Kjaer sì, Ibra no: è giusto così. Tesoretto per il mercato, adesso servono i fatti

19.07.2020 00:00 di Andrea Longoni Twitter:    Vedi letture
Kjaer sì, Ibra no: è giusto così.  Tesoretto per il mercato, adesso servono i fatti

Simon Kjaer andava confermato, senza se e senza ma. Rangnick in questo si è dimostrato meno 'talebano', o se preferite 'crucco', di quanto si potesse temere e ha guardato in faccia la realtà. Il danese in campo si sposa alla perfezione con capitan Romagnoli ed è stato una delle note più positive del nuovo anno: garantisce affidabilità ed esperienza (serve, lo abbiamo capito), e non si tratta, a differenza di Ibra, di una figura ingombrante, anzi.

Lasciarlo andare via sarebbe stato un errore clamoroso e non avrebbe rappresentato un bel biglietto da visita per il manager tedesco, che chiaramente ha dato il proprio consenso all’operazione.

Per Ibrahimovic il discorso è diverso. Dal suo arrivo la squadra ha tratto sicuramente grandi benefici, in campo e fuori. Ma a livello tecnico il progetto di Rangnick non lo può proprio contemplare. Ha bisogno di grande mobilità là davanti, qualità che a quasi 39 anni Zlatan ormai non può più garantire. Non solo. La forte personalità e l'ego smisurato che lo svedese non perde occasione di esternare anche pubblicamente, rischierebbero di entrare in collisione in tempo zero con il carattere del prossimo allenatore, decisamente meno diplomatico e meno mite rispetto a Pioli. "Io non conosco Rangnick ma lui conosce me" non è stata una carezza e di certo non lo aiuterà a restare. E' decisamente sconsigliato avere due galli in un pollaio. I deliri di onnipotenza di Ibra possono risultare anche 'simpatici' agli occhi dei tifosi, ma alla base di tutto ci dev'essere sempre il rispetto nei confronti di allenatore, dirigenti e Proprietà.

I benefici che ha portato potranno essere sfruttati l'anno prossimo anche senza di lui. Può sembrare impopolare, ma nel Milan di Rangnick non c'è posto per Ibra e forse è giusto così.

In settimana i tifosi hanno gioito per il posto in Champions raggiunto dal Siviglia e il conseguente riscatto di Suso: 24 milioni circa, un piccolo tesoretto cui andranno aggiunti i ricavi dalle altre cessioni. Nelle idee del club sono in partenza Calabria, Duarte, Musacchio, Laxalt, Krunic e Paquetà, senza dimenticare i risparmi sugli ingaggi di Ibra, Biglia e Bonaventura. Nei giorni scorsi Gazidis ha ribadito la volontà di riportare in alto il Milan: i mezzi ci sono, nelle prossime settimane servirà passare dalle parole ai fatti.