La finale persa non è solo colpa di Gattuso. Il Milan costruito da Fassone è stato un flop

25.04.2019 00:38 di Franco Ordine   Vedi letture
La finale persa non è solo colpa di Gattuso. Il Milan costruito da Fassone è stato un flop

In certi casi è giusto essere sinceri fino alla brutalità. E allora per evitare equivoci ecco il primo giudizio: la Lazio ha strameritato la finale di coppa Italia. Il Milan non è mai stato all’altezza del rivale se non per mezz’ora insignificante del primo tempo. Poi ha patito il palleggio, l’astuzia (sul gol in contropiede da calcio d’angolo rossonero), l’efficacia di un gioco collaudato nel quale ha perso una pedina essenziale come Milinkovic Savic senza provocare alcun corto circuito all’impianto calcistico del gruppo. Solo Pepe Reina (scelta azzeccata) ha evitato al Milan una più sonora e umiliante sconfitta.

Immagino già il tribunale allestito sui social per Gattuso considerato l’unico colpevole. Non è così. E adesso provo a spiegare il perché. Schiacciato tra una sfida che valeva la finale di coppa Italia e lo spareggio di domenica notte col Toro per il quarto posto, ha provato a fare del suo meglio. Poiché ha funzionato il sistema di gioco con difesa a 3, ha rimescolato le carte senza trovare alcun giovamento. Nella ripresa il clamoroso deficit fisico più quello ancora più marcato di idee, sono diventati lo scenario mortificante per il club un tempo il più medagliato al mondo. Sul conto di Rino bisognerà mettere l’ennesimo contropiede patito da calcio d’angolo offensivo: possibile che non ci sia un rimedio tattico all’evento, ripetuto cento volte, di calciare (Suso) male l’angolo sul primo palo?

Adesso veniamo alla questione centrale che è squisitamente tecnica. Molti tifosi, polemici col tecnico calabrese, s’interrogano sul perché ottenga tanti consensi tra i critici considerandolo invece il responsabile numero uno degli insuccessi rossoneri. La spiegazione è semplice. Perché molti addetti ai lavori considerano un risultato eccellente il traguardo già raggiunto, cioè la semifinale di coppa Italia e (per ora) il quarto posto in campionato insieme con l’Atalanta. Il nodo è un altro. La cifra tecnica di alcuni famosi acquisti dell’epoca Fassone-Mirabelli, celebrati dagli stessi tifosi con entusiasmo eccessivo, si è rivelata povera. Musacchio, Rodriguez, Kessiè, Calhanoglu, Biglia, Borini per sorvolare su Andrè Silva e il resto della compagnia assortita sono inferiori a Milimkovic Savic e Immobile, Luis Alberto e Lucas Leiva, Acerbi e Correa hanno una marcia in più. Qualche esponente della vecchia guardia, uno su tutti, Suso, invece di fare progressi si è involuto a tal punto da consigliare un rinvio a tempo indeterminato della riconferma contrattuale. I laziali possono incorrere in qualche scivolone, è capitato con la Spal o di recente col Chievo perché, non ci sono ricambi all’altezza in panchina a disposizione di Simone Inzaghi. Poi quando c’è da conquistare un traguardo sono capaci due volte di fila di vincere a San Siro mettendo in fila prima l’Inter e poi il Milan.

Adesso, a disposizione di Gattuso, è rimasto solo il quarto posto. E dall’esito di questo sprint dipenderà tutto: il suo futuro, quello del Milan e anche la conferma di molti esponenti dell’attuale rosa. La famosa rifondazione più autentica e all’altezza del Milan deve ancora venire.