La dignità di Pioli, la presunzione di Rangnick e una proprietà che deve parlare chiaro. Perché i tifosi sono stanchi di aspettare

21.07.2020 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
La dignità di Pioli, la presunzione di Rangnick e una proprietà che deve parlare chiaro. Perché i tifosi sono stanchi di aspettare

Ci vuole tempo. Lo dicono tutti, chi arriva prima come Giampaolo e chi arriva dopo come Pioli. E soprattutto lo fanno capire i vertici del club. Attenzione: lo fanno capire, senza però dire chiaramente quanto tempo ci vuole per vincere, in inglese o in italiano non importa. Nel caso del Milan questi silenzi fanno ancora più discutere che in altre società con proprietà straniera, perché Gazidis è presente in sede e alle partite, ha pieni poteri e potrebbe, anzi dovrebbe, uscire allo scoperto prima o poi. Nessuno pretende che anticipi l’arrivo di Rangnick o la conferma di Pioli, con o senza di lui. Un anno fa, dopo il quarto posto sfiorato da Gattuso, si parlò genericamente di migliorare quel risultato. Tra poche settimane, quando incomincerà la nuova stagione, sarebbe importante sapere quali sono i tempi previsti per rivedere un Milan in grado di competere per lo scudetto, che manca da nove anni quando c’era il vituperato Allegri, o meglio ancora di competere per vincere la Champions che manca addirittura da tredici anni. Altrimenti si continuerà a navigare a vista illudendo i tifosi, che adesso sono contenti di vedere il Milan rigenerato da Pioli, prima che da Ibrahimovic, anche se nella migliore delle ipotesi i rossoneri ripeteranno il quinto posto di un anno fa, senza alcun progresso quindi. Per giudicare una stagione, infatti, bisogna avere una visione generale, non legata a un buon avvio o a un buon finale. Ecco perché la proprietà deve fare una valutazione che prescinda dall’emotività. E quindi, se davvero è stato deciso di puntare su Rangnick per l’ennesima rifondazione, bisogna avere il coraggio di salutare Pioli, anche se la stragrande maggioranza dei tifosi e dei critici vorrebbe la sua conferma, come ha sottolineato anche il grande ex direttore sportivo Ariedo Braida ieri mattina a “Radio anch’io Sport” su radiouno. Cercare un tardivo compromesso per gli ottimi risultati finali e la pressione popolare, confermandolo cioè Pioli in panchina con Ranginck come direttore tecnico, sarebbe un pasticcio pericoloso. Ma soprattutto non bisogna escludere l’ipotesi che Pioli alla fine della stagione saluti tutti con la stessa eleganza e dignità con cui Zoff diede le dimissioni vent’anni fa, dopo le critiche di Berlusconi, quando era il c.t della nazionale battuta da un “golden gol” all’Europeo. In fondo, già l’anno scorso, Pioli diede le dimissioni dalla Fiorentina, quando in un comunicato della società fu messa in discussione la sua professionalità. In ogni caso, oltre a un ottimo ricordo, Pioli lascerà una base importante e Rangnick dovrà essere bravo a non sprecare i frutti del suo lavoro, rivoltando la squadra con l’innesto massiccio di nuovi giocatori, oltretutto giovani e senza esperienza. Sappiamo che è stato in Svizzera a vedere il Basilea e questo fa capire che è già proiettato nel suo futuro milanista, con la presunzione di un professore convinto che il calcio sia uguale ovunque. Il campionato italiano, invece, è diverso da tutti gli altri e soltanto chi dimostra grande equilibrio in campo e fuori ottiene successo. Ripensare, per credere, all’ultimo capolavoro di Ranieri alla Sampdoria, un tecnico eternamente sottovalutato come Pioli, guarda caso nato come lui il 20 ottobre, quattordici anni dopo. Ma questi sono dettagli. L’importante è avere idee chiare e il coraggio di portarle avanti, con un programma preciso senza ripetere genericamente che ci vuole tempo per ottenere risultati. Perché i tifosi sono stanchi di accontentarsi dei posti di consolazione in Europa League.