La missione di Gattuso, la diserzione di Higuain e l’eptacaidecafobia. In attesa dei 4 colpi di gennaio

18.11.2018 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:   articolo letto 29551 volte
La missione di Gattuso, la diserzione di Higuain e l’eptacaidecafobia. In attesa dei 4 colpi di gennaio

Sfiga, sfortuna, sventura, disgrazia, disdetta, iella, rogna, scalogna, avversità, disavventura, iattura, maledizione, malasorte, zella, calamità, sciagura, malocchio. Ci fermiamo qui per ragioni di opportunità: 17 sfumature di sfiga, 17 modi diversi per definire quello che sta accadendo al Milan da ormai diverse settimane a questa parte. Un’ecatombe di infortuni e acciacchi vari decisamente inquietante. 
Il 17 è anche il numero di maglia di Ciro Immobile, probabilmente il pericolo numero uno della Lazio, prossima avversaria dei rossoneri. A portare il 17 sulle spalle al Milan è invece Cristian Zapata, l’unico difensore disponibile rimasto a mister Gattuso dopo il forfait di capitan Romagnoli. Per il colombiano è stata già costruita a Milanello una campana di vetro, con la speranza di preservarlo da ulteriori nefasti accadimenti. Comprensibile che tra i rossoneri si stia diffondendo una contagiosa eptacaidecafobia, la paura del 17.

La scorsa settimana raccontavamo che ormai a Milanello è più facile e veloce contare i calciatori sani che quelli acciaccati. Sembra incredibile, ma oggi, ad appena sette giorni da un match probabilmente fondamentale nella rincorsa ad un posto Champions, la sfida con la Lazio quarta in classifica, la situazione appare perfino peggiorata. Dopo il doppio ko dei centrali di difesa Caldara e Musacchio (entrambi ne avranno per un periodo piuttosto lungo, dai 2 ai 4 mesi), ecco arrivare la doppia mazzata dai ritiri azzurri della Nazionale maggiore e dell’Under 21. Innanzitutto il problema muscolare per Alessio Romagnoli (almeno 4 settimane out), ma anche quello di Calabria, all’ennesimo stop dopo il primo infortunio del 28 ottobre nel match contro la Sampdoria.
Se ai problemi del reparto arretrato aggiungiamo tutte le defaillance in mezzo al campo e in attacco, in ordine sparso Bonaventura (5 mesi fuori),  Biglia (3-4 mesi), Higuain (squalificato), oltre ai vari Kessiè, Calhanoglu, Cutrone etc. etc., costretti a giocare non al meglio proprio per l’emergenza infortuni, ecco che il quadretto in casa Milan appare oggettivamente preoccupante.

A proposito del Pipita, una piccola riflessione forse è il caso di farla. Senza entrare nel merito di alcune indiscrezioni - peraltro smentite dal fratello agente - riguardo la volontà di Gonzalo di lasciare il Milan, resta sul tavolo quanto accaduto domenica sera. Derubricando alla voce “attenuanti” l’ansia da prestazione accumulata in vista della partita contro la Juve e la voglia di rivalsa contro la sua ex squadra e contro chi l’ha liquidato in malo modo appena arrivato CR7 a Torino, la performance di Higuain non prevede l’assoluzione. Troppo evidente la smania di segnare del 9 milanista, che ha portato l’attaccante a scippare un penalty al rigorista designato Kessiè e alla fine a sbagliarlo. Troppo evidente la rabbia covata in tutti questi mesi, esplosa come una deflagrazione di proporzioni incalcolabili mentre l’arbitro Mazzoleni gli sventolava il cartellino davanti alla faccia. Troppo di tutto. Un’esagerazione di sentimenti, di ansie, di frustrazioni, che ha portato inevitabilmente il Pipita ad uscire fuori strada e combinare quel patatrac gigantesco in mondovisione. Il Milan paga Higuain 9 milioni di euro l'anno anche per farsi guidare, tecnicamente e caratterialmente, non esattamente quello che sta facendo il Pipita in questi suoi primi mesi in rossonero. La sua sembra più una lotta contro i propri fantasmi, anzichè un lavoro di gruppo per riportare in alto il Milan, altrimenti avrebbe evitato quello scatto d’ira che priverà Gennaro Gattuso della sua vera - o presunta - punta di diamante in vista del match contro la Lazio. Quello si davvero decisivo per la lotta ad un posto Champions.

Appare comunque sempre più evidente la necessità di intervenire sul mercato per salvare la stagione. La questione più preoccupante per mister Gattuso, al netto della sentenza Uefa che potrebbe castigare il Milan e inibire la dirigenza rossonera, è che da qui all’inizio della sessione invernale della campagna acquisti mancano ancora 45 giorni e 9 partite delicatissime da disputare in totale e drammatica emergenza. Due match di Europa League, contro Dudelange e in trasferta contro l’Olympiakos, decisivi per la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta. Altri 7 in campionato (Lazio fuori, Parma e Torino a San Siro, Bologna fuori, Fiorentina in casa, quindi Frosinone fuori e Spal in casa negli ultimi due turni natalizi) l’equivalente di 21 punti preziosi nell’ottica della rincorsa ad un posto Champions. La vera mission impossible di Gattuso, con una rosa ridotta ai minimi termini e tanti giocatori acciaccati costretti a giocare imbottiti di antidolorifici, sarà quello di non perdere troppo terreno dalle dirette concorrenti (Inter, Lazio e Roma) nei prossimi due mesi. Altrimenti nemmeno gli arrivi sperati a gennaio di Ibrahimovic, Paquetà, Paredes e Rodrigo Caio potranno ribaltare una situazione gravemente compromessa.