Kjaer-Pioli-Ibra-Maldini-Bonaventura e il rinnovo di Donnarumma. Alla retromarcia record di Elliott manca soltanto Boban

28.07.2020 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Kjaer-Pioli-Ibra-Maldini-Bonaventura e il rinnovo di Donnarumma. Alla retromarcia record di Elliott manca soltanto Boban

Scusate, ci siamo sbagliati. Non lo dice e non lo dirà mai nessuno, ma questo è il senso unico della strategia del fondo Elliott che nel giro di pochi giorni, se non di poche ore, ha fatto un’autentica retromarcia su tutto e su tutti, così clamorosa da assomigliare a un’inversione a u. Nulla di proibito in questo caso, anzi una dimostrazione di buon senso, anche se il risultato finale non deve far passare in secondo piano i motivi che lo hanno determinato. E’ vero che Rangnick non aveva mai, o meglio non ancora, firmato il contratto, ma il contatto senza “r” con lui c’era stato e nessuno, nemmeno il presidente di facciata Scaroni, lo aveva negato. Per fortuna del Milan, e dei suoi tifosi, quando stava per calciare il rigore decisivo, Rangnick ha sparato troppo alto e il pallone è finito sopra la traversa. A prescindere dal momento meno opportuno, visto che il Milan stava giocando contro il Sassuolo una partita decisiva per entrare in Europa League, il ribaltone è diventato automatico, sorprendendo tutti, a cominciare da Pioli che si considerava già un ex. La sua conferma è la mossa chiave per ripartire, che smentisce tutti i desideri precedenti della proprietà di cercare un profilo internazionale per un gioco più spettacolare con una squadra di giovani talenti. Sarà un caso, ma prima del rigore fortunatamente sbagliato da Rangnick il Milan aveva già rinnovato il contratto a Kjaer, che avendo 31 anni non rientrava nei parametri del tedesco. Retromarcia anche questa, la prima in ordine cronologica, cui seguiranno a breve la rinnovata fiducia a Maldini e a Ibrahimovic, che erano ormai pronti a lasciare. La retromarcia non finisce qui perché anche Bonaventura, che in agosto compirà 31 anni e non 39 come Ibra in ottobre, potrebbe rimanere, prolungando il contratto in scadenza. Altra mossa giusta, non soltanto perché Bonaventura ha vinto l’ultimo titolo del Milan, la Supercoppa italiana nel 2016 con Montella, ma perché può ancora essere prezioso sia come titolare, sia come prima alternativa dei centrocampisti. E in più nelle prossime ore ci sarà anche l’annuncio del rinnovo di Donnarumma, futuro capitano del Milan, che non è da scoprire soltanto quando para i rigori. Tutto è bene ciò che finisce bene, verrebbe da dire. Come sempre, però, non bisogna lasciarsi influenzare dall’emotività del momento, che può essere comprensibile nei tifosi ma non nei dirigenti. Un grande club, infatti, deve avere la freddezza, oltre alla competenza ovviamente, per varare un piano e poi difenderlo. Da questo punto di vista, invece, il Milan targato Elliott ha confermato di cambiare troppo in fretta le proprie idee. Prima è stato messo in discussione Pioli, contattando Rangnick, poi è stato confermato Pioli e lo stesso discorso vale per il no a Ibra poi diventato sì, di nuovo no e ora di nuovo sì. Con la stessa fretta è stato licenziato Boban che aveva detto la verità, chiedendo la cosa più importante e cioè la chiarezza sul futuro del Milan, che a quanto pare non c’è nemmeno adesso. Chiedere scusa a Boban sarebbe il minimo, richiamarlo sarebbe il massimo, ma ovviamente non accadrà. E allora avanti tutti assieme appassionatamente con Pioli, Ibrahimovic e Maldini. Con la certezza che questa stagione, malgrado lo sprint finale, è stata deludente perché nella migliore delle ipotesi arriverà il Milan arriverà quinto e non quarto, a un punto dalla Champions come un anno fa. Per cui bisogna rinforzare bene la squadra, in ogni reparto. Altrimenti alle prime difficoltà Pioli sarà il primo a pagare, visto che nei piani alti si naviga a vista.