La lezione di Allegri in Champions. Da passare a Gattuso per il derby

14.03.2019 00:00 di Franco Ordine  articolo letto 36825 volte
La lezione di Allegri in Champions. Da passare a Gattuso per il derby

Vorrei partire dal capolavoro di Max Allegri nella notte della famosa e storica rimonta sull’Atletico. Cosa c’entra Allegri con il prossimo derby di Milano e le vicende milaniste? Lo capirete in fondo al ragionamento. Simeone, il genio Simeone secondo la vulgata della nostra critica da sempre molto affezionata a un certo tipo di filosofia calcistica, ha capito quel che gli ha teso l’astuto livornese quando si sono spente le luci dello stadio torinese. Solo allora ha colto la trappola infernale nella quale s’era infilato, senza avere alcuna reazione, alcuna capacità di rompere l’assedio e di liberarsi da quella gabbia metallica. A fine nottata, Max ha raccontato un particolare che era rimasto in fondo alla sua testa dopo la sfida dell’andata. “Già a Madrid, all’andata quindi, avevo avuto la tentazione di cambiare ma poi mi sono lasciato convincere dall’idea di non toccare la squadra” la confessione pubblica. Già allora aveva immaginato che ci fosse bisogno di squadernare uno schieramento completamente diverso e inatteso per cogliere di sorpresa il rivale abituato a giocare sui difetti altrui più che sui propri mezzi, sul talento del gruppo. Perciò ha preso forma a Torino la genialata di schierare la difesa a tre, con Emre Can difensore di centro-destra, lasciando a Cancelo e Spinazzola il compito di allargare il fortino spagnolo e in particolare obbligando Juanfran a doversi dividere, puntualmente tra l’affondo di Cancelo o il dribbling a rientrare di Bernardeschi.

        L’ho fatta lunga, mi rendo conto. Ma questa è una riflessione che dovrebbe occupare le notti di Rino Gattuso alle prese con lo schieramento per il derby. Scommetto che la sua tentazione sarà la stessa di Allegri nella partita di andata: non toccare lo schieramento collaudato e quindi ripartire, dopo Chievo, con Calabria a destra, Rodriguez a sinistra, Bakayoko centrale più Paquetà al suo fianco e davanti Suso insieme con gli scontati Piatek e Calhanoglu. Rino è tecnico molto maturato in questi mesi di Milanello, ha nello staff fiori di collaboratori, tra cui il tattico Gigi Riccio, ed è inevitabilmente contagiato dalla filosofia degli allenatori più esperti. Lo schieramento che funziona non si tocca: da sempre è questo il primo comandamento. Invece vorrei suggerirgli di fare lo stesso ragionamento che ha portato Allegri dall’eliminazione al trionfale passaggio nei quarti di finale della Champions league. Quale? Quello di far saltare schemi e gerarchie. E puntare su qualcosa che ha visto e toccato con mano durante gli allenamenti. Biglia, a Verona, ha offerto prova d’aver ritrovato gamba, posizione e lucidità ed è in grado giocare con Bakayoko al fianco, come mezz’ala, visto che ha già giocato nello stesso ruolo durante la carriera. C’è da sacrificare Paquetà, naturalmente, che è un autentico gioiellino e che ha dato forti segnali di stanchezza proprio a Verona. E per questo ci vuole coraggio, quasi una lucida follia. Pari a quella necessaria per rinunciare a Suso e puntare tutto sulla zazzera bionda di Castillejo.

Ps: so che non accadrà e qualora dovesse andare bene egualmente sarei naturalmente pronto a dire, “caro Rino meno male che non dai retta ai consiglieri da strapazzo”.