La lezione di Carniglia da suggerire a Leonardo. Perché il calcio italiano deve tifare Milan

10.01.2019 00:00 di Franco Ordine  articolo letto 38461 volte
La lezione di Carniglia da suggerire a Leonardo. Perché il calcio italiano deve tifare Milan

C’è un aneddoto che bisognerebbe raccontare a Leonardo, appena tornato al Milan in veste di responsabile dell’area tecnica. Il protagonista di questa storia, autentica tra l’altro, è Luis Carniglia, argentino, calciatore prima di discreta fama e poi allenatore passato tra l’altro dal Real Madrid (pensate: venne esonerato per avere lasciato fuori Puskas in una finale di coppa Campioni) prima di sbarcare in Italia presso Milan, Roma, Fiorentina, Juventus con una puntata anche a Bari, in Puglia. Bene: Carniglia, da allenatore, era un tipo molto pittoresco, naturalmente portato alla polemica. Quando a Torino, alcuni colleghi che si occupavano di Juve, lo interrogavano su questioni delicate, Carniglia aveva sempre la stessa domanda da esibire: “official o para amigos?”. Cioè: volete una risposta ufficiale, quindi non proprio sincera, oppure una riservata, puntuta ma da non pubblicare? I cronisti, incuriositi, chiedevano tutte e due. E naturalmente c’era da divertirsi nel cogliere la clamorosa differenza tra una versione e l’altra. All’epoca il patto di riservatezza reggeva: oggi in pochi minuti finirebbe sul web.

Ecco: Leonardo dovrebbe apprendere da questo indimenticato argentino l’arte del dire in pubblico una cosa e in privato un’altra. Il riferimento, naturalmente, è alla vicenda Higuain col quale c’è stata, nelle ultime ore, una sorta di duello rusticano. Perché l’argentino, infastidito da una frase del dirigente (“senza la Champions non lo riscatteremo”), ha confidato disappunto e il brasiliano, a margine della presentazione di Paquetà, gli ha risposto per le rime esortandolo a non lamentarsi, a pedalare e ad assumersi le sue responsabilità. Discorso, tra l’altro, condivisibile ma che avrebbe avuto efficacia maggiore se non fosse finito sui giornali e sui siti dopo qualche minuto. Di qui, ecco il suggerimento, la necessità a volte di avere sempre due versioni per lo stesso argomento da fornire: la prima in pubblico, la seconda in privato.

Mercato Milan. Qui, a dire il vero, il lamento di Leonardo è legittimo. Ed è anche doveroso per spiegare al mondo rossonero quali sono le difficoltà entro le quali il suo lavoro è costretto a lavorare. Difficoltà che fanno rima con il ffp dell’Uefa e l’atteggiamento francamente punitivo di Nyon nei confronti del club che, ricordiamolo, è andato a processo per il disavanzo del triennio 14-17, fine dell’epoca d’oro berlusconiana. Tutto il calcio italiano, se fosse guidato da dirigenti di vista lunga e non dominato da interessi di bottega, dovrebbe fare il tifo perché il ricorso del Milan al Tas di Losanna abbia successo. In tal caso si aprirebbe la stagione della riforma delle norme che fin qui hanno praticamente impedito ad alcuni club, Inter in prima linea, di procedere con maggiore tempestività al rilancio tecnico e finanziario del proprio brand. Sarebbe particolarmente gradito, a tal proposito, un intervento del presidente Gravina, appena eletto a capo del calcio italiano.