La schizofrenia anti-Gattuso. Mercato: si può. Seedorf-Inzaghi: visto Allegri?

15.12.2018 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 56390 volte
La schizofrenia anti-Gattuso. Mercato: si può. Seedorf-Inzaghi: visto Allegri?

Non ci facciamo scrivere le partite dall'onda emozionale dei social. Piaccia o non piaccia, Gattuso non è il male assoluto nemmeno dopo Atene. Dopo aver perso l'ennesima partita affrontata in piena emergenza infortuni, privo com'era di Bonaventura e Biglia, di Suso e Romagnoli, di Musacchio e Caldara. Con Higuain non al meglio e con tutti gli altri che stanno giocando sempre e non possono essere in condizioni una volta si diceva smaglianti. Non è vero che Gattuso ha giocato al Pireo, con atteggiamento rinunciatario. L'infortunio di Suso gli aveva offerto la sponda per riequilibrare la squadra a centrocampo, invece è sceso in campo uguale con quattro giocatori offensivi: Calhanoglu, Cutrone, Higuain e Castillejo. Non è vero che il Milan ha speculato sui risultati a disposizione, tant'è che nel primo tempo ha tirato in porta più dell'Olympiacos. I due errori fatali al Milan, sono presto spiegati. Il primo, di squadra. Il gruppo non ha capito che a inizio ripresa era sceso in campo un altro Olympiacos, con la tipica faccia dell'o la va o la spacca. E' qui che la nostra squadra ha continuato a giocare come se niente fosse, fidandosi della sensazione dell'intervallo e cioè che la qualificazione non fosse ormai minimamente a rischio. Scarsa lettura, scarsa reattività, scarsa elettricità: è così che il Milan si è portato il problema in casa. Poi l'errore di Gattuso: la sostituzione Cutrone-Laxalt. La si fa al massimo all'inizio del recupero, non al 78esimo. Perchè, sul 2-1, succedesse qualcosa, puoi sempre avere bisogno di Cutrone nell'assalto finale. Ma ci sono allenatori che godono di immunità, vedi le supercazzole di Spalletti dopo aver sbagliato il cambio Politano-Borja a Torino, e quelli come Gattuso che sono facili bersagli sempre e comunque. Con cattiveria e con severità: tanto Rino non è cattivo, si può menar duro su di lui.... Pazienza se l'uno, Spalletti, tira avanti soprattutto con i singoli e se l'altro, Gattuso, riesce comunque a presentare in campo squadre che giocano da squadra (vedi vs Lazio e Parma) anche senza 5-6-7-8 titolari. Il Milan ha fatto una brutta Europa League, ma gli arbitri, interpreti di un desiderata (?!), l'hanno fatta peggio. Al Pireo c'erano due espulsioni a carico dell'Olympiacos: secondo giallo per Cissè per il fallo da dietro su Bakayoko che entrava in area sullo 0-0 e rosso direttoper Guerrero con il suo calcione proditorio sul 3-1 ad Abate che stava rinviando. Per tacere dell'angolo da trasformare in un calcio di punizione a favore del Milan e del rigore fischiato per la spinta di Cissè (letto bene, Cissè) a Torosidis. Fate il parallelo con lo sgambetto a Castillejo sul finale di Milan-Betis a San Siro, e capirete come e perchè siamo tornati punto e a capo alla sentenza di giugno. Al netto di tutto il resto.

La Uefa non ha bloccato il mercato di gennaio del Milan e stando al dispositivo di Nyon c'è tempo fino al 30 giugno 2021 per rilanciare la squadra e calibrarne i conti. E' un dispositivo pur sempre piccato perchè, come diceva la nonna, chi va al Tas non va sano e va lontano e bisogna farlo sapere a tutti, ma nemmeno una mazzata. C'è l'avviso ai naviganti a uso e consumo di tutto il calcio europeo, ma anche l'importante e significativa apertura di credito a Elliott. Se in primavera arriveranno altre limitazioni o meno, legate al 2017-18, lo vedremo. Questo è il non detto della sentenza. Probabilmente un margine di manovra che Nyon si tiene libero, a seconda se poi il Milan deciderà o meno di ricorrere al Tas. In campo in area di rigore così come in coda alle decisioni, gli avvertimenti sono sottili. Come quelli che l'Europa di Bruxelles manda ogni giorno al ministro Salvini. Ma il tifoso Matteo non ha capito che quando si mette la sciarpa, i fattori europei non cambiano. Peccato.

Speravamo di parlare di calcio e di vita in apertura di questo nostro appuntamento del sabato, invece Atene e invece Nyon. Ma l'augurio è che Clarence e Pippo abbiano capito ugualmente qualcosa da quello che hanno vissuto, richiamato all'attenzione generale dal siparietto televisivo di Pressing. Sapete perchè vogliamo bene a Rino Gattuso? Perchè è allenatore del Milan, senza aver mai cercato alleanze e senza aver mai gufato. Rino non ha mai cercato il Milan, è il Milan che ha cercato lui. Era uno del gruppo nel Milan delle notti perfette di Champions dal 2002 al 2007 ed è arrivato con dignità dieci anni dopo sulla panchina rossonera. Non solo: prendiamo Allegri. Quando c'è stato da arrabbiarsi con l'allenatore dell'ultimo Scudetto rossonero e dell'ultima qualificazione Champions rossonera, Rino le ha dette a viso aperto, le ha cantate chiare, a torto o a ragione. Fino al chiarimento, quando i due si sono parlati e capiti. Per Seedorf invece, Allegri era uno scemotto, uno capitato per caso. Uno che, al telefono dal Brasile, era comodo demolire parlando con voce flautata al presidente dopo ogni partita di un Milan slabbrato e in difficoltà, di un Milan 2013-2014 che Max era rimasto ad allenare anche se in cuor suo aveva scelto volentieri di andare a Roma dove avrebbe preso una squadra in tutt'altre condizioni tecniche. Ma c'era il preliminare col PSV da 30 milioni di euro e Allegri accettò, su gentile richiesta, di rimanere. Eccolo, il punto. Allegri è un uomo buono e intelligente, non un virus. E non c'era bisogno di nessun anti-virus. Sappiamo bene che ci sono tantissimi tifosi rossoneri rimasti fedeli all'hashtag iostoconClarence e che pensano ancora oggi che Seedorf avesse detto la verità su quel Milan. Tifosi che rispettiamo assolutamente, ma con i quali vogliamo confrontarci. Eccoci: Allegri è stato trattato male nel suo ultimo periodo milanese, come uno che non capisce niente, come uno che veniva teleguidato.  Eppure il calcio che conta, il calcio che come ambiente è sempre al corrente di tutti gli spifferi di tutte le squadre, ha cercato Allegri nell'estate del 2013 (Roma) e 2014 (Juventus); eppure Allegri continua a guidare con lucidità e saggezza una macchina da guerra come la Juventus a distanza di anni. Perchè non è stato così per il buon Clarence che ha invece avuto opportunità solo in Serie B cinese a Shenzhen e in lotta per non retrocedere in Liga con il Deportivo? Perchè ancora oggi viene rimproverato a Gattuso di non schierare quel Montolivo, su cui Seedorf aveva tirato una croce sopra quattro anni fa? Perchè, quattro anni dopo, c'è ancora bisogno di parlare di Milan, ammaccando quell'idea di unità di quella splendida squadra europea e mondiale, riservando una frecciatina al suo ex compagno di squadra Pippo Inzaghi? Troppo facile farlo adesso, con il Bologna in difficoltà...quando in realtà è proprio Allegri il punto di riferimento importante su quale bisognerebbe fare autocritica. A proposito di Pippo, anche lui, da sublime individualista di quello splendido gruppo, aveva liquidato Allegri a male parole. Ma forse anche lui, visto l'esempio e visto il corso delle cose, dovrebbe riconsiderare questi capitoli e questi aspetti. Rino ha fatto così: si è arrabbiato, ha chiarito, ha capito. Perchè Rino è autocritico e fine psicologo. E gli attacchi li subisce, ma non li fa.