Kjaer riscattato, Ibra invece no. Elliott permaloso: nel calcio è un difetto. Dare tre ruoli a Rangnick è un rischio

16.07.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Kjaer riscattato, Ibra invece no. Elliott permaloso: nel calcio è un difetto. Dare tre ruoli a Rangnick è un rischio

Il settebello calato dal Milan di Pioli continua a valorizzare il lavoro certosino dello staff tecnico e la maturità di un gruppo, non a caso esaltato e migliorato dall’arrivo di Ibrahimovic e cementato (in difesa) dall’acquisto (riscattato 24 ore prima del Parma) di Kjaer. Una voce sottofondo suggerisce: “avete visto che Elliott non guarda la carta d’identità del danese ma ne apprezza le qualità e anche a 30 anni lo riscatta?”. Verissimo. Kjaer ha 30 anni e perciò non si può dire che sia di primo pelo. È anche vero che qui il giovanotto smentisce quel che molti addetti ai lavori pensano di Gasperini, allenatore e profeta dell’Atalanta mostro di questo campionato post-Covid: a Bergamo non ha funzionato, a Milanello sì cambiando sistema di gioco, passando dai 3 ai 4 ma non può essere solo quello il motivo. Ci sono altre condizioni favorevoli: la fiducia del tecnico, la migliore condizione fisica, la voglia di stupire, la sicurezza delle prime esibizioni. Il punto, che è poi la risposta all’interrogativo precedente, è il seguente: ma non può essere Kjaer la dimostrazione che Elliott non chiude il portone di Milanello ai calciatori maturi ed esperti. Prima di liquidare il Parma, Massara, il ds, dice di Ibrahimovic: “Ce lo godiamo fino all’ultimo giorno”. Ecco l’altro punto, allora. Le voci provenienti da Londra raccontano della famiglia Singer infastidita dall’intervista rilasciata dallo svedese. Signori miei, nel calcio, come nel business, non è permesso essere permalosi. Ibra è così, con i suoi difetti e i suoi tanti pregi di cui sta godendo il Milan attuale. Magari esagera quando sostiene che se fosse arrivato a settembre invece che a gennaio il Milan avrebbe vinto lo scudetto. Ma i miglioramenti ottenuti da tutti, allenatore compreso che ha in campo un assistente di primo piano, sono sotto gli occhi di tutti. E sarebbe davvero un errore clamoroso rinunciare solo perché ha risposto piccato a Gazidis e ha firmato un’intervista sgradita alla proprietà. Non è così che si amministra una società, specie poi una come il Milan. Nella sfida col Parma ci sono altre luci da segnalare, a dimostrazione di una fioritura fisica e calcistica da incorniciare. Kessiè e Calhanoglu sono i nuovi condottieri del gioco, Bonaventura s’incastra perfettamente con il resto dello schieramento che riesce anche a evitare l’insidia delle diffide (cinque) salvando così dalla squalifica in vista del Bologna sia Romagnoli (sempre presente) che Hernandez, Bennacer e Rebic, risparmiati e perciò sistemati in panchina. Altra questione: il ruolo affidato a Ralf Rangnick. D’accordo: sarà il responsabile unico di mercato, Milanello, e persino dello staff sanitario, insomma sarà il padrone del Milan prossimo. Al netto del valore di questo signore di 61 anni, c’è da dire che la sola attività di allenatore, nel calcio italiano, prevede impegni 24 ore su 24, perché sono tantissimi i lavori da svolgere, gli allenamenti da preparare, le partite da vedere, i rivali da studiare. Forse in Germania è andata così, dalle nostre parti non c’è una figura del genere. E se non c’è una figura del genere, vuol dire che non funziona. Azionista avvisato mezzo salvato.