore. E' lei, è la Curva, che ti sostiene sotto di un gol col Dudelange, che attacca brighe con le bandiere, che omaggia le vittime di Hillsborough come nessun altro, che appartiene alla storia, che le basta una coreografia di quelle giuste per ipnotizzarti e per incantarti. La lacrimuccia il 16 dicembre ci scapperà, perchè il flusso dei cori della Curva è il flusso delle nostre vite. E perchè se pensiamo a Pedro, a come veniva a raccontarci con il cuore in mano cosa aveva preparato in settimana, non ce la possiamo fare. E tu Pedro, questo lo sai molto bene. Eccome se lo sai.