L’arrivo di Ibra esame anche per Boban e Maldini. O la va o la spacca per tutti, con il rischio di una nuova rivoluzione

31.12.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
L’arrivo di Ibra esame anche per Boban e Maldini. O la va o la spacca per tutti, con il rischio di una nuova rivoluzione

Bentornato a Zlatan Ibrahimovic, lussuoso cerotto per medicare le ferite del Milan, umiliato dal 5-0 prenatalizio di Bergamo. Confesso che mi ero sbagliato quando avevo scritto che non sarebbe arrivato, interpretando il pessimismo di Boban e Maldini alla festa dei 120 anni del Milan e soprattutto il prolungarsi dell’attesa, dopo le offerte dei dirigenti al giocatore. Con la stessa onestà, ammetterei di essermi sbagliato sull’utilità di questo clamoroso ritorno, visto che la penso come Andrea Longoni e sono tra i pochissimi a essere contrario. Il tempo, che a quanto pare ha definitivamente bocciato Piatek e Paquetà, i grandi acquisti di Leonardo, dirà se Ibrahimovic sarà stato un buon investimento a livello tecnico, prima che economico. Intanto, però, il suo arrivo è già una sconfitta, almeno parziale, per molti. Per il fondo Elliott, che ha dovuto smentire in corsa la propria strategia basata sui giovani da valorizzare. Per Pioli, perché il primo motivatore della squadra dovrebbe essere l’allenatore e non un giocatore con la personalità evidentemente più forte della sua. E infine per i suoi nuovi compagni, a cominciare da Romagnoli perché lui, prima degli altri, dovrebbe far sentire la voce del capitano, che sa che cosa è il Milan e se necessario urla nello spogliatoio prima che in campo.

Rovesciando il discorso, per adesso ci sono anche dei vincitori e il primo vincitore di questa operazione è lo stesso Ibrahimovic, che a 38 anni ha strappato un contratto di 3 milioni per appena sei mesi, offrendo in garanzia il suo grande passato, prima del suo incerto futuro. A ruota, sul podio dei vincitori, salgono Boban e Maldini che sono riusciti prima a convincere il fondo Elliott a fare un’eccezione e poi a strappare il “sì” di Ibrahimovic, per la gioia della stragrande maggioranza dei tifosi, con l’entusiastico consenso unanime dei media. In attesa di sapere se e quanto inciderà Ibrahimovic nella scalata in classifica del Milan, l’unica certezza è che questa è una operazione di grandissimo effetto mediatico, all’insegna della nostalgia. Se poi Ibrahimovic riuscirà a fare ancora la differenza da solo, dando ragione a tutti, il Milan del prossimo anno potrà ripartire da lui, a patto che alle sue spalle, specialmente in mezzo al campo, si trovi la qualità che al momento manca. E in quel caso magari si potrà riparlare, a bassa voce però, di rincorsa a un posto per la Champions League, che rimane il vero obiettivo da raggiungere, prima di pensare al nuovo stadio. Se, invece, Ibrahimovic non basterà per raggiungere almeno un posto in Europa League, o peggio se costituirà un problema nello spogliatoio, alla fine i primi a pagare saranno proprio Boban e Maldini, mai come stavolta sotto esame, perché sono stati loro a insistere per riportare lo svedese al Milan. O la va o la spacca, insomma. E in questo secondo caso mister Singer, dietro i suoi silenzi, potrebbe avviare una nuova rivoluzione cambiando tutto lo staff dirigenziale. Anche se per il bene di tutti, pensando a quanto sta succedendo alla Roma, più del miglior Ibrahimovic, servirebbe una migliore proprietà.