La tv di cittadinanza. Milan, non è tutto da rifare. Suso-Castillejo: scopri le differenze

02.05.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
La tv di cittadinanza. Milan, non è tutto da rifare. Suso-Castillejo: scopri le differenze

Premessa doverosa: il Milan si attiene alle scelte che verranno fatte da Figc e Governo e costruirà nella stessa misura in cui faranno gli altri club le posizioni della Lega Serie A, con senso delle istituzioni e con grande rispetto della salute pubblica e dei propri giocatori, dipendenti e collaboratori. Queste che, ahinoi, andrete a leggere sono solo ed esclusivamente discutibili opinioni personali. Quindi: nelle stanze della politica hanno messo il broncio al calcio, e lo hanno messo in castigo, perchè il calcio non ha accettato di mandare in onda le partite in diretta in chiaro ai primi di marzo. Una sorta di tv di cittadinanza, elargita aggratis, esattamente come il reddito di cittadinanza: stava molto a cuore e se la sono legata al dito. La tv senza diritti di esclusiva, come il reddito senza lavorare, e quindi il calcio senza risorse rappresentano gli stessi volti di un approccio ideologico. Uno slancio, quello ideologico, che non dovrebbe affiorare in tempi di grave emergenza anche se questa è solo una opinione personale, ma che, in questo caso oggettivamente, rischia per definizione di far passare in secondo piano i dati di fatto, la realtà, sull'altare di una idea di riferimento. Se tiri le fila dell'intero sport italiano e non tieni conto del fatto che lo sport italiano numero uno è la quarta filiera industriale del Paese grazie ai diritti tv che non possono essere depotenziati e quindi cancellati dalla tv di cittadinanza, è passi di partenza, facendo un omaggio al basket, visto che nella liaison nuova di zecca ai vertici dello sport e della politica italiana il calcio viene visto male ed è scoppiato un amore irrefrenabile per gli altri sport. Il calcio no, il calcio appena fiata viene zittito. A noi del calcio è stato appena detto in sostanza: se il protocollo medico non funziona, siete out, vi fermiamo noi. Con un approccio tutto diverso rispetto alle altre filiere industriali italiane. Al di fuori del calcio è infatti passato il concetto della convivenza fra la vita quotidiana e il virus: se dipendesse dai virologi rimarrebbe tutto chiuso a oltranza, ma siccome non è una buona prescrizione medica quella che ti salva dal virus ma che ti butta fra le braccia della morte per fame, è stata giustamente scelta la linea della convivenza prudente e graduale con il virus. Nel calcio no: appena i virologi alzano il sopracciglio, il calcio va fermato senza se e senza ma. Che questo atteggiamento sia in realtà costruito ad arte e tutto finalizzato al tifo per lo stop al calcio, lo si coglie perfettamente anche da un altro aspetto. Dice: visto la Francia? Il calcio francese si è fermato, non mi stupirei se la linea della Francia diventasse la linea europea. Perdonatemi: ma la linea della Francia bisogna raccontarla tutta, se si è in buona fede. La Francia, oggi, è ricorsi a raffica dei club e calcio paralizzato per mesi e mesi...come si può pensare che anche il calcio italiano faccia questa fine a cuor leggero...E poi, soprattutto: Francia, Belgio, Olanda, Scozia...con tutto il rispetto, la Serie A italiana fa parte di un'altra bolla, altro termine caro ai nuovi castigamatti del mondo del pallone, quella di Spagna, Inghilterra e Germania. Che a fermarsi senza lottare, non ci pensano nemmeno per idea.

Però, il Milan. In tempi di quarantena abbiamo capito che: Donnarumma lo vogliono tutti, a partire da Psg e Juventus, con il Real Madrid sempre sullo fondo e sempre vigile sul tema. Theo Hernandez e Bennacer li segue e li vuole il Paris Saint Germain che è pronto a fare un offerta per entrambi. Se cliccate Kessie su Google, vengono fuori una decina di titoli sull'interesse di alcuni club inglesi nei confronti dell'ivoriano del Milan. Per Romagnoli il Milan deve fare in fretta e rinnovare, per inserire una clausola che fermi le unghie rapaci del Barcellona. Ibra non è più un anziano 40enne come si scriveva a gennaio ma un 38enne di belle speranze, mentre in tutta Europa hanno scoperto quanto sia forte il nazionale croato vicecampione del mondo, Ante Rebic. Non ho messo nulla di mio, ho riassunto i titoli di giornali, siti e media vari raccolti durante la quarantena. Mi sorge un dubbio: ma allora non è proprio tutto da buttare.....

Vengo sempre, e giustamente, accusato di essere troppo buono e troppo accondiscendente. Ma, su Samu Castillejo, vi prego di seguirmi ancora un attimo. Ho imparato, fin da quando nel 1985-86 facevo l'addetto stampa del settore giovanile del Milan di Farina in via Turati ed ero ogni giorno a contatto con tutti gli allenatori dei ragazzi, che nelle squadre la differenza la fa il gruppo. Se hai una buona squadra e hai il gruppo, la famiglia, qualcosa vinci sempre. E il gruppo lo fanno gli uomini. E Castillejo, credetemi, è un uomo. E' attento, è un leader silenzioso, è disponibile. Il silenzio di Samu è l'esempio. Gioca o non gioca, è sempre pronto. Non si atteggia mai, non si offende mai, non agisce mai per partito preso. Una volta in campo, non fa differenza fra fase difensiva e fase offensiva, dà tutto per tutta la squadra in qualsiasi momento della partita. Non è George Best certo, ma è un uomo. Ed è dagli uomini così che si deve sempre partire per fare una squadra vera. Non è filosofia spicciola, ma anche un riferimento alle parole dei giorni scorsi di Suso pronunciate, forse non a caso, su una tv strategica nazionale. Suso lo considero un ottimo giocatore, sono tutt'altro che prevenuto. Suso è stato decisivo per la Supercoppa del 2016 a Doha e nei migliori momenti della gestione tecnica di Gattuso. Ma, per carattere, e ciascuno, Suso compreso, ha il diritto di avere il suo, è tutto il contrario di Castillejo. Ogni giocatore emana un certo tipo di energia. Quella di Castillejo è condivisa, quella di Suso oppressiva. Non aveva nulla Samu contro Suso, mancherebbe, ma sta di fatto che da quando Jesus è andato al Siviglia ecco che Samu gioca sciolto, libero, sereno, costruttivo, intenso. Sono delicati equilibri umani e psicologici, che nella costruzione di una squadra sono fondamentali.